Un viaggio in mare per aprirsi a sé stessi e agli altri. L’esperienza de I Tetragonauti con i ragazzi del penale minorile

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Creare una realtà che attraverso il mare, il viaggio e la navigazione sapesse offrire percorsi educativi ed esperienze di vita formative a persone fragili o in difficoltà, compresi i ragazzi del penale minorile. È questa l’idea da cui è nata, nel 2003, l’associazione I Tetragonauti, un’organizzazione che è tra i partner del progetto “Tra Zenit e Nadir: rotte educative in mare aperto”, un’iniziativa finanziata dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile, che vede come capofila l’Istituto don Calabria e il CNCA come partner, assieme a numerosi altri enti pubblici e del Terzo settore. La proposta intende contribuire a innovare la presa in carico di minorenni e famiglie nell’ottica della Giustizia riparativa, con una serie di azioni rivolte non solo a loro, ma anche ai docenti e al contesto socio-culturale di riferimento.

Sperimentare la vita comunitaria in barca

Proprio all’interno di “Tra Zenit e Nadir” l’associazione I Tetragonauti ha organizzato un viaggio di sette giorni – dal 10 al 16 settembre scorsi – in cui sono stati coinvolti sette ragazzi maschi segnalati dall’Ufficio di Servizio Sociale per Minorenni (USSM) di Milano. Un’esperienza di navigazione in mare tra Isola d’Elba, l’isola di Capraia e San Vincenzo (Li), che ha permesso ai ragazzi non solo di sperimentare la vita comunitaria in barca a vela (turni in autogestione per cucina, lavaggio piatti, pulizie, cura della barca e degli ambienti di bordo), di apprendere alcuni principi della navigazione e diverse manovre marinaresche, di fare snorkeling ed esplorare territori (il parco archeo-minerario di Punta Calamita, Capo Sant’Andrea, l’ex colonia penale agricola di Capraia), ma anche di avere – tramite un accompagnamento educativo specifico – un continuo stimolo alla riscoperta, riconsiderazione e rivalorizzazione di sé.

I ragazzi protagonisti

I sette ragazzi coinvolti avevano tra i 16 e i 18 anni (due maggiorenni). Sei di loro erano in messa alla prova (uno a domicilio, cinque in comunità educativa), mentre il settimo era sottoposto a misura cautelare a domicilio. Un solo ragazzo era iscritto a una scuola superiore, un altro stava seguendo un percorso di formazione professionale, mentre gli altri cinque erano fuori dai circuiti di istruzione/formazione e in generica ricerca di tirocinio, formazione professionalizzante o occupazione.

Insieme a loro in barca c’erano un educatore, il comandante della barca e un secondo marinaio.

Condividere qualcosa di sé

Il viaggio è stato un percorso che ha permesso ai ragazzi di aprirsi sempre di più, di condividere fatti della vita, desideri, timori.

All’inizio si sono presentati solo attraverso la propria situazione di “condanna”/punizione – da quanto tempo erano in comunità, la durata della misura in corso, l’attesa di udienze… – senza aggiungere alcunché di personale relativamente ad altri interessi, caratteristiche, passioni, aspettative sul viaggio, motivazioni.

Ma gli stimoli continui dell’educatore hanno permesso di fare molti passi avanti: “Siamo in barca, siamo in mare; lasciamo a terra quello che è a terra, guardiamolo da un’altra prospettiva: al di là di quello che vi portate dietro a livello di reati e procedimenti in corso, voi chi siete? Cosa vi piace, quali passioni, desideri, interessi, qualità, capacità, caratteristiche personali avete e/o portate con voi?”. Una domanda a cui tutti hanno risposto condividendo qualcosa di sé con gli altri.

“Back to Life”

L’esperienza in mare è stata caratterizzata anche dall’iniziativa “Back to Life”, un progetto a cui partecipa l’associazione I Tetragonauti che si propone di contribuire a liberare il mare dalla plastica, anche riducendo l’uso e il consumo di plastica nella vita in barca. A partire dalla descrizione dei sette tipi di plastica e delle loro caratteristiche, si è ragionato sul senso della ricerca e del recupero di rifiuti e plastica dal mare, anche al di là dell’aspetto di salvaguardia ambientale, come mezzo per poter ottenere materiali da rigenerare per realizzare nuovi oggetti da utilizzare a bordo. Una riflessione che è poi diventata uno stimolo ai ragazzi per applicare su di sé la medesima prospettiva sia in un’ottica di caratteristiche o aspetti personali da poter ri-considerare e/o valorizzare diversamente, sia rispetto a riconoscersi come soggetti capaci di poter diventare risorsa di valore nel proprio contesto e realtà di riferimento.

Zenit e Nadir

Navigando in mare, e visto il nome del progetto, non si poteva certo perdere l’occasione di prendere spunto da Zenit e Nadir. Lo Zenit è la proiezione verso l’alto sulla verticale del proprio punto di posizionamento e osservazione, il punto più alto che si può raggiungere guardando esattamente sopra di sé, il Nadir è invece il punto più basso sulla verticale rivolgendosi verso il centro della Terra. Zenit e Nadir sono due punti di riferimento relativi, dipendono da dove è collocato chi osserva, ciascuno ha i propri esattamente sopra e sotto di sé, ovunque vada o si trovi. “Tra Zenit e Nadir, in mezzo, ci siete voi, ci siete sempre voi. Quali sono il vostro ‘Zenit’ e il vostro ‘Nadir’ tra cui siete in questo momento del vostro percorso o della vostra esperienza di vita? Qual è o quali sono quelle cose per cui alzate la testa e vi fanno tendere verso l’alto, vi spingono ad attivarvi, a cui aspirare? Quali al contrario vi tengono legati, frenati, bloccati, con la testa bassa?”. Un’altra occasione per alzare lo sguardo e per guardare dentro di sé.

Cambiare faccia

L’esperienza, dunque, non è stata per i ragazzi un semplice “prendere una boccata d’aria” dalla propria situazione e dal contesto di riferimento quotidiano. Ma, soprattutto, una partecipazione collettiva a tutte le attività proposte, mantenendo comportamenti adeguati e dimostrando capacità di adattamento. Cambiando faccia e lasciando andare le parti più “coatte” per aprirsi al dialogo con sé stessi e con gli altri. Qualcosa di prezioso che hanno portato con sé nel prosieguo dei loro percorsi di messa alla prova.

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