Periferie: luoghi complessi dove dal disagio nascono nuove risorse

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“Una volta che si è accettato che anche tra gli esseri umani più vicini continuano ad esistere infinite distanze, può crescere un meraviglioso affiatamento, se questi riescono ad amare la distanza che li separa che rende possibile ad ognuno di vedersi reciprocamente per intero stagliati contro il cielo.”

Rainer Maria Rilk

Vivere in periferia, essere di periferia, sentirsi periferia, sono concetti ed espressioni non solo legate alla geografia dei luoghi ma, sempre più spesso, legati alle possibilità, alle occasioni, ai servizi, ai diritti, alla libertà di movimento e conseguentemente alle aspirazioni, ai sogni, alle scelte di vita degli individui che le abitano e che le vivono, giorno dopo giorno.

In questo primo anno e mezzo di Nest Roma ci siamo resi conto quanto una città così smisurata, variegata e complessa, abbia nelle periferie il suo cuore pulsante nonostante trovino sede in esse il degrado, l’assenza, il silenzio, l’abbandono, la solitudine, il disagio, la povertà, tutta.

Gli interventi e i servizi nelle aree periferiche sono spesso pochi, a volte carenti, spesso privati e sicuramente poco organizzati a livello macro e non sempre connessi tra loro.

Le periferie, popolose, multietniche, eterogenee, multiproblematiche e ricche di sfaccettature, hanno però, nella loro complessità, nello loro infinite distanze, nei loro ‘mondi a sé, la capacità di creare e generare spontaneamente meccanismi preziosi, da emulare e da riconoscere come esempi validi e modelli di intervento efficaci e a bassissimo costo come ad esempio il mutuo aiuto,  la contaminazione, la solidarietà, la progettualità dal basso. Processi realizzati grazie alle grandi capacità di autodeterminazione, resilienza, autogestione, creatività,  proprie dei soggetti che ne fanno parte.

L’hub romana di Nest, la sua metodologia e il suo intervento, molto prendono da questa riflessione. L’intervento che da oltre vent’anni la cooperativa sociale Antropos, che gestisce l’hub, realizza sul territorio è il frutto di uno sguardo attento della realtà locale. Antropos è parte attiva di questo complesso scenario, la periferia, e disegna e compone il suo intervento e la sua progettualità sulla base delle esigenze che emergono da chi il territorio lo abita.

Tra i vari servizi, proposte ed attività, due sono i fondamenti che, legati a questa riflessione, rendono l’hub di Tor Sapienza una di quelle esperienze ritenute interessanti da chi vive in periferia. Il primo è quello di annullare completamente le distanze ed il concetto di lontananza essendo situati, per scelta, nel centro di un quartiere popolare di estrema periferia, in un quadrante della città dove le risorse sono davvero mal collocate e distribuite. Il secondo è la realizzazione di un luogo accogliente che sia di riferimento ad un utenza il più vasta e variegata possibile: minori, genitori, famiglie (di ogni natura, competenza e provenienza).

L’essere all’interno del territorio permette di creare e sviluppare un reale senso di appartenenza al luogo e al progetto da parte di chi lo frequenta; di creare una partecipazione quotidiana, attiva, propositiva; di diventare, essere e sentirsi realmente come una ‘Casa comune’ in cui incontrarsi, rifugiarsi, raccontarsi, confidarsi, crescere.

L’essere attraversata da persone diverse permette di essere sempre dinamici, aperti al confronto, di avere a disposizione più punti di vista, esperienze, risorse individuali che diventano collettive. Fa si, inoltre, che il servizio non possa mai essere etichettato, chiuso, riservato rispetto ad un utenza, un target ed evita quel processo terribile di omologazione al disagio perché visto e vissuto come risorsa.

Passare qualche ora nell’hub di Tor sapienza permettere di cogliere tutte queste sfaccettature e di costruire un’immagine più reale e consapevole di cosa siamo e di quello che facciamo.

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