Come superare pregiudizi e stereotipi per facilitare l’accesso ad un servizio educativo nella primissima infanzia

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L’asilo nido, come tutti i servizi educativi, rappresenta un’importante esperienza di potenziamento delle capacità cognitive, relazionali, motorie e psico-sociali di ogni bambino e di ogni bambina oltre che un’occasione che non si esaurisce con la frequenza del bambino al nido ma che si può trasformare in un vero e proprio percorso di educazione per tutta la famiglia. I bambini e le bambine cominciano a socializzare con i pari anche prima dei 3 anni di età. Questa fase è molto importante perché il graduale distacco dai genitori aiuta il bambino piccolo a sviluppare la fiducia anche verso altri riferimenti esterni, lo abitua al confronto con altri bambini, lo espone a piccole ma indispensabili frustrazioni che serviranno in futuro a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e dei propri limiti e, quindi, una maggiore autonomia. Il confronto con i pari e con figure di riferimento esterne aiuta a sviluppare una maggior fiducia verso il mondo al di fuori del proprio nucleo familiare e aumenta, già nei primi anni, le abilità di problem solving nella gestione dei piccoli conflitti.

Sono molteplici i benefici di cui i bambini e le bambine possono beneficiare nella frequenza di servizi educativi ma sovente i genitori sono attanagliati da mille domande. Il bisogno di una genitorialità consapevole caratterizza le famiglie del nostro tempo: paure, ansie, bisogno di risposte nella convinzione di poter essere pronti, di potere controllare tutto ciò che appartiene alla funzione genitoriale. Tra i falsi miti e i pregiudizi più comuni sull’utilizzo dei servizi educativi come risorsa ci troviamo spesso di fronte a genitori secondo cui i bambini sono piccoli e quindi non socializzano, che la baby sitter o i nonni garantiscano maggiore cura e più attenzioni, che non c’è da fidarsi degli estranei e in particolare, tema molto discusso soprattutto a causa dell’emergenza Covid-19, che il bambino rischi di ammalarsi o di contagiarsi. Rispetto al rischio che i bambini che frequentano i servizi educativi siano più esposti ad alcuni virus é vero ma questa esposizione più precoce aiuta il bambino piccolo ad acquisire un’immunità che determinerà un minor numero di infezioni e altre malattie in età scolare. In questo momento storico però, ovviamente, molti genitori vivono con grande paura il rischio di un eventuale contagio da Covid-19. Ci ritroviamo di fronte ad un importante incognita in cui si pensa che, nonostante l’utilizzo dei vari dispositivi di protezione e l’attivazione delle nuove prassi per rendere gli ambienti salubri e sicuri, il rischio di contagio sia alto. Soprattutto per bambini e bambine da 0 a 3 anni, considerata la tenera età, diventa davvero difficile pensare ad un inserimento in un servizio educativo, anche quando sia necessario perché i genitori riprendono l’attività lavorativa.

All’interno del progetto Nest abbiamo accolto e compreso le preoccupazioni dei nostri genitori e sarà nostra premura strutturare dei momenti di informazione rispetto alla Fase 2, ai dispositivi che metteremo in campo per proteggere i bambini e le bambine, i genitori e gli educatori e per rendere l’ambiente accogliente e allo stesso tempo sicuro in ottemperanza con le linee guida che saranno decise dalle istituzioni. Il genitore ha necessità di essere rassicurato e di essere messo a conoscenza di tutte le azioni che saranno attivate per riprendere le attività. Il rapporto e la comunicazione con le famiglie sono due aspetti cruciali. In questo momento storico, le competenze in ambito comunicativo diventano sempre più importanti, non solo per gestire al meglio la relazione con i genitori, ma anche per rispondere alla richiesta delle famiglie di ricevere ascolto e supporto.

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