Mutamenti imprevedibili? Serve il quoziente xq

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“[…] Va bene valutare le scuole per quanto sanno sviluppare l’iq, il quoziente d’intelligenza di chi apprende, va bene tener conto dell’eq, il quoziente emozionale. Ma bisogna badare anche all’xq, dove x designa la capacità di adattarsi con successo a mutamenti imprevedibili […]”.

A citare Tullio De Mauro è Giovanna Cipolla [@FmdGiovanna], che coordina le attività della Fondazione Mondo Digitale nelle quattro Palestre dell’Innovazione. Le piace aver ritrovato la fonte sicura, un articolo del settembre del 2016, scritto dal linguista in occasione del premio da cento milioni di dollari messo in palio dall’XQInstitute per le scuole superiori. Un commento oggi più che mai attuale.

“Giunti al giro di boa di quest’anno scolastico, possiamo affermare con sicurezza che, nonostante la vasta gamma di mutamenti imprevedibili che si sono dipanati davanti a noi, le scuole di OpenSPACE hanno dimostrato un xq davvero notevole, riuscendo ad adattarsi al meglio delle loro possibilità”, dichiara con soddisfazione Giovanna, che preferisce parlare di quoziente xq invece che di resilienza.

Con i tempi fisiologici della ripartenza sono ripresi i laboratori nelle Palestre dell’Innovazione delle quattro città di OpenSPACE.

In alcuni casi i formatori hanno incontrato i ragazzi virtualmente, in altri sono riusciti a lavorare in aula insieme a loro. Ma come è andata la “ripresa”? Giovanna lascia che a raccontare siano i formatori, perché possiamo capire di più “dai pensieri e dalle parole di chi sul campo – attraverso uno schermo prima e tra mascherine e banchi singoli poi – cerca ogni giorno di stimolare in loro inventiva e creatività. La creatività va oltre le apparenze e gioca con i dati evidenziando altre logiche combinatorie quando l’apparente sembra impossibile da decifrare”.

Lo sa bene Elena Cerbara, dottoressa in matematica e formatrice di Fondazione Mondo Digitale che da febbraio segue da remoto un gruppo di ragazzi e ragazze dell’Istituto comprensivo Madre Teresa di Calcutta di Milano: “Il progetto OpenSpace è stato per me un terreno di gioco nuovo. Mi sono trovata ad affrontare la formazione a distanza che un po’ mi spaventava ma, grazie alla guida dei ragazzi, sono riuscita a fare del mio meglio. I ragazzi sono stati sempre attivi e molto interessati, si sono lanciati alla scoperta di questo mondo (non più così nuovo) che è la programmazione. Mi hanno dato la possibilità di imparare molto e mi hanno spinta a creare contenuti sempre nuovi e più complessi”.

È strano pensare che i ragazzi siano diventati delle “guide” per gli adulti in questo mondo fatto di link di collegamento e condivisione schermo che hanno imparato a conoscere meglio di chiunque altro.

“È diverso, è strano, è difficile? È possibile!”, ci racconta Francesco Passantino, formatore FMD di Palermo che dall’inizio di marzo si reca presso la scuola media Borgese per animare il laboratorio di coding.

“Prima o poi doveva succedere, di ritornare in aula e di ricominciare con le lezioni, tra ragazzi con le mascherine, computer disinfettati, professori vaccinati, banchi singoli e distanze tra le “rime buccali”. Così dopo tanti mesi di didattica a distanza sono tornato in classe, confrontandomi con le regole del virus”.

La domanda più ricorrente di questo periodo è stata Come stanno i ragazzi?

“I ragazzi e le ragazze che ho incontrato hanno dimostrato che la loro energia non è stata fiaccata dall’emergenza”, ci racconta Francesco, “che anche con i soli occhi, visibili tra una mascherina e un ciuffo, riescono a farsi capire. Brillano se scoprono qualcosa di nuovo, sono a punto interrogativo se vogliono rispiegato il concetto, sono spalancati quando stanno esprimendo la loro creatività.
Abbiamo lavorato sul pensiero computazionale con Scratch, sei ore per ogni classe, ma già alla fine delle prime due sapevano muoversi con disinvoltura, inventando qualcosa di nuovo. Un bel risultato e, per me, un grande onore: tornare alla Borgese dopo quaranta anni, avendo frequentato questo Istituto agli inizi degli anni ‘80, quando la tecnologia più avanzata che usavamo era la macchina da scrivere Olivetti della nostra insegnante di italiano. In terza media, per il classico tema “che lavoro farai da grande”, scrissi del mio desiderio di insegnare, volendo “restituire” quanto i professori ci stavano dando. Dopo tanti anni ho potuto farlo anche qui, grazie al progetto OpenSPACE!”

Abbiamo una grande occasione. Se crisi e desiderio sono i più potenti motori di innovazione, questo è il tempo per parlare non solo di distanze e device, ma per una grande stagione che rimetta l’educazione al centro.

I ragazzi e le ragazze della scuola sono stati i protagonisti (passivi) indiscussi di questa stagione.

Da dove ripartire se non da loro?

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