I segnali del disagio ai tempi del Coronavirus: i bambini parlano con il loro corpo. Il contributo del pediatra

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Nel corso delle ultime settimane di “confinamento” sono stato contattato da molti genitori perché li aiutassi a comprendere i sintomi presentati e riferiti dai loro bambini, a comprenderne le cause e a rispondere loro nel modo migliore.

In modo particolare mi sono stati riferiti comportamenti dei bambini piu’ piccoli fino ai 2 anni circa e quelli dei piu’ grandi, di 3 – 4 anni in genere.

I primi manifestavano soprattutto “stati d’animo” diversi dal solito come irrequietezza, irritabilità, perdita di appetito oppure disturbi del sonno, aspetto intristito del volto; i secondi, i piu’ grandi, riferivano soprattutto dolori addominali, inappetenza, mal di testa, capricciosità e altro.

In genere, i genitori che mi interpellano riferiscono di non aver dato peso a questi comportamenti, almeno all’inizio, poi, soprattutto in riferimento ai piu’ grandi di aver reagito con preoccupazione, non riuscendo a capirne le motivazioni e le soluzioni da adottare.

Queste situazioni sono molto piu’ frequenti di quanto si pensi e, soprattutto, sono molto piu’ diffuse di quelle rilevate.

I bambini stanno vivendo una condizione nuova caratterizzata dalla brusca interruzione dei ritmi, delle abitudini e delle frequentazioni che avevano precedentemente  (pensiamo solo a quelli che frequentavano nidi e scuole dell’infanzia !) e che non comprendono e soprattutto non riescono a spiegare; talora, come accade nei bambini piu’ grandi, finiscono per pensare che la nuova situazione possa essere “una risposta” dei genitori alle loro “marachelle”, ai loro capricci ….

I genitori devono comprendere che i bambini, a cominciare dai piu’ piccoli, non sono in grado di dare una spiegazione razionale a quanto sta accadendo, si accorgono che le abitudini, i ritmi, le presenze degli adulti sono profondamente cambiate nelle ultime settimane e, spesso, non vengono date spiegazioni comprensibili o, ancora, risposte preoccupanti per le conseguenze per quanto accade  (e per quanto sono in grado di comprendere)…. tanto piu’ quando gli adulti di riferimento manifestano anch’essi il proprio disagio per la condizione di vita presente con irritabilità, trascuratezza e contrasti con gli altri adulti.

Deve essere anche considerato che il tempo, per i bambini, assume una “durata” molto piu’  lunga che per noi adulti e le giornate sembrano non finire mai.

Questo insieme di condizioni alimentano lo stato di disagio dei bambini che, proprio perché non riescono ad analizzarlo e dare ad esso una spiegazione comprensibile e, soprattutto, a poterlo esprimere verbalmente, lo manifestano con il proprio “corpo”, come fanno spesso anche in altre situazioni che ben conosciamo (i tics, i dolori addominali periombelicali, i disturbi del linguaggio, ecc.).

Dopo aver condiviso con i genitori le caratteristiche dei sintomi presentati ed aver escluso la natura organica degli stessi, è necessario concordare con essi l’adozione di una capacità di attenzione, di comprensione e, soprattutto,  una risposta empatica che prima di tutto li tranquillizzi, faccia loro comprendere i motivi di questa condizione che stiamo tutti vivendo (senza utilizzare argomenti e  immagini preoccupanti e allarmanti !) e, sottolineando verbalmente e particolarmente con i gesti (il sorridere, l’abbracciare, ecc.) che la relazione già instaurata non è affatto cambiata, che quanto prima torneremo tutti alle abitudini e alle consuetudini di prima.

Ai bambini che riferiscono sintomi somatici (mal di pancia, cefalea, pollachiuria (= urinare frequentemente), ecc.) occorre prestare un’attenzione serena e non allarmata a quanto riferiscono, tranquillizzandoli e facendo loro sentire che non siamo preoccupati perché tutto si risolvera’ presto e bene, evitando anche di chiedere loro frequentemente : “come ti senti ?  hai ancora mal di testa ?”.

Approfittiamo piuttosto di questo periodo per trattenerci piu’ spesso con loro, interessandoci ai loro interessi, ai loro progetti e, a seconda della loro eta’ e maturità, giocare con loro (puzzle, costruzioni, disegni, enigmistica, ecc.) e, soprattutto, scrivendo insieme delle storie, costruendo delle sceneggiature da recitare …. In questo modo i bambini potranno “esportare” sulle storie e sulle trame i loro disagi inconsci e cercare così di liberarsene.

 

Gianfranco Visci – Pediatra

Centro Studi Sociali sull’Infanzia e Adolescenza “Don Silvio De Annuntiis”

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