Nati per la Bellezza: a Messina incontri con le famiglie alla scoperta del valore educativo della cultura

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L’immagine che descrive meglio l’atmosfera che si è creata è quella di una fioritura”. Lucrezia “Scilli” Piraino, Lavoroperazione e  Fondazione Horcynus Orca di Messina, parla con emozione tangibile nonostante la sua lunga esperienza nel campo.

Anche in lei, da operatrice, gli incontri condotti per l’azione “Nati per la Bellezza” nell’ambito Famiglia del programma Di Bellezza Si Vive sembrano aver lasciato un segno. In positivo.

Il senso dell’azione è far emergere, attraverso l’applicazione del metodo RBL, il ruolo educativo della cultura e della bellezza nello sviluppo cognitivo, emotivo e sociale del bambino in età precoce. In questo caso lavorando con un gruppo di neomamme del territorio di Messina “che avvertivano una forte deprivazione derivante dalla povertà di opportunità offerte dalla nostra città” – spiega Lucrezia.

 

Com’era composto il gruppo?

Il primo gruppo, che ha concluso le attività ad aprile con l’intervento di Massimo Barilla (drammaturgo, attore, scrittore e collaboratore storico della Fondazione Horcynus Orca, ndr), era fatto di persone molto diverse tra loro, sotto il profilo anagrafico e socio-culturale, ma tutte accomunate da un desiderio molto forte di parlare di bellezza.

Spiegaci meglio.

Hanno agito diversi fattori: da un lato la percezione netta di vivere un territorio bello ma carente nella cura; dall’altro la condizione di sofferenza provocata dalle restrizioni legate al Covid. Parliamo di mamme che non uscivano con i loro figli da molto tempo, che hanno colto nel progetto una risorsa per superare le difficoltà di socializzazione legate al periodo. In un certo senso già predisposte a una ricerca di bellezza, ricche di voglia di stare insieme e povere di opportunità.

E voi, come operatori, come vi siete adattati a questa difficoltà?

È innegabile che sia stato faticoso. Abbiamo tenuto alcuni incontri interamente on line – durante i periodi di “zona rossa” – e altri in modalità mista. Ci siamo concentrati sull’obiettivo di connettere i due piani, virtuale e reale, cercando di ovviare all’impossibilità di lavorare attraverso pratiche corporee e di attivazione fisica. Ma muovendosi sulle coordinate logiche e di senso siamo riusciti a raggiungere momenti di grande intensità e partecipazione. È stato molto gratificante, per le mamme presenti e per noi.

Puoi farci un esempio?

Nel laboratorio di parola, ad esempio, si è parlato molto della visione di bellezza come meraviglia ma anche come forma di resilienza verso il brutto circostante. Hanno parlato della bellezza come non accettare e non accontentarsi, impegnarsi per trasformare ciò che ci circonda anche a partire dal cambiamento di se stessi. Hanno descritto la bellezza come un’attribuzione di senso alle cose. Un oltre rispetto alle fatiche quotidiane, che dà la possibilità di pensare che vale la pena di fare tutto. Ma non solo. Qualcuna ha fatto riferimento anche all’esperienza dell’allattamento come un vissuto non bello, faticoso, difficile da gestire. Un tema delicato che è potuto emergere solo grazie alla situazione di grande intimità che si è creata.

Qui veniamo a un punto focale tra gli assunti metodologici del progetto: il valore della relazione.

Proprio così. È emersa la bellezza di una relazione che permette a una donna di parlare anche di argomenti di cui ha paura, senza il timore di essere giudicata e con grande spirito di condivisione. Così sviluppato che è andato anche oltre gli incontri, con una chat di gruppo attivissima e popolatissima di consigli e alleanza nati dal fatto di sentirsi vicine per avere vissuti simili, quelli di mamme di figli piccoli, ma anche un percorso progettuale di scoperta reciproca.

Quali sono in concreto gli spunti di bellezza che avete usato?

L’arte, la poesia, la fotografia, la scienza. Ricordo un lavoro specifico: l’osservazione condivisa del dipinto Le petit déjeuner sur l’herbe di Manet, dalla quale è scaturita una riflessione interessante e profonda sugli stereotipi al femminile. Abbiamo discusso di lettura, avvicinando anche chi non era abituata a questa pratica attraverso il confronto sull’importanza di leggere per se stesse e per la crescita dei propri figli, scatenando un vero e proprio fiume di consigli e scambi di opinioni editoriali. Una mamma si è addirittura soffermata sul valore poetico della Costituzione Italiana, la sua importanza e l’importanza di farla imparare ai più piccoli. All’incontro successivo altre sono arrivate con diverse pubblicazioni dedicate ai bambini della Costituzione. Abbiamo affrontato il tema dei diritti e della consapevolezza di essi, che può renderci resilienti e capaci di combattere per la bellezza. Abbiamo commentato insieme foto artistiche e scatti del big bang e dell’aurora boreale, lavorando anche qui sulla dimensione della meraviglia. Con Massimo Barilla abbiamo lavorato molto sulla letteratura. Tutti scambi che iniziavano durante gli incontri ma proseguivano anche al di fuori di essi.

 Qual è la prossima fase?

Abbiamo iniziato l’home visiting per la costituzione del secondo gruppo. Stiamo seguendo le fasi dell’educational canvas, distribuendo libri sonori di arte e musica, e tattili di matematica e raccogliendo le motivazioni della scelta tra queste discipline. A breve organizzeremo il calendario e inizieremo gli incontri presso il centro.

Un’ultima domanda. Cosa avete sentito muoversi o cambiare, in voi, come operatori?

Personalmente, la bellezza è stata sempre oggetto dei miei studi e del mio lavoro e come mia attitudine e orientamento. Ma nel progetto c’era una intenzionalità specifica, e ho potuto approcciarla dal punto di vista delle pratiche, focalizzandola più direttamente come strumento. In più, come professionista ne ho tratto una ulteriore spinta all’ibridazione delle competenze e dei saperi: per il futuro stiamo infatti pensando a un modello che coinvolga esperti di diverse discipline nell’ambito di una pratica sul territorio. Non è da meno l’aspetto umano: lo scambio con queste donne è stato davvero profondo, impossibile non sentirsi profondamente toccati e stimolati.

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