A Scampia, diario bordo di una partenza

di

Tratto da una storia vera….

Sono le 8,45 del mattino, il giorno del nostro primo incontro a scuola con alcune mamme che timidamente hanno aderito al percorso. Fuori, ad attendere il mondo che passa, il solito gruppo di mamme quasi a difesa dei cancelli. Parlano animatamente e scrutano ogni minimo movimento, cercando di capire chi fossimo.

Io ed Angela arriviamo insieme e io mi offro di farle da navigatore in questa piccola città che è Scampia, di cui il rione Don Guanella è solo un quartiere. Il caso o la fortuna, ci ha fatte incontrare, a fare da mamma e papà nella conduzione dei gruppi, a gestire casi, casatielli e a veder rifiorire famiglie… E ora ci ritroviamo fuori quella scuola, come due compagne di viaggio, accomunate da uno stesso progetto, ma con emozioni diverse.

Una scuola di umanità

In quella scuola, in quel quartiere, io “ho fatto scuola di umanità”. Quella gente mi ha aperto le porte prima ancora di farsi aiutare, mi ha insegnato a star loro accanto e, mentre imparavo da loro, in tanti mi hanno ringraziato per qualcosa che neanche io capivo o non vedevo, pur essendo ovvia. Stare vuol dire accompagnare e accompagnare fa crescere. Ha fatto crescere me umanamente e professionalmente e, forse, saranno cresciuti loro.

Il “comitato di benvenuto”

In tanti anni di lavoro su questo quartiere, l’unica costante è rappresentata dal “comitato di benvenuto” delle mamme fuori scuola!

Quel primo giorno, i partecipanti, però, sono pochini… Perciò, pensiamo di utilizzare il programma come trampolino di lancio, partendo da ciò che quelle sedie vuote vogliono comunicarci. In un primo momento, i partecipanti non capiscono, ma poi le parole vengono fuori come collegate in una catena che tira su una pesante ancora.

La catena

E’ una catena pesante… Molte mamme ammettono la difficoltà non tanto di mettersi in gioco, ma di stare semplicemente sedute in cerchio, ridere, presentarsi… Sembra loro una prova d’esame a cui immaginano di essere bocciate! Su quelle sedie, mancano donne, ragazze, mamme, tanti genitori nascosti dietro mille e più impegni… La loro è una vita organizzata in modo tale da non fermarsi mai… lì dove chi si ferma è perduto soprattutto dinanzi uno specchio. A un certo punto decidiamo di coinvolgere le partecipanti direttamente per chiedere un parere su quale strategia adottare per raggiungere altri genitori da inserire nel percorso.

Riflessioni

Una giovane mamma molto attiva a scuola e tra i genitori, ci fa notare il contrasto tra l’esiguo numero del gruppo e il numero di mamme che ogni giorno si trattengono fuori il cancello. La proposta che ella avanza attiva subito i nostri pensieri… E se quelle mamme che si intrattengono fuori scuola si spostassero dentro scuola? Perché non sfruttare i vantaggi di un’aggregazione spontanea per creare un gruppo di genitori?  Così prepariamo il “piano operativo”: Pina (questo e gli altri sono nomi di fantasia) ci avrebbe messo in contatto con le mamme, introducendoci nel gruppo per proporre loro di prenderci un caffè il giorno successivo alla stessa ora a scuola.

Il caffè

L’indomani, organizziamo un “comitato di benvenuto” insieme a Pina: c’erano mamme, operatori, caffè e biscotti per far capire che facciamo sul serio! Nell’aria si respira curiosità mista ad ansia e imbarazzo. Perciò, dopo esserci presentati come operatori, passiamo alla fase “rompighiaccio”: un preliminare iniziale dove, attraverso un gioco, si spezza il clima di imbarazzo per creare un aria respirabile per tutti a pieni polmoni, sgombri dall’ansia. Le mamme iniziano a ridere tra l’incredulo e il divertito e si presentano: ripetendo il nome delle 10 mamme prima di loro, cambiando posto in base al numero di scarpe o a quante volte si sono innamorate nella vita.

Qual è la differenza tra dentro e fuori? Tra le chiacchiere fuori il cancello e lì dentro? In quell’aula nasce la consapevole voglia di stare lì, stare insieme,  ascoltare la propria voce che parla di sé, mentre gli sguardi si incrociano con gli altri. Come sempre, l’essenziale è invisibile agli occhi.

Il patto

Dopo il rompighiaccio, procediamo al patto d’aula. Con un gioco di cartelloni, chiediamo ai partecipanti cosa si aspettano, cosa non si aspettano e come si immaginano il percorso. Pian piano, la timidezza non rappresenta più un ostacolo: Maria sorride e si meraviglia che qualcuno le chiedesse un parere. A Daniela sembra strano poter esprimere ciò che non desidera… Tutte avvertono che sta avvenendo qualcosa di magico, mai provato prima o ormai dimenticato. Quando ti imbatti in una relazione nella quale ti senti accolta, riconosciuta, dove non ci sono domande né giudizi, ma dove tutto parte da un “ciao”, stranamente senti che qualcosa sta cambiando dove meno te lo aspetti: in te stessa!

I papà

Nei giorni successivi, tante mamme hanno riflettuto su quanto poco fosse usato il termine “papà”! Tante di loro hanno dovuto spogliare un marito inadeguato delle false sembianze di un padre inadeguato, ammettendo che tra i loro figli e il padre spesso si annidano conflitti di coppia camuffati da problemi genitoriali.

Riflessioni

Tante mamme hanno compreso che, quando si diventa genitori, è come se i nostri figli ci facessero rivivere la storia della nostra vita. Loro e i figli non sono la stessa cosa, ma i figli diventano delle bambole che noi genitori vestiamo delle nostre aspettative, delusioni, viglia di riscatto o bisogno di affetto!

In tante famiglie, comanda la nonna, facendo sentire le mamme ancora figlie o, in molti casi, nonna e moglie si contendono lo stesso eterno bambino che è il marito. Lo spazio di gruppo svela nuovi bisogni nelle mamme, aiutandole a toccare con mano le innumerevoli interferenze che spesso si annidano tra loro e lo specchio, nella loro coppia, ma, soprattutto, nella relazione con i figli.

Tante mamme hanno scoperto la bellezza della cura del legame familiare e genitoriale, ma hanno compreso quanto sia pericoloso amare gratis o amare per due!

Oggi, quelle mamme hanno ancora fame e sete di relazioni. Alcune hanno voluto farci da “testimonial” per i nuovi percorsi previsti. Ci hanno insegnato che, nella vita, puoi illuderti di valere dinanzi a un selfie, ma solo una relazione rassicurante ti restituisce che esisti. Quelle mamme ci hanno esortato a essere prima persone, esseri umani e poi conduttori di un gruppo. A quelle mamme lasciamo una parte di ciò che eravamo ieri e custodendo gelosamente un ricordo, un sorriso, uno sguardo noi ci proiettiamo domani in una nuova avventura.

Non ci rendevamo conto che proprio fuori quel cancello, stava partendo un nuovo percorso, un nuovo viaggio per noi tutti.

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