Trasformazioni. Come far diventare un luogo a misura di bambini e famiglie

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Mancano ormai pochi mesi alla fine del progetto Nest ed è possibile provare a fare un bilancio di ciò che è stato.

Materdei, il quartiere di Napoli in cui sorge l’hub di NEST, pur essendo al centro della città si caratterizza per essere abbastanza isolato, un luogo soprattutto residenziale. In particolare, la scuola che ospita l’hub educativo si trova in una strada per lo più di passaggio di auto e ciclomotori, priva di negozi e servizi. Si tratta di una struttura antica che in origine era una chiesa, destinata solo successivamente ad ospitare una scuola per l’infanzia. Quando siamo arrivati nel 2018, lo spazio esterno alla scuola era molto sporco, occupato da rifiuti di vario genere, erbacce e addirittura da aghi monouso per siringhe. L’ingresso era totalmente disabitato e non presidiato e si avvertiva una certa incertezza a percorrerlo tutto fino ad arrivare al primo o al secondo piano dove si trovano le classi ed il personale scolastico. La prima azione che abbiamo messo in pratica una volta arrivati è stato dunque preoccuparci della riorganizzazione degli spazi di accoglienza per le famiglie. Era necessario che le persone sapessero che stava cambiando qualcosa, che quei luoghi bui e isolati avrebbero accolto un hub per i bambini del territorio. Al piano terra abbiamo ritinteggiato le aule e il corridoio, gli uffici hanno preso vita e sono stati arredati con mobili e giochi adatti ai più piccoli. Ci siamo poi dedicati alla pulizia dello spazio esterno sollecitando le istituzioni non solo a rimuovere la spazzatura, ma anche a presidiare con più costanza lo spazio, divenuto per il suo abbandono un luogo di ritrovo per i tossicodipendenti a tutte le ore del giorno. La presenza dello staff quindi, oltre a portare una proposta nuova e diversa, ha permesso ai genitori di vivere le zone interne ed esterne alla scuola con più serenità e sicurezza. In questi anni, abbiamo anche affiancato il personale scolastico nel sollecitare le istituzioni competenti, chiamate spesso a farsi carico di quelle piccole o grandi difficoltà che si vivono in strutture grandi e nate con uno scopo diverso per quello a cui poi sono state destinate. Ciò ha mostrato anche ai genitori che è possibile essere ascoltati, che le istituzioni possono essere chiamate in causa quando qualcosa non funziona.

Negli incontri di sostegno alla genitorialità abbiamo discusso spesso con le famiglie della necessità di ripensare gli spazi a dimensione di bambini, sia a livello domestico sia comunitario. Da qui è nato un piccolo movimento di quartiere fatto di genitori, a cui è venuta l’idea di realizzare uno striscione da affiggere nei pressi della scuola per attirare l’attenzione degli automobilisti ed indurli a guidare con prudenza per via della presenza di una scuola proprio lì, in quella stradina angusta che troppo spesso percorrono a gran velocità non aspettandosi il passaggio di bambini e carrozzini. La pandemia ci ha un po’ rallentati ma, entro la fine dell’anno scolastico, affiggeremo lo striscione, lasciandolo in dono alla scuola e al territorio a rappresentare simbolicamente i cambiamenti realizzati da NEST in questi tre anni, nella speranza che possano essere ancora sostenuti dalla comunità ed aprire la strada a trasformazioni future.

Certo, non pensiamo che si possa cambiare in tre anni il volto di un quartiere, ma nel nostro piccolo abbiamo trasformato NEST in un ambiente sicuro per i bambini e le famiglie e reso questo spazio periferico un luogo centrale e necessario per il territorio. E sicuramente siamo riusciti a rendere le famiglie stesse un po’ più a misura di bambino, attraverso la proposta di percorsi educativi per i più piccoli che coinvolgessero attivamente anche i genitori. Ciò ha rafforzato in loro la consapevolezza che delegare le cure all’entourage familiare può privare il bambino di importanti occasioni ed opportunità di crescita, di scambio, di sviluppo e di apprendimento ed ha portato molti degli utenti che hanno frequentato NEST a scegliere poi di iscrivere i propri bambini a nidi comunali e /o a servizi per l’infanzia incrementando anche il numero di iscritti alla scuola che ospita l’hub.

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