Un modello contro la dispersione scolastica

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Give teens a chance, la scuola al centro della periferia – progetto educativo nato quattro anni fa grazie ai finanziamenti di Impresa sociale per i bambini, nell’ambito del bando Adolescenza – è riuscito non solo a mettere in comunicazione scuola, terzo settore e mondo della cultura con l’obiettivo di contrastare la dispersione scolastica, ma ha anche costruito e disseminato un modello virtuoso e una nuova figura educativa, quella del facilitatore scolastico.

In particolare, il modello è stato esteso al Patto Educativo di Comunità, che ha coinvolto il partner di progetto dal quale tutto è iniziato, ossia l’Istituto Comprensivo Voltri II, allargandosi anche all’Istituto Comprensivo di Prà e di Voltri I.

Il facilitatore scolastico svolge un ruolo delicato di collegamento e di ponte tra scuola, famiglia e territorio: ascolta e raccoglie storie di fragilità e difficoltà scolastica spesso dovuta al contesto di povertà educativa, sociale ed economica. Il facilitatore interviene costruendo un legame di fiducia con bambini, adolescenti e famiglie; individua e si fa portavoce dei loro bisogni; risponde alle richieste dei docenti con attività in supporto alla didattica o affiancandolo in classi ad alto rischio di dispersione scolastica.  Le attività del facilitatore non si esauriscono a scuola, ma proseguono all’esterno, sempre nel ruolo di intermediario tra bambini, ragazzi, famiglie da un lato e centri sportivi, centri socio-educativi, istituzioni dall’altro.

In particolare, il compito del facilitatore si esplica oggi: attraverso attività ludiche di classe che favoriscono la comunicazione e la relazione o la curiosità culturale, dedicando ore all’insegnamento dell’italiano a studenti stranieri, accompagnando a scuola i bambini che rischierebbero di saltare le lezioni, attraverso il supporto nelle attività burocratiche che coinvolgono tutta la famiglia, attraverso corsi di teatro, colloqui di orientamento scolastico rivolti agli studenti delle scuole secondarie di primo grado. Durante lockdown e in generale in periodo di pandemia, l’attività del facilitatore non si è fermata, ma è proprio in questa situazione di crisi che ha affiancato ancora di più le famiglie in difficoltà e i ragazzi fragili.

La scuola, grazie all’intervento dei facilitatori, diventa parte attiva nell’identificare e provare a risolvere le difficoltà del singolo bambino, ragazzo o di un’intera famiglia, in relazione al contesto nel quale ci si trova, personalizzando gli

interventi e considerando la diversità culturale e socio-economica di ciascun territorio.

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