Il cambiamento passa dalle norme sociali

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Tra gli obiettivi del progetto DREAM un ruolo centrale spetta al contrasto e alla prevenzione degli abusi e dei maltrattamenti all’infanzia: azioni che devono necessariamente partire da una presa di coscienza del retroterra sociale e culturale in cui il maltrattamento e l’abuso si innestano e di cui si nutrono.

Per questo motivo, al di là delle definizioni chiare e comprensive di cosa siano il maltrattamento e l’abuso all’infanzia, è necessario comprendere cosa sia considerato tale in diversi contesti e in diverse culture, abbassare l’asticella dell’accettabilità del fenomeno per favorirne il riconoscimento e innescare un cambiamento sociale.

Nel 2020, la Global Collaboration on Traumatic Stress (GC-TS), un network di ricercatori, professionisti della salute mentale, policymakers, e sopravvissut* provenienti da tutto il mondo che collaborano per affrontare tematiche di rilevanza globale connesse al trauma, ha svolto il primo workshop del gruppo di ricerca sul trauma infantile connesso a maltrattamenti e abusi all’infanzia, a cui ho avuto il piacere di partecipare.

Da questo primo workshop sono emersi, nel corso dei successivi quattro anni, molteplici progetti di ricerca inerenti alle conseguenze psicologiche e sociali dei maltrattamenti e abusi all’infanzia, di cui uno orientato ad approfondire le diverse norme sociali sui maltrattamenti prevalenti in Paesi con diverse culture, e come esse possano avere un impatto sulla salute mentale de* sopravvissut*.

Si dice che il pesce sia l’ultimo ad accorgersi dell’acqua.

Questa metafora evoca perfettamente ciò che le norme sociali rappresentano, ovvero gli atteggiamenti, le aspettative, i comportamenti e le credenze principali, “dati per scontati”, in un determinato gruppo sociale.  Sono basate sulla cultura e sulla tradizione e possono essere concepite come degli standard di accettabilità, che oltre a definire cosa sia accettabile o meno in una determinata comunità, ne guidano e modellano i comportamenti. In altre parole, se un comportamento è percepito come “nella norma” è più probabile che venga messo in atto o tollerato.

Se ne deduce che se credenze, atteggiamenti e comportamenti relativi a maltrattamenti e abusi all’infanzia sono percepiti come accettabili in una società, il rischio che vengano adottati è più elevato. Il sillogismo in questo caso non è pura logica: molteplici evidenze scientifiche lo hanno riscontrato. Infatti, si è visto che nei gruppi in cui la soglia di accettabilità verso comportamenti abusanti e maltrattanti è più alta, la diffusione di questi comportamenti è maggiore (Klevens et al., 2019; Klika et al., 2019; Wadji et al., 2023).

La percezione di accettabilità sociale di certi comportamenti maltrattanti o trascuranti non soltanto influenza la probabilità con cui questi comportamenti sono messi in atto, ma contribuisce anche a dar forma ai significati attribuiti a tali esperienze, con conseguenze sull’adattamento psicologico di chi le esperisce. Tuttavia, questo secondo aspetto è stato finora poco studiato.

Uno studio preliminare condotto dal gruppo della GC-TS ha coinvolto 478 partecipanti di Cameroon, Canada, Germania e Giappone. Lo studio ha messo in luce differenze significative tra questi paesi per quanto riguarda la percezione di accettabilità di diverse forme di maltrattamento o abuso. Queste potrebbero aiutare a spiegare le differenze osservate nei quattro paesi coinvolti rispetto alle esperienze personali di esposizione a maltrattamenti e abusi durante l’infanzia. Inoltre, in tutti e quattro i paesi, esperienze personali di trascuratezza e abuso sessuale nell’infanzia erano associate a una percezione di tali forme di maltrattamento e abuso come più accettabili dalla propria comunità.

Lo studio è attualmente in fase di ampliamento in diversi paesi del mondo, con l’intenzione di implementarlo presto anche in Italia.

Cambiare le norme sociali che accettano, supportano o tacitamente permettono l’indifferenza verso la violenza è quindi di fondamentale importanza per prevenire e sradicare il maltrattamento e l’abuso all’infanzia. Tornando alla metafora iniziale, è fondamentale partire dal prendere consapevolezza dell’acqua in cui si nuota, per poter cambiare rotta.

In tal senso, il progetto DREAM prevede, tra le altre azioni, la formazione di docenti e personale scolastico così come la sensibilizzazione di studenti e famiglie in merito al tema degli abusi e dei maltrattamenti all’infanzia, per facilitarne il riconoscimento precoce, prevenirli, e promuovere il cambiamento nella direzione di una cultura della non violenza.

 

Eleonora Bartoli

Dottoranda in Psicologia presso l’Università Goethe di Francoforte, e psicologa dell’Associazione Artemisia coinvolta nelle formazioni nelle scuole e nella comunità con il progetto DREAM

 

Nota

Per approfondimenti sui risultati dello studio preliminare svolto in Cameroon, Canada, Germania e Giappone si rimanda alle seguenti pubblicazioni:

  • Wadji, D. L., Oe, M., Cheng, P., Bartoli, E., Martin-Soelch, C., Pfaltz, M. C., & Langevin, R. (2023). Associations between experiences of childhood maltreatment and perceived acceptability of child maltreatment: a cross-cultural and exploratory study. Child Abuse & Neglect143, 106270.
  • Wadji, D. L., Oe, M., Bartoli, E., Martin-Soelch, C., Pfaltz, M. C., & Langevin, R. (2023). How are experiences and acceptability of child maltreatment related to resilience and posttraumatic growth: a cross cultural study. European journal of psychotraumatology14(2), 2264119.
  • Bartoli, E., Wadji, D. L., Oe, M., Cheng, P., Martin-Soelch, C., Pfaltz, M. C., & Langevin, R. (in press). Perceived acceptability of child maltreatment as a moderator of the association between experiences of child maltreatment and post-traumatic symptoms: A cross cultural study. Journal of Interpersonal Violence.

Maggiori informazioni sulle attività e i progetti della GC-TS possono essere trovati al seguente sito:

https://it.global-psychotrauma.net/child-maltreatment

 

 

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