Il lavoro prosegue a Spilimbergo!

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Il progetto “Lost in education” continua il suo percorso con tre classi seconde dell’Istituto di Istruzione Superiore “Il Tagliamento” di Spilimbergo (PN) anche durante l’emergenza CoViD-19. I laboratori in classe, interrotti bruscamente nel mese di febbraio a causa dell’ordinanza regionale che ha tenuto chiuse tutte le scuole friulane già dal giorno 24, sono ripresi in modalità on-line, grazie alla possibilità data all’équipe del progetto di accedere alla piattaforma di didattica a distanza dell’Istituto.

La quarantena non ha stravolto solo le modalità di intervento, ma ne ha anche ridefinito gli obiettivi, puntando innanzitutto sulla necessità di riconnettersi con i ragazzi e le ragazze e di riflettere insieme a loro sulle conseguenze che questa crisi sta avendo e avrà sulle nostre vite, a livello individuale, familiare e sociale, sia localmente che globalmente.
Gli strumenti della suite Google messi a disposizione dalla scuola, in particolare Google Moduli, Jamboard e Coggle, hanno favorito il coinvolgimento diretto degli studenti e degli insegnanti che hanno preso parte agli incontri, rendendo possibile il confronto in diretta e contribuendo a produrre un quadro immediato della situazione. Attraverso la compilazione di un sondaggio e la creazione di brain storming e mappe concettuali in diretta, i partecipanti hanno potuto esprimersi sui propri timori legati alla pandemia, ma anche condividere con i compagni gli aspetti positivi di questa nuova quotidianità (una passione da coltivare grazie al maggior tempo a disposizione, o ritmi di vita più tranquilli), o evidenziare che cosa manca di più a causa del lockdown (gli amici, soprattutto, o la
vita all’aria aperta e la possibilità di praticare sport).

La povertà educativa, uno dei temi al centro di “Lost in education”, è stata di nuovo analizzata alla luce della situazione di emergenza, che ha messo ancora di più in evidenza le differenze sociali nel nostro paese. Nel sondaggio realizzato nelle tre classi è stato sottolineato ad esempio come questa crisi sia più dura per chi possiede “minori risorse per affrontare l’isolamento fisico e culturale”, non solo “perché tanti alunni non hanno la possibilità di fare la scuola a distanza, o per i mezzi o per la connessione” ma anche “perché se non si sanno le cose non puoi aiutare gli altri e te stesso” ed è più difficile essere informati nel modo giusto e sapere davvero “com’è la situazione”.

Quello che è emerso negli incontri è che i giovani stanno vivendo la quarantena in maniera molto responsabile, anche se con pensieri molto diversi tra loro, da chi ne ha approfittato per “lavorare su me stesso” o per “pensare alla mia vita, alle amicizie, alla scuola” a chi ha scoperto che “darmi una disciplina e una routine” fosse l’unico modo per uscirne.

Un altro aspetto interessante che l’attività coi ragazzi ha portato a galla è l’insegnamento, o meglio, gli insegnamenti, che questa crisi ha portato con sé: che “la normalità è un elemento fondamentale della propria vita”, che “possiamo odiare il contatto fisico quanto vogliamo ma non possiamo rimanere soli per sempre” e “le cose capisci che sono importanti quando non ci sono più”; c’è chi ha
imparato “a vivere con minor distrazione e ad essere consapevole delle cose essenziali per poter stare bene”, “a non sottovalutare le situazioni e a pensare di più al prossimo”, “a essere autonoma” e “a dedicare più tempo alle persone, quando sono con loro”. In molti hanno avuto modo di ripensare alle proprie relazioni (“varie persone che sembravano non essere tanto vicine a noi, adesso sono le
più vicine”) e c’è anche chi prevede che “quando finirà i legami di amicizia saranno più forti”.

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