Paesaggi di apprendimento: gli spazi e gli ambienti, nella formazione per i formatori del Movimento Senza Zaino.

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Il 1° aprile si è svolto l’importante appuntamento con il Gruppo dei Formatori del Movimento Senza Zaino: una preziosa occasione di aggiornamento, scambio e confronto. In quest’occasione sono stati portati come casi studio le esperienze positive e i percorsi che gli Istituti partner del progetto L’Ora di Lezione Non Basta hanno intrapreso, con la convinzione che potessero essere un’ottimo esempio dei risultati che il metodo “Senza Zaino” porta con sé.

Gli spazi e gli ambienti della scuola sono sempre stati al centro del dibattito di Senza Zaino, e la situazione attuale ha portato sotto i riflettori questi argomenti.

La cesura epocale rappresentata dal Covid – 19 ha obbligato la scuola a un faccia a faccia serrato con sé stessa: i suoi funzionamenti, i suoi riti e soprattutto il tempo e lo spazio dell’apprendere.
Il movimento Senza Zaino ha posto fin dalle origini un’attenzione focale sull’organizzazione degli spazi scolastici, ribadendo quanto essi non fossero meramente il “luogo” dove le cose avvengono, ma elemento generativo dell’apprendere, veicolo dei valori di ospitalità, responsabilità e comunità.
Nelle “proposte di ripartenza verso il futuro” redatta dal movimento Senza Zaino nel maggio 2020, si apre una riflessione complessiva sulla necessità di “passare dall’”aula/sezione” al concetto di paesaggio di apprendimento, come espressione di una visione globale degli spazi della scuola”.
Si è scelto di orientare la ripartenza della scuola attraverso la parola “paesaggio”, evocativa di una relazione stretta, responsabile, viva tra i luoghi e le persone che ci stanno dentro. Un “paesaggio”, infatti, per definizione è la porzione di territorio come appare abbracciata dallo sguardo di qualcuno. Non serve solo lo spazio per creare un paesaggio. Serve lo sguardo di chi lo contempla, lo immagina e contribuisce a trasformarlo.
Passare dal concetto dell’aula a quello di “paesaggio di apprendimento” significa, dunque, ripensare integralmente la scuola come comunità di ricerca, in un continuum inedito e ben progettato tra dentro e fuori, tra mura e giardino, tra arredi e alberi, tra cortile e piazze, tra spazio organizzato e natura, in un dialogo aperto, con i bambini protagonisti di una città educante che si organizza attorno al loro diritto di coltivare sogni, talenti, aspirazioni, possibilità.
Significa anche avere il coraggio di immaginare occasioni di coinvolgimento per la comunità prossimale alla scuola e invitarla a progettare, ma anche realizzare, trasformare, “mettere a ferro e fuoco” la scuola com’era.
Animare una discussione attorno al paesaggio di apprendimento ci stimolerà a piste nuove:

– che valore dare alla co-progettazione con la comunità professionale scolastica?
– come valorizzare l’apporto e la partecipazione dei bambini?
– in che misura la riflessione sugli spazi può facilitare la costruzione di una comunità educante?
– quale spazio possono avere i contributi delle famiglie e del territorio nel ripensamento dei luoghi dell’apprendere?

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