Studenti tutti promossi? Don Milani non sarebbe d’accordo

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«Ci troviamo ancora all’interno del vecchio schema che prevede promozioni e bocciature. Schema che andrà sicuramente rivisto. Qui dentro, “tutti promossi” mi pare appiattisca la motivazione in chi già ne ha poca o nulla. Nel processo di apprendimento, dentro alla scuola deve rimanere un carattere esigente, una aspettativa forte al miglioramento. Ecco credo che “tutti promossi” tolga questo appiglio al desiderio della scalata. Don Milani direbbe:”Attenti ragazzi, così vi vogliono fregare!”», spiega Franco Taverna, educatore e segretario di Fondazione Exodus di don Mazzi

 

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Legge sulla Scuola presentato dalla Ministra all’Istruzione Lucia Azzolina, che introduce misure urgenti sulla regolare conclusione dell’anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato. Il Decreto stabilisce che non ci possano essere bocciature e tutti, se non si torna in aula entro il 18 maggio, potranno essere ammessi all’anno successivo. Ma che significa davvero? Franco Taverna, educatore e segretario di Fondazione Exodus di don Mazzi, coordinatore nazionale dei progetti sulla povertà educativa minorile “Donmilani2: Ragazzi Fuoriserie”, selezionato da Con I Bambini, ripensa agli insegnamenti di don Milani: «Lui», dice, «non sarebbe stato d’accordo».

Quest’anno nessuna bocciatura…

Non sono d’accordo. Ai ragazzi alla fine arriva questo messaggio: “tutti promossi”,e che cosa significa questo oggi per gli studenti? Possiamo vedere già questa mattina una prima conseguenza di questo provvedimento: quello che faccio importa poco, sia che mi impegno e sia che non mi impegno fa lo stesso. Questo è un messaggio diseducativo. Credo che il Governo abbia sbagliato il tempo e il modo. Adesso si sarebbe dovuto dire che la scuola, pur con nuove forme, va avanti e solo a giugno si sarebbero mandate indicazioni per non penalizzare chi, per qualunque ragione, avesse fatto fatica.

Cosa non torna del “tutti promossi”?

Beh noi purtroppo ci troviamo ancora all’interno del vecchio schema che prevede promozioni e bocciature. Schema che andrà sicuramente rivisto. Qui dentro, “tutti promossi” mi pare appiattisca la motivazione in chi già ne ha poca o nulla.Nel processo di apprendimento, dentro alla scuola deve rimanere un carattere esigente, una aspettativa forte al miglioramento. Ecco credo che “tutti promossi” tolga questo appiglio al desiderio della scalata.

Cosa penserebbe don Lorenzo Milani, da cui prende il nome il Progetto di Exodus?

Direbbe più o meno così: “Attenti ragazzi, così vi vogliono fregare! Questo è il momento in cuinon dovete lasciarvi andare o prendere la scusa del coronavirus per non studiare. Anzi è proprio adesso il tempo per prepararvi seriamente per il domani e per cambiare questo mondo sbagliato. Questo messaggio non vi inganni!”. Don Milani avvertirebbe il pericolo che ancora una volta si possa creare e allargare una frattura socialedove da una parte vengono favoriti i più dotati, in tutti i sensi, e dall’altra penalizzati i meno dotati, già in partenza sfavoriti.

Cosa bisogna fare affinché le situazioni fragili non siano ancora più fragili passata l’emergenza?

La questione delle fragilità educative è cruciale e va ben oltre questa emergenza. La scuola l’ha finora considerata “solo” una emergenza. Nel senso letterale del termine, vale a dire che esiste una presunta normalità di situazioni dalla quale emerge, appunto, qualche anomalia che va ricondotta entro ai confini della norma. Il punto è invece che la fragilità educativa è strutturale.Per tante ragioni che varrebbe la pena di approfondire in un adeguato contesto ma che possiamo riassumere qui nella condizione evolutiva della preadolescenza da una parte e allo sfaldamento delle reti educative dall’altra. La scuola, passata l’emergenza, dovrebbe finalmente porsi la questione in modo che non la si affronti più con qualche sporadico progetto che dura il tempo che dura, ma attraverso un disegno organico dove trovi cittadinanza la fragilità (se vogliamo dentro ad un diverso concetto di normalità). Per far questo occorrerà ripensare allo “spazio” da dedicare alle competenze educative all’interno della vita della scuola.

Cosa deve fare la scuola per non abbandonare i ragazzi?

Le scuole ora devono far fronte all’emergenza imposta dal virus. L’imperativo però non deve essere “tutti promossi” ma “nessuno escluso”: nessun ragazzo e nessuna ragazza si deve abbandonare. E qui le istituzioni scolastiche possono e devono fare riferimento anche a tutte le possibili risorse che la società civile nelle sue varie espressioni può mettere in campoin termini di strumenti più agili, contatti informali, capacità attrattiva ecc… Penso in primo luogo alle agenzie educative, alle società sportive, alle diverse associazioni. Proprio in questo momento critico si possono creare alleanze tra la scuola e il mondo esterno che potranno durare anche nel futuro. La Fondazione Exodus e il Donmilani 2 sono pronti!

 

di Anna Spena – su Vita non Profit 
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