La città che gioca

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FESTA DEL GIOCO DI STRADA 2020  – Edizione diffusa in città

Nell’attesa di tornare a giocare insieme, nell’aperto della città di Potenza, dove nasce il nostro progetto, apriamo il blog col racconto dell’ultima edizione della Festa del Gioco di strada, l’iniziativa di Un, due, tre…Stelle! che si svolge d’estate coinvolgendo tutti i partner con le attività dedicate a tutta la comunità educante.

Il racconto dei percorsi e delle esperienze ludiche sperimentate nello spazio urbano è di Claudio Tosi, formatore della Federazione Italiana CEMEA (Centri di Esercitazione ai Metodi dell’Educazione Attiva).

L’occhio bambino scruta il territorio, ne saggia le possibilità e le esplora. Una comunità di adulti che vuole rispettare la crescita dei propri bambini è interessata a inserire esperienze ludiche nello spazio seguendo gli stessi criteri. Si troverà allora, come prima necessaria operazione, a individuare i verbi giusti per permettere un movimento naturale che apra alle possibilità e agli interessi dello sviluppo psicofisico del bambino.

Correre negli spazi liberi e piani; nascondersi in curve e strettoie; svettare e ruzzolare su dossi e “montarozzi”; camminare in equilibrio su cordoli e muretti sono le naturali aspirazioni di un corpo che si allena a governare la sua forza, la resistenza e affina la calibrazione fine dei suoi movimenti e delle sue percezioni.

Offrire esperienze educative che tengano conto di questo desiderio naturale aumenta nel bambino la consapevolezza di sé e permette una crescita nella padronanza del terreno che prelude a una crescita sociale e partecipativa nel proprio territorio.

L’educatore che propone esperienze ludiche deve avere a cuore la congruità dell’esperienza proposta e calibrarla nelle diverse età, sapendo che quello che il bambino costruisce in sé è uno sviluppo allo stesso tempo fisico e sociale e che il sapersi muovere fisicamente gli fornisce quell’autonomia di scelta anche emotiva che, con la crescita, si collega all’aspetto sociale, etico, politico e contribuisce a strutturare una presenza civica dei giovani all’interno del proprio territorio.

Mettere in gioco la città è allora muoversi armonicamente verso il bambino e costruire la sua sicurezza nell’esperienza tentata e ripetuta e non sottratta e negata.

Lo spazio esterno, tanto la strada quanto l’ambiente naturale, è lo scenario di questa esperienza, il terreno di gioco dell’incontro e della relazione, in cui desideri e possibilità si confrontano con limiti e difficoltà; offrire ai bambini le condizioni adatte al “mettersi in gioco” dona di converso alla stessa città l’occasione per riconsiderare la propria struttura e renderla più umana e accogliente possibile.

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