Giornata della memoria 2022 – Aida e Dario Foà incontrano i ragazzi

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“Quando furono emanate le prime leggi razziali noi avevamo sette anni. Aida viveva a Siena, fu sfollata a Bologna e poi a Teglio. Qualche anno dopo riuscì a fuggire in Svizzera, con il papà e la mamma, attraversando le Alpi in pieno inverno, a piedi. Io invece sono di Napoli. Qui la gente si sollevò, le truppe alleate arrivarono prima che la parte più feroce e spietata della persecuzione nazista prendesse piede. Ma tutti e due abbiamo subito l’offesa e l’umiliazione di essere espulsi da scuola, allontanati dai nostri amici, strappati alla nostra quotidianità. Eravamo ebrei, esseri ‘inferiori’, roba da perseguitare”.

Dal quel 1938 sono passati 84 anni. Troppo pochi per dimenticare. Dario e Aida Foà non sono più bambini, ma due 90enni che dedicano la loro vita a raccontare ai giovani quei giorni. Protagonisti del nuovo progetto che l’Atelier Koinè, con la coop sociale La Lanterna di Diogene ente capofila, ha organizzato per celebrare la Giornata della Memoria. Un incontro con le scuole, con quei giovani “che dovranno continuare a lavorare per creare una società più giusta e più equa”.

“Perché non siete morti?” chiede un bambino. “Forse perché qualcuno di più grande di noi voleva che raccontassimo a voi quei giorni” rispondono pronti Dario e Aida all’unisono.

“Per dei ragazzini di 7 anni – raccontano Dario e Aida– era difficile capire cosa stesse accadendo. Dal giorno alla notte la nostra vita cambiò radicalmente. I nostri compagni ci allontanavano perché i loro papà dicevano di ‘non giocare con gli ebrei’. Non potevamo più andare a scuola, frequentare i ‘nostri’ luoghi. Ci sequestrarono la radio, il telefono. Pensavamo avessimo una malattia. Che fosse davvero colpa nostra. Era complicato non essere schiacciarti da quei ‘marchi’ infamanti. Sono passati tanti anni ma quella sensazione di impotenza, la tristezza sono ancora lì. Nessuno si ribellò anzi. A qualcuno faceva comodo prendersela con una minoranza. Molti avevano paura. Tanti non capivano. Purtroppo, anche se in maniera molto diversa, succede ancora oggi. C’è chi esulta per la morte di poveri innocenti nei mari. Un odio che non riusciremo mai a comprendere”.

“Quei giorni hanno segnato la nostra infanzia, la nostra vita. Ne parliamo ogni giorno, con i nostri figli i nostri nipoti. I ragazzi? Sono meravigliosi. Ascoltano, chiedono, si interessano, sono curiosi. Dovremmo noi imparare da loro. Non fanno distinzioni tra alto, basso, nero, bianco, occhi a mandorla o diversità. Sono il nostro futuro. Portiamo la nostra testimonianza perché ne facciano tesoro e creino le basi affinché questi abomini non si ripetano mai più. Le leggi razziali, il razzismo, la caccia ai più deboli sono fenomeni che tendiamo a dimenticare. Perché anche qui fa molto comodo. Ma dobbiamo continuare a ricordare. Farlo è l’unico rimedio per non tornare indietro”.

L’Atelier Koinè è un progetto multiregionale selezionato da impresa sociale “Con i bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

 Sono coinvolti nel progetto gli Istituti Comprensivi Statali “Raffaello Giovagnoli”, “Loredana Campanari” e “Bruno Buozzi” di Monterotondo. Il Liceo Statale “Gaio Valerio Catullo” e il Liceo Scientifico “G.Peano” di Monterotondo. Gli Istituti Comprensivi “Città Dei Bambini” e “Paribeni 10” di Mentana, “Sandro Pertini” di Fonte Nuova e “Pirandello” di Fonte Nuova, l’Ipsar “Alcide De Gasperi” di Palombara Sabina​. Gli Istituti Comprensivi “Eugenio Pertini” di Trapani, “Giovanni XXIII” di Terrasini, “Vittorio Alfieri” di Crotone. Il Liceo Classico Statale “Pitagora” di Crotone e l’Università degli studi di Bari ‘Aldo Moro’ Dipartimento di Scienze Politiche.

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