Ascolto per l’incertezza del post sisma. Così lo sguardo torna alto

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Il supporto ai più giovani passa, in modo forte e cruciale, anche attraverso al sostegno alle famiglie. È con questo scopo che,  nell’ambito del progetto Resiliamoci,  l’associazione Famiglia Nuova ha dato vita in questi mesi a uno sportello di ascolto del consultorio familiare, aperto due giorni a settimana, a San Ruffino, frazione di Amandola, e Servigliano*. L’obbiettivo è aiutare gli adulti a capire e ad approfondire le dinamiche educative, e ad aiutarli quindi a superare le proprie insicurezze, angosce, fragilità, così da auto educarsi e trasmettere il meglio ai figli. A tale scopo, è attivo un servizio di mediazione familiare.

Un territorio colpito dal sisma

Sportello del Consultorio familiare di San Ruffino, frazione di Amandola

Siamo in pieno cratere sismico, provincia di Fermo. E anche nell’attività degli sportelli, l’eco del terremoto si è fatto sentire. Qui le scosse del 2016 hanno lasciato profondi cambiamenti nella vita delle persone. In tanti hanno dovuto abbandonare le case di una vita, e ricominciare tutto da caso. Erano mille gli sfollati 4 anni fa, ed ad oggi il loro numero resta elevato. Nella parte marchigiana di cratere, sono 4.265 le persone che vivono nelle Sae – Soluzioni abitative emergenziali, ovvero le casette costruite attorno i borghi distrutti. E 591 sono ancora gli ospiti delle strutture ricettive (ma entro il 17 febbraio scatta il trasferimento coi Contributi di autonoma sistemazione), 394 gli individui che vivono nei container collettivi. In questi quattro anni, cambi di residenza fra gli sfollati sono stati più di 10mila.

La insicurezza figlia del terremoto

“Non è tanto la paura di un nuovo sciame sismico a affliggere le persone  – racconta l’operatore dello sportello, Luigi Ferrarini – Solo in due o tre hanno manifestato questa angoscia. Piuttosto, tanti fra i genitori esprimono un senso di insicurezza e provvisorietà che è legato alla dimensione più tipica del post terremoto, quella di chi negli ultimi anni ha visto sfaldarsi alle spalle tutte le certezze ed ha dovuto anche cambiar casa, per andare a vivere da sfollato altrove, con un ulteriore peggioramento del senso di precarietà”. Fra gli  utenti dello sportello di Famiglia Nuova e Resiliamoci, c’è chi è andato ad abitare da sfollato sulla costa, e fa il pendolare con l’entroterra. Chi ha cambiato domicilio. Chi sta pensando di trasferirsi definitivamente altrove.

Problemi più marcati

La porta del Consultorio familiare di Servigliano

In questa dimensione di incertezza, il rapporto coi figli rischia di farsi più problematico. “Quei punti di crisi e di incomprensione che si aprono in tutte le relazioni familiari, qui nella zona post sismica sono più marcate. L’insicurezza a volte è più forte nei genitori, ed educare, gestire, avere un influsso pedagogico saldo sui propri figli può farsi più complicato – continua Ferrarini – Non solo, il terremoto ha modificato la vita di molti anche, e in modo pesante, nelle abitudini di vita pratica delle famiglie. Per esempio, dopo 2016, tanti ragazzini, fra uno sfollamento e un trasloco, sono tornati a dormire nella stanza dei genitori, in mancanza di spazio, di stanze per loro nella nuova educazione, spinti anche dalla paura di nuove scosse. E così si è prolungato oltre tempo il legame di attaccamento figlio padre madre”.

Rialzare lo sguardo

Per aiutare i genitori nel loro percorso, gli operatori dello sportello hanno tenuto centocinquanta ore di colloquio che ha coinvolto una ventina di persone. Così da poter intervenire, grazie all’ascolto, su consapevolezza dei propri mezzi, sulla storicizzazione dell’accaduto, fino a dare impulso alle persone a rialzare la testa, passo dopo passo. E’ riacquistare quello slancio che porta a cogliere il senso della progettualità. È un percorso condotto un incontro dopo l’altro, fondamentale per riportare il sereno.

*Gli sportelli sono aperti il mercoledì dalle 15 alle 18 a San Ruffino (Amandola) e il giovedì dalle 15 alle 18 a Servigliano. 

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