Le Interviste di Libera il Futuro | parliamo con il Dottor Francesco Palombi

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Il progetto #liberailfuturo continua il suo percorso di interviste con esperti del settore. Oggi intervistiamo il Dottor Francesco Palombi. Lo presentiamo in questa intervista realizzata dal responsabile della comunicazione del progetto Stefano Bernardini.

Chi è Francesco Palombi?
Il Dottor Francesco Palombi è editore, consulente editoriale e docente del Master in Gestione dei Beni Culturali alla Link Campus University.

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STEFANO: Buongiorno Francesco, grazie di essere qui con noi con il progetto #liberailfuturo. Ti porto i saluti della presidente Anna Maria Berardi di Arciragazzi Roma, capofila del progetto.

DOTT. FRANCESCO PALOMBI: Buongiorno a voi e un saluto particolarmente affettuoso ad Anna Maria.

STEFANO: Questa volta parleremo sempre del contrasto alla povertà educativa, ma con un taglio un po’ diverso. Francesco Palombi tra l’altro è editore, consulente editoriale e docente del Master in Gestione dei Beni Culturali alla Link Campus University. Al di là del tuo ruolo professionale, sei un papà e quindi vivi sulla tua pelle questa necessità di contrastare la povertà educativa, anche nei confronti dei tuoi figli. Giusto?

DOTT. FRANCESCO PALOMBI: Giusto. Sono in questa fase storica, in cui i miei figli adolescenti, tra i 15 e 17 anni, sicuramente si trovano in una di quelle fasi più delicate della crescita. A volte si dice che uno dei mestieri più difficili al mondo sia quello di essere genitore. Credo che, in questa fase particolare della loro vita, questa affermazione non possa che trovare una qualche ragione di esistere. Quello che mi preoccupa molto è come i ragazzi vivano la cultura e abbiano attenzione per le proposte culturali, per intenderci: letterarie, teatrali e molto altro. Sono ragazzi che, come tutti noi, vengono da 24 mesi in cui la pandemia ha sicuramente cambiato il loro modo di porsi; d’altra parte sono ragazzi che vivono in pieno questa sorta di società “liquida”, come noi “diversamente giovani” la definiamo. Quindi ecco non è facile far comprendere loro il valore dell’esperienza di una lettura rispetto al valore di uno schermo liquido, davanti al quale, purtroppo, trascorrono troppo tempo. Per cui questa povertà culturale che si trasforma, si manifesta anche nella quotidiana abitudine di gesti che non vengono più fatti, è uno dei problemi più difficili da affrontare secondo me.

STEFANO: Tu come fai ad affrontare questo rapporto con i tuoi figli? Come cerchi di distogliere la loro attenzione da quel “device liquido” rispetto a qualcosa di più strutturato come può essere una lettura, un film, una mostra?

DOTT. FRANCESCO PALOMBI: Io credo che un valore importante sia quello dell’esempio. Se in casa ci sono dei genitori che amano leggere e che comunque lo fanno, nei momenti liberi che le faccende quotidiane professionali e domestiche ci lasciano, è già un approccio diverso e importante. Dunque se dai l’esempio che il libro, sia esso elettronico che cartaceo, non è questo illustre sconosciuto è già tanto. Oppure in una casa dove i libri sono molto presenti e i ragazzi, per così dire, sono cresciuti circondati da libri ovunque in casa, e sono parte del loro modo di vivere e impegnare il tempo, è un altro grande esempio. Il problema vero è che dall’età di 14 anni, quando entrano nel possesso di telefonini è più difficile, il libro è percepito come un illustre sconosciuto, al di là di quello utilizzato per motivi scolastici. E poi oltre l‘esempio un altro fattore importante è quello di stimolarli, domandare loro quali sono i loro interessi, così da trovare libri affini a tematiche verso cui provano curiosità. L’attenzione per l‘attualità, vuoi per la pandemia ora per la guerra, è un attenzione che hanno. In casa nostra naturalmente c’è anche il giornale cartaceo, che viene preso in considerazione.

STEFANO: Quanta responsabilità hanno le famiglie, la scuola, i media, laddove i giovani hanno difficoltà a crescere da un punto di vista culturale, educativo e lasciano la scuola o fanno proprio fatica a seguire alcuni passaggi che non sono soltanto scolastici ed educativi ma anche culturali?

DOTT. FRANCESCO PALOMBI: Io penso che, non per essere retrò, ma la famiglia è il principale luogo dove si crea e dove purtroppo, a volte, si distrugge. Per cui per le famiglie che hanno normali rapporti nella quotidianità è un conto, mentre per le famiglie sfasciate e con casi anche di violenza domestica è chiaro che lì prendiamo in considerazione delle situazioni emergenziali, presenti purtroppo in maniera sempre più diffusa nelle nostre città e in modo trasversale nei diversi ceti sociali. Se escludessimo tali situazioni emergenziali, credo che le famiglie da una parte e le scuole dall’altra potrebbero essere considerate come i due avanposti dove più di ogni altro luogo i ragazzi maturano l’esperienza, il carattere e dunque si formano. E quindi ecco, per esempio, in scuole in cui è assente la biblioteca scolastica il tutto è lasciato alla singola disponibilità o passione dell’insegnante e, laddove non esista anche questo, gli stimoli tramessi ai ragazzi sono diversi, sono meno efficaci. Ecco che laddove scuola e famiglia non hanno questa capacità si creano quei presupposti per cui di povertà educativa si può parlare trasversalmente e in modo diffuso.

STEFANO: Come possiamo contrastare in famiglia la povertà educativa e che soluzioni possiamo porre in campo per supportare i giovani?

DOTT. FRANCESCO PALOMBI: Queste sono quelle domande da un milione di dollari. La soluzione risiede nei tanti e piccoli gesti quotidiani. Mi viene in mente un esempio che per certi versi non è calzante ma per altri invece lo è: il povero Falcone diceva che per contrastare la criminalità organizzata non serviva soltanto l’azione repressiva dello Stato, ma anche un’azione di confronto con i giovani – dove la mafia andava ad attingere i propri soldati – nonché attività sociali e culturali, in quelle particolari zone emarginate del sud Italia. Dunque piccoli gesti quotidiani e tanta attenzione da parte dei genitori, i quali spesso considerano la tv e i cellulari un naturale babysitter. Bisogna far comprendere il valore della parola ascoltata, la lettura di un libro, la visione di uno spettacolo teatrale e il valore di cose che non sembrano più di moda ma che in realtà non finiscono mai di andare di moda.

STEFANO: Grazie Francesco, ti lascio al tuo lavoro. Ti ringrazio per questa disponibilità a confrontarti con noi sul contrasto alla povertà educativa e di aver portato la tua esperienza nel progetto #liberailfuturo.

DOTT. FRANCESCO PALOMBI: Grazie a te Stefano, grazie ad Anna Maria. Vi auguro di continuare così, perchè con le vostre attività date un contributo veramente molto forte, soprattutto in quelle parti delle città dove c’è più bisogno di far sentire determinati valori, per farli arrivare dove le istituzioni non riescono a farli arrivare.

STEFANO: Grazie ancora Francesco, a presto!

Ringraziamo il Dottor Francesco Palombi per questa intervista!

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