RADIO KOINÈ: “Invece della repressione, più attenzione ai giovani”

di

Rimettere i giovani al centro della società, come adulti assumerci le nostre responsabilità nei loro confronti, dare ai ragazzi gli strumenti necessari per partecipare in prima persona ad un dialogo inclusivo oltre che per inserirsi nel mondo del lavoro. Sono queste alcune delle proposte emerse dalla puntata di RADIO KOINÈ – trasmessa martedì sera in diretta sulla pagina Facebook e il canale You Tube dell’Atelier Koinè – interrogandosi su quella che viene presentata come un’emergenza giovani, sulla scia dei fatti di Caivano.

Il confronto, moderato da Fabio Riganello – operatore sociale che lavora all’interno della Cooperativa Sociale Agorà Kroton e rappresenta la realtà associativa “A.Maslow”, entrambe partner del progetto L’Atelier Koinè – ha evidenziato che in Italia in realtà non c’è alcuna emergenza giovani.

La criticità aperta degli esperti intervenuti deplora la strumentalizzazione in chiave ideologica e propagandistica dei fatti di Caivano con una risposta punitiva, repressiva e giustizialista, una “pedagogia dell’umiliazione” da parte del governo Meloni, destinata a fallire.

C’è da preoccuparsi per i nostri giovani che hanno come maestri, punti di riferimento, degli adulti che mandano messaggi contrari alla centralità della persona e optano per un approccio repressivo, legato all’umiliazione. Dai fatti di Cutro a quelli di Caivano c’è un parallelo tra le due vicende, lo stesso meccanismo”, ha esordito Charlie Barnao, palermitano, dottore in Sociologia e ricerca sociale conseguito all’Università di Trento, docente di Sociologia e Sociologia della Sopravvivenza presso l’Università “Magna Græcia” di Catanzaro. Nella sua analisi Barnao – che ha alle spalle un’esperienza di 15 anni come volontario a Villa S.Ignazio (Trento), comunità di accoglienza per giovani adulti con problemi di emarginazione sociale – denuncia “il populismo penale e altre pratiche di guerra che vengono utilizzati per risolvere problemi sociali, creando di volta in volta allarme sociale. Un comportamento trasversale a tutte le culture politiche”.

Va nella stessa direzione l’intervento di Kento, rapper militante impegnato in laboratori di musica e scrittura nelle carceri minorili, dai quali “escono i testi più profondi, amari e riflessivi”, sottolineando “il ruolo centrale delle arti nel rompere gli schemi”. Per Kento quella varata dal ministro Valditara è una “norma ideologica che sicuramente non risolverà il problema” in quanto le carceri per minori sono in realtà “una fabbrica di nuovi criminali”, mentre le misure alternative alla detenzione consentono di diminuire le recidive. A finire dietro le sbarre è solo il 2-3% di quei 15 mila giovani condannati per reati di vario genere, essenzialmente al patrimonio, in tutto 300 a 400 che sono davvero “gli ultimi tra i colpevoli”, ma rinchiuderli e buttare via la chiave “non è certamente un intervento risolutivo, anzi, ed è ancor meno sinonimo di sicurezza”. In realtà per molti dei detenuti il carcere è il luogo della prima educazione, come ad esempio imparare a lavarsi, a prendersi cura della propria persona, loro che sono stati lasciati al margine della società, senza alcun riferimento. “Non si può mettere sotto al tappetto la polvere che non vogliamo vedere: questo accade nelle carceri minorili, che così come sono non funzionano”, valutano Kento e Barnao. I giovani sono il nostro specchio quindi è responsabilità degli adulti e della società occuparsi di loro, aiutarli ad esprimersi al meglio, ma in primis bisognerebbe ascoltarli per un approccio che metta al centro la persona e la sua dignità.

Per Filippo Sestito, delegato nazionale ARCI per l’Antimafia Sociale, il dibattito in corso sulla scia dei fatti di Caivano e la risposta governativa porta a dover fare un ragionamento più globale sulla scuola dell’obbligo, sulla formazione dei giovani in generale. In passato proprio la scuola era un luogo di contestazione e di forme di ribellioni costruttive. “Invece assistiamo ad un appiattimento complessivo delle menti che riguarda la massa, la media del mondo giovanile che non ha più gli strumenti per imparare a ragionare. Nessuno ha dato loro questi strumenti che per giunta vengono tolti. Scuola, quartiere, famiglia devono invece dare nuove opportunità a questi ragazzi affinché sviluppino di nuovo una propria dimensione critica, un contributo alla società”, auspica Sestito, attivista da sempre impegnato nella lotta all’emarginazione, alla promozione della legalità e dei diritti civili.

Citando una pubblicazione a cura di Ilvo Diamanti, uscita nel 2000, dal titolo “Generazione invisibile”, il sociologo Claudio Cippitelli fa riferimento alla dimensione anche demografica della questione giovanile. Come analizzato dal demografo Massimo Livi Bacci, c’è una questione di numeri: da un lato la crescita della popolazione adulta e anziana e dall’altro il calo di quella più giovane. Il nodo riguarda la collocazione nel mondo del lavoro e nella società in generale di una generazione numericamente limitata, e per la quale non si stanno trovando soluzioni per garantire loro un futuro, com’è invece è accaduto per quella del baby boom, molto numerosa. “Negli ultimi 20 anni almeno, nessuno si è occupato dei giovani, mentre la mia generazione, ingombrante, è aggrappata alla poltrona. Per non parlare poi della narrazione poco edificante quando si parla di loro, sdraiati, bamboccioni. Sono costretti al margine, non vengono coinvolti nella gestione delle città in cui vivono e non tengono in mani le redini del futuro della nazione”, dice ancora Cippitelli.

In conclusione Riganello auspica una “riattivazione del terzo settore” che faccia sentire la propria voce, dalla scuola ai quartieri, uscendo dalla logica sempre più dominante della privatizzazione e della dimensione mercantile dei progetti. Un altro passo necessario per ricostruire forme di autodeterminazione, sia nelle scuole che nelle comunità, è optare per interventi di ben-essere, centralità e dignità della persona, in primis dei giovani, creando interazioni quotidiane all’insegna del dialogo e dell’inclusione.

Per ascoltare o riascoltare la puntata:

https://fb.watch/nDTet25RyW/

https://www.youtube.com/watch?v=wtN0ELRE7Xc

Foto in copertina © CittAgorà

Regioni

Argomenti

Ti potrebbe interessare

Il contatto emotivo tra genitori e figli in età adolescenziale

di

“Il rapporto con mio figlio è sempre stato tranquillo, sereno, affettuoso…improvvisamente non lo riconosco più…è diverso, silenzioso e quando provo a parlargli...

RIPARTIAMO INSIEME in sicurezza con gli hub “Orto contorto” e “tu hai le capacità usale” – SICILIA

di

L’associazione Attivamente Odv nell ambito del progetto l’Atelier Koinè, riparte  in sicurezza con gli hub “Orto contorto” e “tu hai le capacità...

I ragazzi de “L’Atelier Koinè” sognano un mondo “plastic free”: conferenza stampa a Crotone

di

COMUNICATO STAMPA – Si terrà il 17 marzo alle ore 11 nella sede dell’ex Chiesa S. Margherita (in via Santa Margherita, Crotone)...