La storia di Teresa e dei suoi bambini avvolti nella cappa della violenza domestica

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Orietta ha conosciuto Teresa circa due mesi fa quando lei è entrata nel programma di home visiting di LeNu.

Teresa ha tre bambine e fa fatica a gestire la famiglia; è molto impegnativo occuparsi dei figli che sono piccoli di età. E poi Teresa è vittima di violenza domestica. Suo marito senza pensarci troppo allunga le mani davanti alle bambine e la opprime rendendola ancora più vulnerabile e impacciata nell’occuparsi della casa. Anche perché è scontato che debba essere solo lei a farlo.
Teresa vive nella provincia di Napoli, in un’abitazione lontana dai servizi e per giunta non è automunita. Con tre bambine piccole diventa un’impresa quasi impossibile muoversi anche solo per fare la spesa o andare dal medico.

Orietta rappresenta una leva che spinge Teresa a tentare di opporsi, se ci riesce, ai maltrattamenti dentro mura domestiche. Ma è anche un aiuto pratico per quando ha bisogno di spostarsi, e funge da cuscinetto affettivo tra lei e le figlie dalle quali è molto assorbita perché ognuna reclama le sue attenzioni e si ingelosiscono facilmente. Sono piccole e bisognose.

“La cosa che più ha colpito della storia di Teresa – racconta l’operatrice – è il fatto di non essere cresciuta in una famiglia allenata alla violenza, ma in un contesto solido. Quasi sempre noi operatori ci imbattiamo in catene intergenerazionali di maltrattamento, ma per Teresa non è così”. Una cosa però è sempre uguale in tutte le storie di violenza: all’inizio sono pressioni psicologiche, poi il primo gesto aggressivo, poi il secondo fino a quando la prevaricazione diventa la vera padrona di casa.

Teresa come molti giovani si è stabilita in un’ altra città in cerca di una vita migliore. Lì una gravidanza inattesa che porta avanti lontano dalla sua famiglia, ma almeno la sua bambina deve nascere a Napoli circondata dal calore dei nonni e degli zii. È il primo figlio, ma anche se fosse il decimo, in un luogo estraneo e freddo tutto sembra più cupo e difficile. Così Teresa dà alla luce (e al sole) la sua piccolina e a sua insaputa il marito si disfa della casa dove vivono decidendo per entrambi di ritornare definitivamente a Napoli. Da qui in poi Teresa viene avvolta dalla cappa e dal cappio della possessività. È solo del marito, non deve uscire, né vedere troppe persone. Il suo compito è sfornare figli.

“Quello che ho sentito sin da subito entrando in casa di Teresa – racconta Orietta – è un sentimento di rabbia misto alla rassegnazione, come se ormai si fosse abbandonata al suo destino di non poter essere donna e libera”.

Forse sarà stato questo sentimento di rassegnazione che ha spinto Teresa a chiedere per un certo periodo l’interruzione dell’home visiting, come se l’aiuto di Orietta fosse inutile dinanzi all’abisso che sente dentro. Forse è faticoso sperare in un cambiamento. Forse è pericoloso. Allora tanto vale non provarci proprio.

Ma Orietta è lì, accanto a Teresa anche quando le dice di non andare. È lì a portare insieme a lei un piccolo pezzo di quel peso insopportabile. “L’immagine a cui penso quando vado a casa di Teresa – confida Orietta – è quella di un gigante con le braccia allargate fuori la porta di casa e di una donna piccola piccola con le sue figlie nascosta dietro il muro”.

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