Scienza e questioni di genere: educare le giovani donne alle materie STEM

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Creare un ambiente di apprendimento e ricerca più equo ed inclusivo e assicurare pari opportunità nel mondo del lavoro costituiscono gli aspetti principali di una questione da osservare da diverse prospettive ovvero il rapporto tra donne e scienza.

A partire dal cosiddetto “Matilda effect” definito da Margaret W. Rossiter, con il quale si intende sintetizzare  il pregiudizio contro il riconoscimento dei contributi delle donne alla ricerca scientifica, esistono due declinazioni fondamentali di questa cattiva abitudine sociale. Un esempio tipico è l’attribuzione del lavoro di una donna ai colleghi uomini, come nel celebre caso delle scoperte di Rosalind Franklin sul DNA, che portarono all’assegnazione del Premio Nobel ai suoi colleghi Francis Crick, Maurice Wilkins e James Dewey Watson. L’altro aspetto riguarda il minor numero di citazioni ricevute da lavori realizzati da scienziate rispetto ad analoghi lavori realizzati dai colleghi uomini. Per approfondire la ricerca della Rossiter si consiglia questo articolo.

L’altro aspetto che qui ci interessa e che, in molti modi, risulta propedeutico a questi discorsi è la mancanza di un adeguato incoraggiamento rivolto alle bambine rispetto allo studio delle STEM. Peggio ancora, talvolta ci si scontra con l’etichetta “scienza o tecnologia per le ragazze”, sottointendendo una serie di tematiche che più si attagliano ad un genere preciso.

Sara Calcagnini, Responsabile Programmi Scienza e Società del Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, ci aiuta a fare chiarezza su queste criticità:

Per me parlare di ragazze e STEM significa dare pari accesso alla scienza e alla tecnologia, significa che dobbiamo costruire una scuola e una società che siano contesti di partecipazione e non di esclusione.

I dati ci dicono che in ambito universitario per le donne rimane una forte segregazione orizzontale, rispetto alle discipline scelte, e verticale, il raggiungimento di posizioni apicali.

Non esistono temi maschili o femminili, ma esistono condizionamenti sociali che influenzano le scelte di ragazzi e ragazze e nelle STEM è particolarmente evidente. 

Nelle STEM esistono molti stereotipi di genere, cioè percezioni sociali delle caratteristiche di maschi e femmine (carattere, abilità, predisposizioni, preferenze, aspetto esteriore, tipi di comportamento, ruoli, percorsi professionali, …) e la tendenza ad associarle agli individui di uno dei due sessi, ancora prima di incontrarli e di conoscere come sono effettivamente. Un esempio di stereotipo è il seguente: i maschi sono più razionali e le femmine più emotive. In campo scientifico, quando si parla di stereotipi di genere si fa riferimento ai ruoli e alle abilità scientifiche che pensiamo siano più adatte ai maschi o alle femmine: un esempio di stereotipo nella scienza è associare l’ingegneria e le abilità di costruzione ai maschi piuttosto che alle femmine.

La ricerca ci mostra che il modo in cui parliamo di scienza con i giovani non è inclusivo dal punto di vista del genere. Inoltre i giovani e le giovani in Europa hanno una scarsa consapevolezza della diversità delle carriere in ambito scientifico e tecnologico e delle abilità necessarie per intraprendere queste carriere. Questi due fattori influenzano il numero di ragazze che scelgono carriere scientifiche.  Come ci hanno raccontato le ricercatrici dell’Università di Copenhagen del progetto europeo Hypatia di cui il Museo è partner, quando gli educatori parlano di scienza e tecnologia hanno in mente un discente ideale che spesso è maschio, e questo fa per esempio sì che si chieda spesso alle ragazze di essere precise e ai ragazzi di costruire cose. Le scienze sono  spesso rappresentate come scienze razionali, intellettuali e indipendenti, tutte qualità spesso associate alla mascolinità. Ciò significa che i ragazzi o le ragazze che non si identificano con tali caratteristiche penseranno di non essere adatti agli studi e ai lavori collegati alle STEM, e tenderanno ad evitarli. Per questo motivo è importante presentare un’immagine della scienza il più possibile articolata e diversificata.

Per ulteriori approfondimenti, si leggano le premesse metodologiche su cui si basa il progetto 

Secondo molti la qualità dello sviluppo tecnologico e sociale è migliorata dalla diversità di chi ci lavora, per questo e mille altri motivi dobbiamo lavorare per una società nella quale donne e uomini collaborino alla pari. E le ragazze devono essere protagoniste di questo cambiamento insieme ai ragazzi, non da sole.

Credo sia importante parlare di inclusione di genere oggi e tenerla presente nella nostra vita di cittadine e cittadini, educatrici ed educatori, discutendone con ragazze e ragazzi, ma anche con gli amici e la famiglia.

Essere inclusivi prestando attenzione al genere ci allena ad essere inclusivi verso tutti, svantaggiati e non, come indossare occhiali per guardare il mondo in un modo più giusto.

Come ci ricorda l’UNESCO, in un periodo di incertezza mondiale la chiusura delle scuole aumenterà le differenze di genere. Il rischio di non tornare a scuola anche dopo la riapertura è più alto per le ragazze che per i ragazzi. 

In molti contesti viviamo le disparità di genere ogni giorno, ce lo dicono i dati sulle ore spese nella cura dei familiari, sulla disparità di salario fino alla recente scarsa presenza di esperte nelle task force governative

Il mondo dell’educazione, in particolare delle STEM, può contribuire molto al cambiamento culturale legato alla disparità di genere. Di nuovo, credo che questo cambiamento debba riguardare ragazze e ragazzi insieme.

 

In questo senso, quali attività educative sono dedicate al tema nella regolare programmazione del Museo della Scienza e della Tecnologia?

In generale tutte le attività del Museo cercano di essere attente all’inclusione, la nostra missione è essere al servizio della società, di tutti.

In particolare abbiamo lavorato sull’inclusione di genere insieme a colleghi di musei, università e aziende di 20 paesi europei nel progetto Hypatia. In questo contesto abbiamo sviluppato attività educative per ragazze e ragazzi tra i 13-18 anni e i loro educatori, da svolgere a scuola o in contesti informali come il museo. 

Cliccando qui, si accede alle attività rivolte agli adolescenti a disposizione di insegnanti, ricercatori, strutture di apprendimento informale e settori dell’industria.

L’obiettivo è creare interesse verso le STEM  negli adolescenti e soprattutto nelle ragazze, mostrando la varietà delle carriere scientifiche, in una maniera inclusiva dal punto di vista del genere. Il kit comprende una vasta gamma di attività interattive: workshop a carattere scientifico, discussioni informali e incontri con professionisti STEM.

Ogni modulo è composto da linee guida per realizzare le attività:

la descrizione specifica di ciascuna attività;

linee guida dedicate al tema dell’inclusione di genere;

una serie di suggerimenti per il facilitatore.

Prima di proporre un’attività infatti, è importante riflettere sui propri pregiudizi, tutti li abbiamo, riguardo al genere e alla scienza, per riconoscere gli stereotipi e assicurarsi di non trasmetterli ai partecipanti. Per questo abbiamo sviluppato Linee guida sulla parità di genere per supportare gli educatori con indicazioni pratiche nella realizzazione delle attività su come per esempio assegnare i compiti o rispettare i tempi di attesa in modo inclusivo.

Una buona pratica è far confrontare le ragazze e i ragazzi con la diversità delle persone che  lavorano nelle STEM (scienza, tecnologia ingegnerai e matematica), così che si possano riconoscere nelle diverse personalità e smantellare gli stereotipi offrendo modelli di riferimento concreti. Alcune delle attività, infatti, prevedono il coinvolgimento di espert*  dal mondo della ricerca scientifica e di professionist* da aziende. Per esempio un’attività che amiamo al museo è lo speed date con professioniste e professionisti.

Un’altra attività molto efficace è “La forma e l’azione” per esplorare alcuni concetti di fisica e ingegneria in modo inclusivo dal punto di vista del genere e attraverso diversi approcci: il gioco, la discussione, la rappresentazione di concetti e la costruzione.

 

Dal punto di vista del metodo didattico, sussistono ancora specifiche timidezze da parte delle ragazze nell’esprimere le proprie idee o assistete in qualche caso ad episodi di esclusione da parte dei ragazzi? Come riuscire a superare queste dinamiche negative in chiave costruttiva?

Sappiamo che gli insegnanti hanno sviluppato molte abilità nel gestire queste situazioni. Spesso aspettare e affrontare la paura del silenzio dopo una domanda non è semplice per gli educatori. Quei pochi momenti di attesa e silenzio possono favorire la partecipazione dei discenti meno reattivi, quelli che hanno tempi di riflessione più lunghi prima di intervenire, spesso sono ragazze e a volte sono ragazzi. Aspettare, guardare e rivolgersi a tutti quando parliamo, trovare modi per fare partecipare ciascuno a modo suo è un compito importante e arduo per gli educatori. Una questione molto dibattuta per esempio è quella di dare modelli di riferimento vari, come dicevamo prima, nelle attività ma anche declinando i nomi al femminile. Perché chiamare rettore quelle poche rettrici donna che abbiamo? Forse anche declinare al femminile i nomi è un modo per creare spazio per le ragazze ed immaginare un futuro più inclusivo. Oltre alla situazione puntuale, è il contesto che creiamo a fare la differenza.

Per ulteriori approfondimenti su questi temi, si consiglia il sito gender school dell’INDIRE

Sara Calcagnini | Responsabile Programmi Scienza e Società del Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano

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