Quando i MSNA ritornano masnà

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Foto di Deka Mohamed Osman

Youth & Food – Il cibo come veicolo di inclusione, il progetto messo a punto da Slow Food insieme a diversi partner in Piemonte e in Sicilia e selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile per favorire l’inclusione sociale, lavorativa e abitativa, vuole sperimentare un modello di intervento innovativo, finalizzato a creare una buona pratica che possa essere diffusa anche in altri contesti. I partecipanti al progetto sono dei ragazzi giovanissimi, da poco tempo in Italia, che hanno lasciato il loro paese d’origine da soli e in minore età, in alcuni casi addirittura a 14 o 15 anni, per intraprendere viaggi molto lunghi e sofferti.

Affrontano la loro nuova vita senza una avere una famiglia, reggendo con le proprie forze l’urto di una nuova condizione spesso destabilizzante e con la responsabilità di dover assistere i fratelli e le sorelle lasciati nel loro paese d’origine e, in alcuni casi, anche quella di dover ripagare il debito contratto per viaggiare fino al nostro paese.

La burocrazia li definisce MSNA, acronimo che sta per Minori Stranieri Non Accompagnati, e di questa sigla l’espressione “non accompagnati” è quella che ci dovrebbe lasciare meno indifferenti possibile. In piemontese, invece, l’espressione masnà significa bambino e ha una particolarità: è una parola invariabile, sempre uguale al maschile, al femminile, al singolare e al plurale. Rappresenta una condizione universale che andrebbe garantita ovunque.

I MSNA no, non sono più dei masnà: sono diventati adulti di colpo, si ritrovano senza le loro famiglie, con una gioventù negata e senza alcuna possibilità di sbagliare. Il trascorrere del tempo genera soprattutto urgenze, visto il bisogno immediato di imparare una nuova lingua, di trovare un lavoro e di regolarizzare i documenti. Una rincorsa che, spesso, non porta subito le risposte attese, causando impazienza, smarrimento, frustrazione e anche disperazione, soprattutto ripensando alle aspettative nutrite prima di partire.

Accanto a loro, per fortuna, ci sono gli educatori che li seguono nelle comunità che li ospitano e i tutori legali che ne assumono la responsabilità giuridica finché non compiono i diciotto anni, figure preziose che operano in prima linea per affrontare le emergenze che accompagnano l’immigrazione dei minorenni.

Un momento di condivisione tra i ragazzi che partecipano al progetto e i loro tutor. Foto di Deka Mohamed Osman

A Torino, con il progetto Youth & Food – il cibo veicolo di inclusione siamo partiti proprio da questa assonanza di termini e abbiamo voluto ricreare un contesto familiare che facesse metaforicamente ritornare i MSNA dei masnà sostenendoli nelle scelte più delicate della loro vita, l’apprendimento della lingua, la formazione professionale, l’inserimento lavorativo e l’autonomia abitativa. Abbiamo così coinvolto dei “tutor speciali”, ossia dei giovani nati o cresciuti in Italia, figli di immigrati provenienti dalle stesse aree dei partecipanti al progetto. Sono le nuove generazioni di italiani che, a loro volta, molto spesso faticano a essere riconosciuti come italiani e a volte persino a ricevere la cittadinanza.

Maali, di origini marocchine, segue chi è arrivato dal Maghreb; Adama e Awa, due sorelle gemelle di origini senegalesi e nate a Torino, accompagnano i giovani giunti dal paese dell’Africa Occidentale; Mohammed, arrivato in Italia a 8 anni dal Pakistan, è il riferimento per i ragazzi partiti dal Pakistan e dal Bangladesh. E poi ancora Deka, fotografa di origine somala, che è un esempio per chi è arrivato dalla Somalia.

I ragazzi in cucina. Foto di Deka Mohamed Osman

Per i MSNA sono diventati delle figure familiari, ragazze e ragazzi con cui basta scambiare poche parole o uno sguardo per comprendere fino in fondo il loro stato d’animo e per sentirsi meno soli in un paese diverso da quello d’origine. Da marzo, ogni settimana abbiamo organizzato almeno tre incontri formativi, tra l’apprendimento della lingua e le esperienze in cucina. Ci siamo dati del tempo per costruire un rapporto di fiducia e dopo questi primi mesi di progetto, il distacco iniziale e il senso di smarrimento si sono trasformati in un rapporto di vicinanza fondamentale per la crescita dei ragazzi. E, in qualche modo, i MSNA sono tornati masnà.

Il progetto Youth & Food – Il cibo veicolo di inclusione si svolge nell’arco di tre anni e coinvolgerà in tutto 60 minori stranieri non accompagnati nelle città di Agrigento e Torino. È stato messo a punto da Slow Food e si avvale della collaborazione di Al Kharub cooperativa sociale, Sanitaria Delfino Società Cooperativa Sociale, Coop.Meeting Service Catering, Associazione Multietnica dei Mediatori Interculturali (AMMI), Comune di Torino, Servizio VIII – Centro per l’Impiego di Agrigento, C.P.I.A. di Agrigento.

Il progetto è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD. www.conibambini.org.

 

Stefano Di Polito – Coop. Meeting Service

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