Una voce nel silenzio delle montagne

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L’esperimento radiofonico degli adolescenti di Botta.

Imboccando con l’auto la strada statale che risale la Valle Brembana, si arriva in breve tempo a un ponte molto alto, percorribile soltanto in macchina. Qui, volgendo lo sguardo alla propria destra, si può scorgere un agglomerato di case arroccate sul fianco della montagna. Si tratta di Botta, una piccola frazione del comune di Sedrina in cui risiedono tra i 700 e gli 800 abitanti.

In questa piccola frazione un gruppo di adolescenti ha deciso qualche mese fa di dar vita a un’iniziativa rivolta a tutte quelle persone, prevalentemente anziane, che dall’inizio della pandemia, non potendo uscire di casa e non avendo tanti contatti, hanno cominciato a trascorrere sempre più tempo in solitudine.

La loro idea è stata quella di dar vita a una trasmissione radio che potesse far compagnia a queste persone anche senza poterle incontrare e nell’arco di poche settimane, con l’appoggio del Comune e della Parrocchia, ha avuto inizio la loro avventura.

Il lavori preparatori hanno avuto inizio tra novembre e dicembre e il 7 gennaio è andata in onda la prima puntata della loro trasmissione radiofonica!

A distanza di tre mesi, la loro trasmissione è diventata ormai un appuntamento fisso per diverse persone anziane e le puntate, che inizialmente duravano tra i 20 e i 25 minuti, durano sempre più di un’ora! Da qualche settimana, i ragazzi hanno anche installato una cassetta in paese in cui gli ascoltatori possono lasciare dei messaggi per loro.

Partiamo dalla situazione che stiamo vivendo per ragionare su come è nata la vostra idea. L’ultimo anno ha sconvolto la vita di tante persone e messo in luce diverse fragilità nei nostri paesi. Avete riscontrato questa cosa anche a Sedrina?

SOFIA: Assolutamente si! I cambiamenti sono stati numerosi: si pensi alla didattica a distanza per noi studenti, ma anche gli anziani che non hanno più potuto frequentare i luoghi abituali come la chiesa. Inoltre, soprattutto in paesi di piccole dimensioni come Sedrina, la chiusura di marzo è stata abbastanza difficoltosa anche per ragioni pratiche: i supermercati, ad esempio, non sempre erano ben forniti e a prezzi tendenzialmente meno accessibili rispetto ai negozi delle grandi catene nazionali.

GIADA: Nella nostra frazione, Botta, l’effetto era impressionante perché si vedevano molte meno persone per il paese e soprattutto meno bambini.

FILIPPO: E poi purtroppo molte famiglie hanno perso una persona cara e molti anziani sono rimasti soli. Penso che in un periodo come questo siano state importanti le relazioni, soprattutto quelle basate sulla solidarietà spontanea e l’aiuto reciproco.

Proprio per questo motivo, anche voi avete deciso di dare il vostro contributo alla comunità. Alla vostra età non è scontato scegliere di utilizzare una parte del vostro tempo per donarlo agli altri. Come mai avete scelto di dar vita a questa iniziativa?

GIADA: Poiché ritenevamo che questa situazione stesse portando molta solitudine, abbiamo pensato di fare qualcosa per gli altri, dedicando loro il nostro tempo, e così è nata l’idea della radio.

SOFIA: Inoltre, ciò che personalmente mi ha spinto a prender parte a questa iniziativa è stato il desiderio di passare del tempo con i miei coetanei, riuscendo insieme a fare del bene.

FILIPPO: Esatto! Questa opportunità, oltre ad essere per noi ragazzi un momento di incontro e svago, è anche l’occasione per aiutare gli altri: questa è l’idea di fondo che ha dato avvio a questa iniziativa!

Stando a come ne parlate, oltre ad essere qualcosa di bello per gli altri, sembra un’opportunità molto bella anche per voi! Cosa vi piace di più questa esperienza?

SOFIA: Questa esperienza si sta rivelando interessante su più fronti. In primis mi piace l’aspetto della comunicazione di fronte a un pubblico che è all’ascolto, che richiede di mettersi in gioco. E poi è davvero un momento di svago, in cui oltre alle notizie che riportiamo ci sono numerosi momenti di risate e divertimento.

FILIPPO: A me piace molto la novità: si tratta di qualcosa che non ho mai avuto l’occasione di fare e si sta rivelando anche molto divertente.

GIADA: La cosa che a me piace di più di questa esperienza è il fatto che anche solo con un gesto semplicissimo, come quello di parlare e raccontare qualcosa, noi possiamo essere di grande compagnia a quelle persone che ne hanno bisogno. Un gesto piccolo, che però credo sia anche un grande gesto, perché a mio parere non tutti i giovani lo farebbero.

E quali sono, invece, le difficoltà che incontrate o che avete incontrato?

SOFIA: Per me le difficoltà maggiori sono riferite soprattutto al lavoro di “back office” che sta dietro alla preparazione di una puntata in radio: la preparazione dei testi e delle notizie richiede un po’ di tempo.

FILIPPO: Per quanto mi riguarda, invece, la difficoltà principale che avevo era il timore di rivolgermi a delle persone senza timore e senza vergogna perché avevo paura di sbagliare.

GIADA: Anche per me all’inizio non è stata sicuramente una cosa semplice perché pensavo a tutte quelle persone che stavano ad ascoltare le mie parole e quindi avevo paura di sbagliare, ma dopo due sole puntate ho capito che alle persone non importa se noi sbagliamo, ma interessa il contenuto del nostro racconto.

Nelle vostre risposte, vi state riferendo continuamente alle persone che sono a casa e vi ascoltano. Riuscite a sentire che state aiutando qualcuno, anche senza poterlo vedere?

FILIPPO: Sì, lo sentiamo, ma lo vediamo anche con i nostri occhi, soprattutto quando le persone incontrandoci per il paese ci salutano e ci fanno i complimenti perché la radio è divertente.

GIADA: La cosa più gratificante è sapere che aspettano proprio quell’appuntamento per fargli compagnia.

SOFIA: Sì, anche a me capita di incontrare persone per strada che mi ricordano che ci ascoltano ed è proprio lì che capisco che quell’ora di divertimento per me è per loro un importante momento di compagnia.

Guardando al futuro, qual è la prossima iniziativa che vi piacerebbe realizzare?

SOFIA: Nell’ultimo periodo il numero di adolescenti che partecipa alle attività proposte nel nostro paese si è in realtà ristretto drasticamente, perciò a me piacerebbe riuscire ad ampliarlo per poi tornare a dare vita ad altre attività.

GIADA: A me piacerebbe ampliare le fasce di età a cui ci rivolgiamo, perché questa azione è principalmente rivolta alle persone adulte, ma potrebbe essere interessante fare qualcosa anche per i bambini e ragazzi più giovani di noi.

FILIPPO: Sarebbe bello parlarne con il gruppo e con l’educatore Carlo: di solito più menti hanno più idee!

Andiamo verso la conclusione, ma prima una domanda-lampo. Gli adolescenti sono disposti a dare il loro contributo per il posto in cui vivono: vero o falso?

FILIPPO: Vero, anche se il nostro gruppo è diminuito parecchio nell’ultimo periodo, quindi è giusto dire che possono esserci anche motivazioni che portano a scegliere di non partecipare a determinate attività.

SOFIA: Vero e Falso. Sono disposti, ma non sempre perché a volte gli impegni e la scarsa motivazione sovrastano l’intenzione di partecipare.

Per concludere, avete l’opportunità di mandare un messaggio a un vostro coetaneo: cosa vorreste dirgli?

FILIPPO: Gli chiederei di unirsi a noi, spiegandogli cosa facciamo, ma soprattutto che è un’ottima occasione di incontro e di svago.

SOFIA: “Hei, come stai? Al giovedì pomeriggio con gli altri ci vediamo sempre per condurre una trasmissione radio: ti andrebbe di unirti a noi? Puoi parlare di qualsiasi argomento che ti interessa o di cui ti farebbe piacere. Ci divertiamo, ti aspetto!”

GIADA: Consiglio a tutti i miei coetanei di mettersi in gioco e fare qualcosa per gli altri. Sicuramente si sentiranno gratificati nel sapere che hanno aiutato qualcuno, anche se in una minima parte!

Sofia Damiani, Filippo Damiani, Giada Randi

Intervista a cura dell’educatore Carlo Fusari

***

La Radio degli adolescenti di Botta fa parte del progetto adolescenti, gestito dalla cooperativa sociale AEPER, partner del progetto CRESCERE INSIEME IN VALLE, un progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile e cofinanziato da Fondazione Comunità Bergamasca.

 

(Photo by Matt Botsfordon Unsplash)

 

 

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