Analisi del bisogno in uno sportello di ascolto scolastico

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Analisi del bisogno in uno sportello di ascolto scolastico gestito dal progetto “L’ Atelier Koinè”. L’esperienza allo sportello di ascolto dell’I.C. R. Giovagnoli di Monterotondo (Roma).

La scuola è il luogo in cui può avvenire in modo efficace la prevenzione del disagio minorile e la promozione del benessere rispetto a tutti gli attori scolastici. Il presupposto dello sportello di ascolto psicologico gestito dalla dott.ssa Rossella Ridolfi presso l’Istituto Comprensivo Raffaello Giovagnoli di Monterotondo (Roma), rivolto ai genitori di preadolescenti e adolescenti è posto nella consapevolezza di quanto sia fondamentale il ruolo rivestito dalla famiglia in una fase di vita complessa e delicata come l’adolescenza. Spesso i genitori, in questo periodo, sentono più impegnativo il proprio compito e trovano maggiori difficoltà a capire e comunicare con i figli. I genitori si ritrovano quotidianamente a gestire situazioni problematiche senza avere la certezza di aver favorito adeguatamente lo sviluppo socioaffettivo del preadolescente e dell’adolescente. L’intento dello sportello è di dare un supporto, all’interno del sistema scolastico, al processo di crescita formativa e di offrire una consulenza precisa e attenta attraverso una relazione di aiuto essenzialmente dialogica. Avendo presente che non è compito della scuola risolvere i problemi personali degli studenti, ma è importante che si attivi per leggere i segnali di un disagio che necessitano di un ascolto e che di fatto possono inibire o impedire i processi di apprendimento e la partecipazione alla vita scolastica. Nel corso dei due anni di sportello presso l’I.C. Giovagnoli, si è sempre posto come prioritario l’obiettivo di sviluppare una cultura dell’ascolto da parte degli adulti, soprattutto genitori, che si relazionano quotidianamente con gli adolescenti. Molti sono stati i genitori che, attraverso un appuntamento preso con e-mail hanno afferito allo sportello di ascolto psicologico. Le tematiche portate a colloquio dai genitori possono essere riassunte in quattro macro aree:

  • EVENTI PARANORMATIVI FAMILIARI: appartengono a questa categoria la presenza nelle famiglie di malattie, interventi chirurgici, i lutti, le ostilità nella coppia genitoriale che possono portare alla separazione coniugale, oppure ostilità con le famiglie di origine. In estrema sintesi tutto ciò che rappresenta un evento critico nella famiglia. Ogni evento critico innesca processi che si articolano in diverse fasi: inizialmente si assiste alla crisi o rottura del modello precedente, nella seconda fase ad una transizione; che può sfociare in una riorganizzazione, oppure nel caso in cui la famiglia fallisca, in una crisi del sistema. La consultazione in questa area riguarda il bisogno consulenziale sul come comportarsi e come “decodificare” gli avvenimenti ed i comportamenti sia propri che dei figli.
  • GESTIONE DEI COMPORTAMENTI “DIFFICILI” DEI FIGLI: come per esempio l’ansia, le fobie, l’aggressività, l’isolamento sociale oppure le difficoltà con il sonno ed il cibo, ancora i comportamenti legati alle dipendenze. In queste situazioni i genitori si muovono in due direzioni opposte: ci sono gli adulti che si colpevolizzano e sentono la responsabilità per i vissuti dei figli e portano emozioni depressive oppure all’estremo troviamo adulti che non si percepiscono come appartenenti al sistema e sono increduli e spiazzanti rispetto ai comportamenti problema.
  • PROBLEMI SCOLASTICI: in questa macro area rientrano non soltanto le difficoltà negli apprendimenti e quindi nel possibile insuccesso scolastico sperimentato o temuto dai figli e dalle famiglie, ma anche e soprattutto la difficoltà esperita nelle relazioni sia con il gruppo dei pari che con i docenti. In queste situazioni i genitori tendono ad esternalizzare le difficoltà attribuendole all’altro esercitando una funzione sì protettiva nei confronti dei figli, ma anche parziale che evidenzia la propria resistenza nell’accettare il disagio.
  • INVIO DEI GENITORI DA PARTE DEI DOCENTI: in questa situazione afferiscono tutte quelle famiglie che non osservano, non sperimentano e non vivono difficoltà con i figli, per tale ragione non sono loro a richiedere una consulenza. Spesso percepiscono il “suggerimento” di rivolgersi allo sportello di ascolto da parte dei docenti, come qualcosa di incomprensibile che non risponde ai loro bisogni. Questi genitori, a sportello, sperimentano il doppio funzionamento dei figli; a casa ragazzini “facili” (perché sentono di non avere alternative) e a scuola mettono in gioco prevalentemente emozioni negative.

 

“L’arte più difficile è questa: creare un cerchio grande grande mettersi ai margini e mettere l’altro al centro. Fargli posto e dargli spazio. E ascoltare, ascoltare tutto quello che dice, e ascoltarlo anche quando tace.Soprattutto quando tace”.

Fabrizio Caramagna

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