Diritti del fanciullo: i traguardi e la normativa spiegati dall’avvocato de Filippis

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La Convenzione sui diritti del fanciullo, approvata a New York dalla Assemblea Generale dell’ONU il 20 novembre 1989   ed   entrata in vigore il 2 settembre 1990 (vedi art 49)    sancisce i diritti umani dei bambini e dei ragazzi di età inferiore ai 18 anni. In Italia è’ stata ratificata con la legge 176/91 e in seguito a detta ratifica è divenuta giuridicamente vincolante.   Detta Convenzione   elenca gli obblighi degli Stati aderenti e della Comunità internazionale nei confronti della infanzia. Attualmente sono 194 gli Stati che hanno aderito, ed è la Convenzione che vanta il maggior numero di Stati.

Consta di 54 articoli e nel 2010   i suoi contenuti sono stati completati con la approvazione di due Protocolli opzionali, il Protocollo opzionale sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati e il Protocollo opzionale sulla vendita, prostituzione e la pornografia rappresentante dei bambini, cui si è aggiunto, nel 2011, il Protocollo  opzionale   sulle procedure di comunicazione. Le lingue ufficiali in cui è stata redatta la Convenzione sono il francese, l’inglese, lo spagnolo, il russo e l’arabo.

Ogni anno, proprio per ricordare questo importante traguardo, il 20 novembre si celebra la Giornata internazionale per i diritti della infanzia e della   adolescenza. 

Già nel 1923, nella Dichiarazione dei diritti del fanciullo, adottata poi nel 1924 dalla Assemblea Generale della Società delle Nazioni Unite    e altrimenti nota come Dichiarazione di Ginevra, per la prima volta si era fatto riferimento ai diritti del bambino, in particolare veniva sancito il diritto del bambino a un sano sviluppo fisico e mentale, oltre al diritto ad essere accudito, curato e a essere aiutato se orfano.   Ovviamente, come tutte le dichiarazioni, non aveva valore   vincolante dal punto di vista giuridico. Nel 1959 sempre a New York, in seguito alla istituzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite la Assemblea Generale dell’ONU emanò Dichiarazione universale dei diritti del fanciullo, e finalmente , nel 1989 si arrivò alla Convenzione sui diritti del fanciullo, documento, questo,  che, dopo la sua ratifica da parte degli Stati che vi aderiscono assume per questi valore vincolante .

I temi principali di questi documenti sono sempre stati quelli relativi alla necessità e al diritto del bambino di ricevere protezione e cura, mentre nella Convenzione del 1989 vengono inseriti anche alcuni diritti specifici attinenti al bambino che non erano presenti, proprio per la loro peculiartà, nella Dichiarazione dei diritti umani del 1948, quali, ad esempio, il diritto del bambino a non essere avviato al lavoro prima di avere raggiunto una età minima.   Diversi furono i temi che diedero il via a numerosi e interessanti dibattiti: si discusse ad esempio su quale fosse l’età minima oltre che quella massima per poter parlare di bambino, se la protezione di questo bambino andasse estesa a un momento antecedente la sua nascita, toccando   inevitabilmente il tema dell’aborto. Altro tema particolarmente difficile da risolvere fu quello relativo alla libertà di religione, poiché si sosteneva da più parti che il bambino dovesse avere il diritto di adottare una religione a sua scelta, ma poiché  nel contesto islamico i bambini non possono scegliere la religione  in cui credere ma devono crescere educati nella religione del padre questo diritto, presente nella Dichiarazione universale dei diritti umani manca invece nella Convenzione dei diritti del fanciullo. 

I principi guida della Convenzione dei diritti del fanciullo sono dieci, tra cui  , ad esempio,   Il principio di non discriminazione, in quanto  l’art 2 impegna gli Stati aderenti ad assicurare i diritti in essa sanciti a tutti i minori, senza distinzione di razza, colore, sesso, lingua, religione ,opinione del bambino e dei suoi genitori, oppure Il principio del superiore interesse del bambino, laddove all’art  3 si  prevede che in ogni decisione, azione legislativa, provvedimento giuridico,  iniziativa pubblica o privata, l’interesse superiore del bambino deve essere una considerazione preminente.   Vi è poi il principio relativo al diritto alla sopravvivenza e allo sviluppo, nonché alla sicurezza sociale e il principio relativo all’ascolto delle sue opinioni, in base al quale il bambino capace di discernimento deve essere interpellato nei vari procedimenti che lo riguardano, compresi i procedimenti legali, e le sue idee devono essere tenute in adeguata considerazione.

Purtroppo però, nonostante l’impegno    in ambito internazionale   a far rispettare i vari diritti   dei bambini in molti Stati nel mondo questi diritti sono ancora oggi costantemente violati.    

Per fare solo alcuni esempi, (anche se, ahimè, ce ne sarebbero  tantissimi ) e senza andare troppo lontano   basta pensare al diritto all’infanzia che qui da noi, in Italia, viene negato a quei (pochi, per fortuna) bambini che sino ai sei anni di età possono vivere con la propria madre   detenuta in carcere.  Il nostro ordinamento prevede questa possibilità per la donna che deve scontare una pena e non può scontarla nelle forme della detenzione domiciliare, a volte, molto banalmente, perché è straniera e non ha una casa dove andare. L’intenzione del legislatore era sicuramente lodevole, ma nella pratica   questo istituto    si è rivelato inadeguato, sia perché  gli istituti di   custodia attenuata per le detenute madri, i cosiddetti ICAM  sono solo cinque  in tutta Italia sia perché laddove esistono   vi è sempre la necessità di un servizio prestato da volontari che si occupino  di portare ogni tanto fuori dall’istituto questi bambini, che altrimenti finiscono con l’essere anche loro costretti a passare i primi  anni della loro infanzia  se non dietro le sbarre , come accade ai loro coetanei meno fortunati che invece che negli ICAM sono nelle sezioni  apposite all’interno delle carceri “normali” ,    pur sempre  reclusi . 

Poi ci sono i diritti violati di tutti quei bambini   che vivono nelle zone di guerra, spesso arruolati, come avviene in molti Stati dell’Africa, a soli 11 anni, i quali, dopo aver ricevuto un fucile vengono mandati a combattere se non addirittura usati per porre in essere atti di violenza esplosiva suicida, mentre le bambine vengono “usate” per svagare le truppe.  

Spesso i bambini vengono poi sfruttati nei luoghi di lavoro, che sono quasi sempre insalubri, e sono costretti ad orari lunghissimi e con paghe ridicole. 

Nella Repubblica Democratica del Congo, per fare un esempio, i bambini vengono pagati una miseria per intrufolarsi anche per dodici ore di fila nelle miniere (che altro non sono che strettissimi buchi nel terreno) per estrarre il coltan, un minerale prezioso  che serve alla costruzione di molti oggetti di elettronica, tra cui i nostri cellulari . Al di là delle disumane condizioni in cui sono costretti a lavorare questi bambini vanno poi quasi sempre incontro a gravi problemi respiratori e rimangono anche vittime di abusi sessuali da parte dei loro datori di lavoro.   

Parlando di abusi sessuali   non si può non ricordare il fenomeno del bacha bazi, tuttora vigente in Afghanistan, che altro non è che una forma di schiavitù sessuale che riguarda i bambini e i ragazzi di sesso maschile, i cosiddetti bacha bareesh ,  o ragazzi senza barba, che hanno in genere tra i sette e i diciassette anni, e che provengono da famiglie molto povere . I genitori li cedono in cambio di denaro o di cibo o di terreni a ricchi signorotti con la promessa che in cambio riceveranno istruzione e lavoro.  In realtà questi giovani vengono invece costretti a ballare vestiti da donna durante feste private indette dal loro padrone e ad avere con lui e con i suoi ospiti dei rapporti sessuali. 

Un fenomeno che riguarda invece le sole bambine, in vigore nelle zone rurali della Mauritania è il rito del “gavage”, ossia “ingozzamento”.  Proprio come avviene per le oche allevate per produrre il famoso patè   qui le bambine, a partire dai sei anni di età,  vengono letteralmente messe all’ingrasso, costrette  a ingurgitare enormi quantità di cibo , molto spesso  mischiato a farmaci ad uso veterinario perché meno costosi, al fine di raggiungere nel minor tempo possibile un peso ragguardevole che si aggira intorno ai 100 Kg, perché in Mauritania “grasso è bello” e quindi sarà più facile per loro trovare marito e contrarre un buon matrimonio . Inutile dire che dal punto di vista della salute queste bambine, che spesso sono costrette a subire questa tortura da parte delle loro madri o nonne e che se osano ribellarvisi vengono picchiate, vanno incontro a tutte quelle malattie legate all’obesità, come ictus, infarto e diabete. 

 Come si è detto, ancora troppi sono i diritti   dei bambini e  dei  ragazzi  che quotidianamente    continuano ad essere   violati, spesso e volentieri  anche da quegli Stati che hanno ratificato la Convenzione dei diritti del fanciullo  e che  si sono pertanto impegnati alla loro difesa, ed è per questo  che è necessario che di questi diritti  violati si continui a parlare.  

 

Avv. Gabriella de Filippis

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