Discipline integrate in ospedale: cresce la necessità del prendersi cura a 360 gradi

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Inclusività e sostegno a 360 gradi sono i pilastri portanti del caregiving in ambito ospedaliero e sanitario. Del resto il termine “caregiver” è ormai ampiamente acquisito nel linguaggio comune per indicare quella figura di assistenza e supporto alla persona ammalata, in stato di fragilità fisica o psichica.  E così dal “classico” ruolo assistenziale familiare si è passati nel giro dei decenni al ricorso sistematico a professionisti di settore in grado di attivare percorsi personalizzati e basati su metodi clinici condivisi. Rientrano pertanto nel welfare assistenziale riuscendo a migliorare tangibilmente, secondo molti studi internazionali, la qualità di vita del paziente e della famiglia che inevitabilmente resta coinvolta, soprattutto quando si parla di malattie a lunga degenza o di fine vita.

Nell’ampio bacino di caregiving si trovano sempre di più in sinergia con il personale medico gli addetti professionali alla musicoterapia, all’arteterapia e alla psicomotricità. Tutte metodologie per ritrovare il proprio essere persona tramite la creatività e l’espressività.  Mettere in primo piano le emozioni significa infatti sostenere la dimensione cognitiva e affettiva, appoggiare il processo di adattamento dell’individuo all’ambiente, disporre in relazione il “sistema organismo-cuore-mente” con molteplici effetti benefici dall’umore all’ansia al dolore fino alla capacità di relazionarsi, di esteriorizzare le emozioni e di esprimersi.

I fattori fisiologici, psicologici e sociali sono dunque interdipendenti, come ha sottolineato la ricerca e importantissimi nella regolazione dello stato di salute. Non a caso si parla di medicina integrata: “integer” in latino significa integro, intero.

La “riparazione della sofferenza” mette in estrema sintesi al centro la persona, non “solo” il paziente.

Del resto la vita biologica è proprio questo: un interfacciarsi continuo e comunicante tra varie dimensioni, tra la parte e il tutto, che nulla esclude.

In generale la medicina integrata non si è fermata con il Covid-19: diverse iniziative possibili o adattabili a distanza attraverso l’uso di internet sono state svolte (non senza difficoltà di vario genere) anche nel lockdown con conseguenti benefici nei protocolli di cura individuali. Si utilizzano computer, tablet, cellulari e sono di grande sostegno quando la prassi e la normativa di contenimento e prevenzione da Covid-19 impatta sulle relazioni e sul contesto psicoaffettivo, tanto più per bambini e ragazzi.

Giulia Cassini

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