La scuola: crescere per non perdersi

di

L'istituto scolastico Cap. B. Puglisi di Acate

Le scuole di frontiera, spesso, sono più vicine di quanto si creda. Anche perchè la “frontiera”, a volte, non è un luogo fisico, bensì una “sovrastruttura” mentale che è ancora più difficile da abbattere. L’istituto comprensivo “Cap. B. Puglisi” di Acate sperimenta ogni giorno lo sforzo di rispondere con le attività di formazione e crescita, al rischio di “dispersione” e “devianza” per i nostri ragazzi. Il dirigente scolastico, prof. Salvatore Panagia, e la docente Immacolata Licitra, referente del progetto per l’istituto ibleo, parlano dell’impegno della scuola nell’iniziativa.

Quali sono i motivi che hanno portato l’istituto ad essere partner di “Ri-belli”?

La nostra scuola opera in un’area a forte rischio dispersione: spesso si ha notizia di comportamenti antisociali e devianza, che coinvolgono le famiglie dei nostri studenti. Sono numerosi, in quasi tutte le classi, i casi di alunni con Bes non certificati, a cui la scuola dà supporto grazie al lavoro dei docenti, in particolare quelli del potenziamento e dell’equipe socio-assistenziale messa a disposizione dall’ente locale.

La percentuale di evasione e/o dispersione scolastica periodicamente comunicata agli enti preposti (Usr, Ente Locale, forze dell’Ordine, etc…) e contrastata con progetti e raccordi istituzionali (Osservatorio d’Area), è ad oggi molto alta, con conseguente esito negativo nella valutazione sommativa di fine anno scolastico in termini di non ammissione alla classe successiva, ma soprattutto per anno scolastico non valido (come da normativa vigente, art. 5 D. lgs. 62/2017) e conseguente non ammissione allo scrutinio.

Il contesto di riferimento si caratterizza per una fascia di popolazione proveniente da Paesi Esteri (Nord-Africa e paesi dell’Est). Nei precedenti anni scolastici sono state accolte numerose iscrizioni nel corso dell’anno. Il dato storico relativo alle iscrizioni ad anno scolastico inoltrato e la relativa percentuale di alunni di provenienza estera si attesta al 20/30%. La nostra scuola, essendo l’unica istituzione formativa presente nel territorio ha accolto questi alunni, attivando tutte le strategie inclusive possibili. Si tratta spesso di ragazzi che non conoscono l’italiano, che hanno difficoltà di inserimento, che vivono difficoltà familiari di natura sociale, economica e culturale.

Queste difficoltà sono state ancora più evidenti durante il periodo di sospensione delle attività in presenza nella seconda parte del precedente anno scolastico. La mancanza di strumenti digitali ha reso complicato mantenere il contatto con questi alunni e nonostante la disponibilità della scuola a concedere in comodato d’uso i dispositivi, spesso è stato complicato raggiungere le famiglie degli alunni e stabilire con esse le più elementari forme di contatto.

Quali sono gli obiettivi principali legati alle attività che saranno svolte nella vostra scuola?

La nostra istituzione scolastica, grazie alla Caritas e alle figure da questa messe a disposizione, in collaborazione con i docenti, l’equipe socio-assistenziale, intende portare avanti attività di recupero degli alunni e di sostegno alle famiglie per ridurre il fenomeno della dispersione e dell’abbandono, anche attraverso un contatto diretto con le famiglie. Allo stesso tempo, per gli alunni stranieri, si intende creare delle figure di supporto e affiancamento che lavorino per ridurre il divario culturale e linguistico. Diventa fondamentale la presenza di un mediatore, che aiuti le famiglie di migranti a rapportarsi, anche in termini linguistici oltre che amministrativi, con la nostra istituzione.

In un contesto così difficile, quali progressi vi aspettate?

Le nostre aspettative sono strettamente legate agli obiettivi. Diventare un riferimento per tutta la comunità, non solo per l’aspetto didattico-formativo, ma anche come istituzione che si preoccupa di avvicinare le famiglie della scuola, che dimostra di avere a cuore i propri studenti e le famiglie, è il risultato primario che ci si aspetta di raggiungere. Al di là dell’obiettivo finale di ridurre il numero delle non ammissioni, e di limitare i casi di dispersione o di abbandono, si intende concentrare tutti i propri sforzi per favorire il riconoscimento della scuola come luogo di crescita, come istituzione in grado di cogliere le esigenze delle fasce più deboli della popolazione e di mettere in atto tutte le strategie inclusive possibili coinvolgendo enti pubblici, associazioni private.

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