“La scuola ai tempi del COVID”, la testimonianza di Noelia (Liceo Classico Pitagora – Crotone)

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I giovani e le loro emozioni, le loro esperienze, la loro capacità di adattamento ad un mondo cambiato vertiginosamente nel giro di pochi mesi: questo il tema della nostra nuova rubrica “La scuola ai tempi del Covid”, inaugurata nelle scorse settimane grazie ai primi racconti arrivati dagli adolescenti del territorio di Crotone, a cui speriamo di dar largo seguito in futuro coinvolgendo quanti più ragazzi possibile.

Oggi vi proponiamo la testimonianza di Noelia (Liceo Classico Pitagora di Crotone).

Se durante il conto alla rovescia che ci avvicinava all’anno nuovo, il 31 dicembre 2019, avessi saputo tutto ciò che ci avrebbe riservato questo 2020, di sicuro non ci avrei creduto. A volte ripenso alla felicità e alla spensieratezza che invadeva i nostri cuori, mentre lasciavamo l’anno vecchio alle spalle, e mentre cercavamo nuovi obiettivi e buoni propositi da raggiungere. Noi ragazzi speravamo di passare il nostro ultimo anno di scuola media, accanto ai nostri compagni e di vivere un’estate indimenticabile, che poi avrebbe lasciato spazio all’ inizio di una nuova avventura nel liceo. Nessuno di questi desideri, però, è stato realizzato. Non posso nascondere che all’ inizio era presente una certa felicità negli studenti. Pensavamo che avremmo passato due settimane a casa, senza doverci svegliare presto la mattina e senza dover seguire le lezioni in presenza. Quando quelle due settimane sono diventati 3 mesi, ci siamo davvero resi conto di tutto quello che stava accadendo intorno a noi. Credo che, nonostante tutto, ci siano anche dei lati positivi in tutto questo.

Noi adolescenti, soprattutto, abbiamo imparato ad apprezzare le cose che prima davamo per scontate. Per esempio potere uscire con gli amici, o poter passeggiare per le strade della nostra città senza preoccupazioni. Abbiamo imparato ad apprezzare le risate che facevamo tra i banchi di scuola, e gli abbracci dei nostri compagni, di cui sentiamo ancora la mancanza. Siamo stati catapultati, invece, in una realtà fatta di monotonia e noia, alla quale abbiamo dovuto abituarci per forza. La felicità iniziale ha lasciato spazio, fin da subito, alla paura e alla nostalgia, ai ricordi dei giorni passati a ridere, con il vento che ci scompigliava i capelli, mentre passeggiavamo con i nostri amici.
La scuola in presenza, sicuramente, è la cosa che a me è mancata più di tutte!

Poter stare a contatto con i nostri compagni, condividere con loro emozioni e sentimenti, passeggiare per i corridoi cercando scuse per saltare le innumerevoli interrogazioni, è qualcosa che faceva parte della nostra quotidianità, che ci è stata portata via.
Ora che l’ incubo sembra ripetersi, sappiamo già cosa ci aspetta, ma non per questo siamo pronti a rivivere quei giorni pieni di paura e tristezza. Abbiamo vissuto una sfida che non eravamo, e mai saremo, pronti a combattere. Ci siamo sentiti  prigionieri tra le mura delle nostre case, che se solo potessero parlare racconterebbero delle interminabili chiamate con i nostri amici e parenti, delle risate in famiglia e della gratitudine che provavamo, avendo i nostri cari accanto a noi e in salute.

Nessuno ci darà indietro quei giorni persi a guardare e riguardare lunghi film sui nostri letti, mentre tutto ciò che bramavamo era un abbraccio, dalle persone che amiamo. Nessuno ci darà indietro quella sensazione di stare senza mascherina o di poterci avvicinare a qualcuno, senza paura. Nessuno ci darà indietro i litigi, i pianti, gli scherzi che facevamo tra i banchi di scuola, che definivamo una seconda casa.

E per ora nessuno ci darà indietro quella spensieratezza e felicità che tutti davamo per scontata : la libertà.

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