Vite Sospese: di Gianfranco Visci, CISMAI

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Vi riportiamo il contenuto di un intervento del pediatra Gianfranco Visci, Componente Consiglio Direttivo CISMAI e Consulente Scientifico del  “Centro Studi Sociali Infanzia & Adolescenza”, ente capofila del progetto PRIMA, durante la Conference call in streeming del CISMAI del 25 maggio 2020 “Open Call”.  A seguire il testo integrale.

“Un cordiale saluto a tutte e tutti i presenti da parte mia a nome del CISMAI e della Presidente, Gloria Soavi, impossibilitata ad intervenire. In questi mesi di “vita sospesa” per contrastare l’epidemia si sono fatte evidenti le conseguenze ed i rischi per i bambini, soprattutto per quelli piu’ fragili e indifesi per situazioni sociali, economiche e culturali, che il CISMAI, per il suo radicamento in tutte le Regioni d’Italia,  è stato di in grado di  riconoscere e seguire.

Fino a quando non sono stati segnalati casi di sindrome di Kawasaki, i bambini sono stati i “grandi assenti” tra i destinatari delle misure da adottare; sono stati considerati solo per la possibilità di infettare gli adulti e, soprattutto i nonni… così sono stati anche caricati di una responsabilità e di un senso di colpa che non meritano… e tra i bambini … quelli disabili sono scomparsi dal nostro orizzonte!

Se sul piano sanitario ne hanno risentito meno, non di minore entità sono state le conseguenze relazionali e psicologiche che hanno sofferto.

Come Pediatra e  Neuropsichiatra infantile, sono stato chiamato in causa molte volte per i sintomi, che i bambini hanno presentato dopo le prime settimane, anche i piu’ piccoli.

I piu’ piccoli hanno presentato soprattutto “stati d’animo” diversi dal solito:  irrequietezza, irritabilità, perdita di appetito, disturbi del sonno, pianto immotivato, aspetto intristito del volto;  i piu’ grandi, riferivano soprattutto sintomi psicocosomatici e, soprattutto,  depressivi.

Queste situazioni si palesavano nelle famiglie attente e sensibili … non sappiamo quanto abbiano sofferto quei bambini nelle situazioni di fragilità, se non di violenza subita o assistita, che pure le cronache hanno riportato.

Mentre veniva enfatizzato l’impegno tecnologico delle scuole si è palesata ancora di piu’ la condizione di diseguaglianza economica, sociale e culturale di tanta parte del nostro Paese…… ma, del resto, questi dati non li scopriamo oggi … si conferma piuttosto quanto questa condizione abbia allargato ancora di piu’ il  gap e abbia condannato una larga parte dell’infanzia del nostro Paese  (il 30 % ?)  ad una condizione di emarginazione che non sara’ colmata dalla distribuzione di computer e tablet nelle scuole.

I genitori, poi, – se ne erano capaci – hanno dovuto  assistere tecnologicamente i loro figli nelle lezioni online, sottraendo gran parte del tempo al lavoro “a remoto”.

Con grande preoccupazione non vediamo segni, anche abbozzati, di un disegno, di una volontà di intervenire e considerare le politiche per l’infanzia l’investimento piu’ redditizio per il nostro Paese e di mettere in campo iniziative di prevenzione.

E’ assolutamente prioritario l’ intervento sulla scuola perche’ tutti i bambini italiani, nel rispetto della Costituzione e dei Trattati Internazionali,  possano frequentare la scuola dai 3 ai 18 anni: la scuola è il luogo privilegiato per ridurre le diseguaglianze e costruire un Paese piu’ attento ai valori democratici …. e poi  i ragazzi non vedono l’ora di tornarci!

Dove si incontrano difficoltà ad aprire asili nido e scuole per l’infanzia devono essere favorite  iniziative  presso  aziende pubbliche e private presenti nel territorio affinchè, d’intesa con gli Enti Locali, istituiscano al loro interno queste scuole, anche per favorire il lavoro delle donne.

Intanto,  riteniamo necessario e urgente un intervento concordato con le Regioni perché si attivino iniziative di socializzazione nei mesi estivi (campi estivi, animazioni, giochi e laboratori didattici, ecc.)  con l’obiettivo di recuperare i rapporti sociali, allentare il carico educativo – e talora assistenziale – delle famiglie che sono tornate a lavorare e per preparare i ragazzi ad un rientro in classe a settembre con la consapevolezza dei comportamenti da rispettare per un rientro in sicurezza.

Come per le infrastrutture materiali non è piu’ rinviabile un piano nazionale per l’infanzia e l’adolescenza che riconosca l’assoluta priorita’ delle politiche per l’infanzia e l’adolescenza e  incardini questo piano nelle Istituzioni che già esistono e che vanno rafforzate e coordinate : la scuola, come si è detto prima, i servizi sociali con la definizione dei Livelli Sociali di Assistenza, attivando servizi di home visiting per contrastare la “poverta’ educativa”,  la sanità, rendendo pienamente fruibili ovunque tutti i LEA, e le organizzazioni del terzo settore che spesso  sole, soprattutto  in questi mesi, hanno continuato ad assistere, curare e proteggere soprattutto i bambini piu’ bisognosi, piu’ fragili e indifesi.

Grazie per l’attenzione e buon lavoro a tutte e a tutti”.

 

Gianfranco Visci.

Regioni

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