Le interviste di #LiberailFuturo alla società civile: parliamo con Andrea Burlandi

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Continuano le interviste sociali per il progetto #LiberailFuturo condotte da Stefano Bernardini, responsabile della comunicazione del progetto.
Abbiamo l’onore di discutere oggi di temi importantissimi quali la povertà educativa, a dispersione scolastica, la necessità di creare una comunità educante e quale futuro attende i ragazzi di oggi con Andrea Burlandi, Presidente del Comitato Regionale Fipav Lazio.

Clicca qui e scopri l’intervista video.

Chi è Andrea Burlandi

Andrea Burlandi Presidente del Comitato Regionale Fipav Lazio, una vita trascorsa nello sport e nel mondo della Pallavolo, una passione che ha dato vita, lo dobbiamo inserire in questa presentazione, con il Vicepresidente FIPAV Luciano Cecchi ad uno degli eventi sportivi più noti che coinvolge le scuole di Roma e Provincia che è Volley Scuola.

L’intervista

Stefano Bernardini: “A quale stagione siamo di Volley Scuola Presidente?”

Andrea Burlandi: “Siamo alla 28esima edizione”.

Stefano Bernardini: “28esima edizione, arriveremo fra poco alla 30esima e ci sarà da festeggiare, auguriamoci anche usciti da questa emergenza sanitaria.”

Andrea Burlandi: “Sicuramente avremo tutto il piacere di incontrare ragazzi delle scuole dove per noi è più congeniale, ovvero i campi di gioco. Devo dire che Volley Scuola è riuscita in queste due stagioni così complicate, perché l’interruzione della didattica nel mese di Marzo del 2020 e quest’anno in corso, ci hanno portati ad un’evoluzione del torneo che è andata avanti nella sua parte culturale e valoriale con i concorsi, con i seminar,i che abbiamo fatto per le scuole non potendo purtroppo proporre l’attività in palestra. Abbiamo una grande voglia di tornare ad una formula più tradizionale.”

Stefano Bernardini: “La voglia l’abbiamo tutti, Presidente. L’intervista come Le avevo annunciato è legata al progetto #Liberailfuturo che è un progetto che vede capofila Arciragazzi Roma con l’impresa Con i Bambini che ci supporta in questo percorso ed è un progetto legato al contratto della povertà educativa nei confronti degli adolescenti. Lo sport è un momento importantissimo per i giovani e per gli adolescenti per cui ci sembrava opportuno, visto che stiamo intervistando molte persone della società civile, ci sembrava giusto, interessante, intervistare anche un uomo di sport come Lei Presidente e intanto grazie per essere con noi.”

Andrea Burlandi: “Grazie a Voi per l’invito“.

Stefano Bernardini: “Allora Presidente, educazione e sport è un binomio che necessita di sinergie. Qual è il valore formativo della pratica sportiva, soprattutto nel periodo dell’adolescenza, quindi tra gli 11 e i 13 anni di quando appunto stiamo parlando di un’età anche particolare.”

Andrea Burlandi: “E’ un valore elevatissimo, e lo è ancora di più quando parliamo di sport di squadra come la Pallavolo che unisce, chiaramente una necessità che è quella del fisica; impegnarsi in un’attività motoria. Ma è soprattutto quella caratteriale dove lo sport di squadra riesce ad aggregare, a far superare anche delle difficoltà interrelazionali che magari ci possono essere nel mondo della scuola. Ecco le amicizie più belle, l’esperienza ci dice, che sono proprio quelle che nascono dentro lo spogliatoio quindi quella che è un’esperienza prettamente sportiva. La pallavolo si contraddistingue per essere presente in tutti gli istituti scolastici soprattutto nella fascia d’età di cui trattavamo. Noi abbiamo dei protocolli e dei progetti specifici per questa fascia d’età, penso ad esempio al Volley S3 che è un approccio al gioco della Pallavolo studiato proprio per che si avvicina nella fascia scolastica. E in questa fascia di età cominciano i Campionati, i veri e propri Campionati, gli under 13, under 14, le prime esperienze di finali regionali, di finali nazionali. Ma anche semplicemente di aggregazione di ragazzi e di ragazze dentro una palestra. Sicuramente lo sport è un momento fondamentale di crescita e dell’offerta educativa che una società civile, prima ancora che una scuola, deve offrire ai propri ragazzi”.

Stefano Bernardini: “Parliamo proprio di scuola. La scuola può diventare un veicolo di promozione dell’offerta sportiva del territorio? In che modo? E soprattutto come il “valore educativo” della scuola che entra nel mondo dello sport può essere ben percepito e valorizzato da insegnanti, genitori e ragazzi?”

Andrea Burlandi: “Dobbiamo argomentare molto su questo tema. Innanzitutto l’Italia sconta una impostazione probabilmente sbagliata dell’educazione motoria nella scuola primaria. Siamo l’unico grande paese europeo dove l’educazione motoria non è presente con un docente specifico a livello di scuola primaria. E su questo si sono susseguiti tanti tentativi, tanti disegni di Legge ma ad oggi il maestro / professore di educazione motoria, nelle scuole elementari, non c’è. E questo crea nei ragazzi un gravissimo deficit motorio che viene in qualche modo colmato quando i ragazzi arrivano alle scuole medie da docenti che armati di grandissima buona volontà, ma spesso considerati l’ultima ruota del carro, si mettono appunto in gioco con i ragazzi cercando di insegnare i principi del movimento e cercando anche di direzionarli verso quelli che possono essere gli sport più adatti ad ogni singolo individuo. Questo viene affinato nelle scuole superiori dove è più presente la dimensione sportiva, rispetto a quella dell’educazione motoria, che non vuol dire che il professore prende il pallone e gli dice giocate a calcetto ma, l’ora di educazione fisica, spesso nelle scuole superiori è un’ora un po’ di svago in cui per il tramite del gioco sportivo, basket, piuttosto che la Pallavolo, piuttosto che gli altri sport che i docenti vogliono proporre, vengono vissuti come un momento squisitamente ricreativo. Quindi sicuramente la fascia di cui parlavamo prima è la fascia un po’ più interessata allo sport come mezzo educativo. La scuola agisce da questo punto di vista in sinergia con quella che è l’offerta sportiva del territorio. Nel nostro territorio la maggior parte delle società sportive gestiscono poi le stesse palestre degli istituti scolastici nell’orario pomeridiano, quindi i ragazzi nello stesso ambiente in cui sono la mattina, possono trovare delle proposte sportive, tra l’altro a prezzi calmierati, perché questi impianti vengono dati dagli enti locali con dei vincoli rispetto alle quote associative che i ragazzi devono conferire e diciamo che il sistema appunto si chiude con questa interazione che è un’interazione spesso più fisica, più di luogo tra la Scuola e l’entità sportiva. Compito delle associazioni sportive ma soprattutto delle Federazioni piuttosto che degli enti di promozione, è proprio quello di mettere a sistema questo e di fare delle proposte alle scuole in cui la disciplina sportiva diventa momento di condivisione un po’ con tutta l’utenza scolastica. Alla base di questa esigenza nasce il nostro prodotto Volley Scuola ma nasce il palio dei municipi per le scuole medie curato dal Comitato Territoriale di Roma; nascono tante iniziative per la condivisione di un messaggio valoriale, io chiaramente parlo in primis della Pallavolo ma che tutti gli sport possono chiaramente offrire”.

Stefano Bernardini: “Quanta consapevolezza c’è da parte delle amministrazioni rispetto alla potenzialità dello sport nel ridurre la povertà educativa e favorire l’inclusione sociale dei ragazzi?”

Andrea Burlandi: “La considerazione non è tantissima. Basti pensare che nella nostra Costituzione non esiste la parola “sport”. Le istituzioni appunto possono essere dei partner organizzativi per la gestione degli spazi, raramente si trasformano anche in partner organizzativi per manifestazioni o eventi. Patrocini piuttosto che contributi sono sempre molto difficili da ottenere e è sicuramente il nostro mondo sportivo avrebbe bisogno di una maggiore considerazione da parte del legislatore ma anche da parte degli enti locali proprio in funzione della lotta e del risultato che può portare su alcuni temi fondamentali. Pensiamo alla povertà educativa ma la povertà educativa è da intendere a tutto tondo quindi anche con poche possibilità. Pensiamo a scuole dislocate in contesti geografici di estrema periferia o di rischio devianza molto elevato. Le periferie urbane sono tutte luoghi dove lo sport può essere di completamento per un’esperienza di formazione a tutto tondo. A questo Ppoi aggiungiamo che investire in sport vuol dire risparmiare in spese sulla salute perchè questo è dimostrato che un investimento nello sport sicuramente aiuta il ragazzo, e poi ragazzo che diventerà adulto, a combattere alcune patologie, a combattere la sedentarietà che porta all’obesità, disfunzioni alimentari etc. Lo sport è un fondamentale veicolo di aggregazione. Quando si fa sport non importa se la persona accanto a noi ha la pelle di un colore diverso. Il nostro sport è uno sport che consente anche una grande presenza femminile. Siamo il primo sport in Italia appunto per praticanti donne, quindi anche tutti i temi di parità di genere. Ma soprattutto i temi di educazione all’interno del gruppo al rispetto della donna e quindi a combattere questo bruttissimo fenomeno della violenza contro le donne. Ecco sono tutti metodi con cui lo sport interagisce con i giovani e che, per ornare all’inizio della domanda, gli eventi di governo locali dovrebbero cercare di capire e di aiutare di più. Spesso poi proprio le associazioni sportive che si fanno carico, ad esempio, del sistema dei centri ricreativi estivi, quindi tutto ciò che poi finisce il giorno si chiude la campanella come oggi che è stato l’ultimo giorno di scuola. Ecco l’offerta della scuola, forse da questo punto di vista sta muovendo qualche cosa, finisce con la didattica e poi prendono campo, per fortuna, le associazioni sportive che sono oggi un presidio educativo sul territorio fondamentale. Merito dello sport è anche quello di aver mantenuto oggi l’unico screening sanitario di massa che è quello della visita medico-sportiva che permette anche l’individuazione precoce di diverse patologie soprattutto cardiache e respiratorie e questo aiuta molto. Torno un secondo solo sull’integrazione perché la nostra disciplina sportiva, ma come tante altre, permette anche una piena integrazione dei ragazzi con disabilità”.

Stefano Bernardini: “Quali sono le possibili collaborazioni che possono essere poste in campo tra le istituzioni, la scuola, gli organismi sportivi, per contrastare la povertà educativa?”

Andrea Burlandi: “Sicuramente è un tasto su cui torno a battere: la presenza di un docente laureato in scienze motorie nella fascia della scuola primaria. Questo può avvenire tramite una progettualità diretta tra l’Associazione Sportiva e il singolo Istituto oppure tramite una progettualità diffusa di un ente locale che voglia colmare tramite l’Associazione, questo gap che è veramente molto, molto sentito. Ci possono essere poi delle collaborazioni appunto come dicevo prima, in situazioni come le periferie, situazioni di devianza giovanile. Lo sport oggi entra dappertutto, entra nelle carceri, entra nei centri di recupero, entra nelle case famiglia e questo testimonia come gli eventi locali dovrebbero porre maggiore attenzione proprio a utilizzare lo sport come grimaldello per completare un percorso, che può essere un percorso di difficoltà per i ragazzi che hanno cosi modo di completare la loro formazione”.

Stefano Bernardini: “Parliamo anche di emergenza sanitaria che abbiamo vissuto e che stiamo ancora vivendo. L’emergenza sanitaria in atto pensa che ha solo ribadito quanto siano estese le differenze in termini di accesso ai servizi (parlo della rete internet, la disponibilità di device, possibilità di fare sport e tenersi in forma) per i ragazzi e gli studenti o ha provocato in realtà un’ulteriore accelerazione verso il già grave problema della dispersione scolastica e della povertà educativa? E in tutto questo la diversa estrazione sociale dei giovani quanto influisce?”

Andrea Burlandi: “Allora diciamo che i risultati di un’analisi di questo tipo li avremo probabilmente nel medio periodo e non immediatamente. Sicuramente abbiamo assistito a dei fenomeni che sono molto molto preoccupanti mentre la fascia dei più piccoli, in qualche modo si è chiusa dentro, dentro casa quindi ha perso una parte del proprio percorso di abilità motorie. La fascia che a me preoccupa di più invece quella di adolescenti. Questi ragazzi, queste ragazze private della socialità, della presenza nel mondo della scuola, private anche della possibilità di seguire i propri posti scolastici, hanno sofferto moltissimo, con tutto il rispetto per le tantissime vittime, per le persone un po’ più grandi di noi che hanno avuto una percentuale molto elevata di problemi. Anche i ragazzi hanno avuto tanti problemi. Noi lo vediamo nelle nostre palestre, alle riaperture abbiamo visto quanto la scelta coraggiosa, della Federazione, di portare comunque avanti le attività e quindi proporre i campionati, con dei protocolli rigidissimi, proporre l’attività di vertice, quindi mantenere i ragazzi che erano già impegnati in maniera molto importante, nella Pallavolo, abbia dato a questi ragazzi, e a queste ragazze, qualcosa in cui credere e in cui sperare. Tantissimi genitori si sono affacciati alle nostre attività sportive dicendo semplicemente grazie, grazie per il fatto che abbiate proseguito l’attività, grazie perchè quelle tre volte a settimana che mio figlio usciva di casa, dopo aver passato l’intera giornata in pigiama a fare una didattica a distanza che non interessa a nessuno, gli avete ridonato il sorriso. E guardate i ragazzi sono migliori di come li dipingiamo, chi ha scelto di fare sport ad alto livello si è anche imposto anche un self control sulle proprie abitudini. Il ragazzo che fa sport tre volte a settimane e che sa che se si infetta porta il virus all’interno di tutto il gruppo squadra, è stato molto più attento. Ha scelto di fare in modo che la sua vita sociale fosse quella dentro la palestra, in un ambiente controllato. I nostri protocolli parlano di screening, di misurazione della temperatura, di sanificazione etc. E quindi spesso rinunciava ad un’uscita “rischiosa”, con chissà quale gruppo per dire, mi preservo e preservo il mio gruppo squadra. E questo è un segnale di maturità importante. Io sono sicuro che nei brutti esempi che vengono sempre agli onori della cronaca e non arrivano invece mai i belli esempi, con la normalità. Nei brutti esempi di ragazzi che si danno appuntamento per picchiarsi o dimostrano uno sprezzo per le regole, non ci siano ragazzi che hanno una importante esperienza o un importante trascorso sportivo”.

Stefano Bernardini: “Dunque abbiamo fatto questa domanda anche ad altre persone che sono state con noi e che facevano un lavoro diverso dal suo, insomma, lei si tuffa completamente nel mondo dello Sport. Gli esperti di neuroscienze indicano essenziale, per la comunità scientifica, per chi lavora nelle scuole e per le famiglie, valutare e analizzare l’impatto psicologico causato dalla pandemia da coronavirus sui bambini e sugli adolescenti. Qual è stato, qual è oggi e quale sarà l’impatto emotivo diretto dei lockdown, della didattica a distanza e dell’assenza di sport e di attività ludico/motorie sui bambini e ragazzi?”

Andrea Burlandi: “Allora diciamo che i bambini si troveranno probabilmente, alla ripresa a Settembre, un po’ spaesati. Avranno di fronte la possibilità di tornare allo sport che stavano facevano prima, oppure avranno delle proposte nuove da parte di sport che magari, per una questione strettamente ambientale sono riusciti comunque ad andare avanti per tutto il periodo della pandemia. Penso al tennis, penso al padel che hanno sviluppato dei numeri molto, molto elevati di nuovi iscritti. Quindi avranno davanti a loro un ventaglio di possibilità e purtroppo avranno anche la possibilità che abbiano perso in qualche modo la voglia di fare un’attività al di là della scuola. Soprattutto nella fascia più piccola starà a noi e alle nostre società sportive proporci in una maniera accattivante, interessante. Mettere le risorse migliori con i ragazzi più piccoli, magari perdere qualche cosa rispetto alla qualità delle nostre prime squadre, delle serie C e della serie B ma investire moltissimo nella qualità degli operatori che metteremo accanto ai nostri ragazzi più piccoli perché sarà importantissimo rimotivarli nello sport. Un discorso diverso va invece fatto sui ragazzi più grandi perché i ragazzi più grandi che magari già provenivano da un’esperienza, un po’ più lunga di militanza in una specifica disciplina, dovranno essere invece motivati a componenti che riguardano lo stare insieme, l’allenamento, il campionato, l’impegno, il sacrificio. Perché non è scontato che un ragazzo che fino a, oramai due anni fa, era disposto a fare tanti sacrifici per fare lo sport, oggi voglia fare lo stesso tipo di percorso. Ci sono chiaramente delle proposte sportive assolutamente valide per carità, ma diverse da quello che propone la Federazione, da quello che propongono gli sport di squadra che sono delle possibilità di auto-organizzarsi, la partitella sul campo di padel piuttosto sul campo di Beach Volley. C’è anche un grosso ritorno o una riscoperta di uno sport all’aria aperta che è, chiaramente più un Wellness, una voglia di stare bene con delle palestre a cielo aperto, attrezzate, ormai quasi tutte le ville delle città ne sono dotate. Alcuni ragazzi potrebbero non tornare agli sport tradizionali e dedicarsi magari a un percorso di fitness/wellness in qualche modo autorganizzato, con i tempi da autodidatta e con le modalità che più gli sono comode a fronte magari degli allenamenti, in orari stabiliti, in turni stabiliti, in posti stabiliti. Sicuramente questa per i ragazzi un pò più grandi è una sfida da vincere, cioè riportare in palestra le persone che hanno avuto un questo periodo smania di movimento e hanno trovato in altre soluzioni la risposta alla propria richiesta di attività fisico sportiva”.

Stefano Bernardini: “Presidente pensa che il mondo dello sport sia stato in grado di affrontare questa situazione d’emergenza? Quali sono state le note positive e quali quelle negative che ha potuto riscontrare nel “sistema sport”. Inoltre alla luce di questa esperienza pensi che sia giusto e necessario ripensare lo sport nel mondo della scuola e lo sport di territorio? Cosa e come dovrebbe essere lo sport che verrà?”

Andrea Burlandi: “Il modello sportivo italiano è un modello unico, perché è un modello basato fondamentalmente sulla cellula che è l’associazione sportiva di base. Mentre negli altri paesi lo sport è anche, a volte un servizio fornito dallo Stato. A volte è anche un importante veicolo per le scuole stesse, pensiamo ai college americani o agli high school dove i ragazzi vanno in funzione dello sport che vogliono fare o vengono chiamati con importanti borse di studio in funzione della loro attività sportiva; in Italia questo non accade. In Italia il ragazzo si avvicina allo sport per l’associazione sportiva sotto casa, proposta da volontari, da genitori che vogliono dare una mano, da allenatori che fanno questo nel tempo libero dal proprio lavoro. Ecco questo costrutto che comunque molto molto radicato e direi presente in ogni ambito è stato fortemente indebolito dalla crisi pandemica. Le associazioni non hanno più avuto chiaramente la partecipazione dei ragazzi. Quindi non hanno avuto nessun tipo di entrata, il supporto governativo ha aiutato gli operatori cioè le persone che lavoravano nel mondo dello sport ma non il costrutto associazione, che ha ricevuto veramente direi un’elemosina e poco più. E questo ha messo molte società in difficoltà. Di questo processo la nostra Federazione se n’è resa conto tra le prime. Nel periodo estivo è stata stanziata un’importante somma di oltre 5 milioni di euro per permettere alle associazioni di poter ripartire con una riaffiliazione, con un tesseramento molto ridotto per cui abbiamo cercato di fare fronte”.

Stefano Bernardini: “Allora le ultime due domande andiamo veloci. La didattica a distanza, spinge l’intera comunità educante, e in particolare chi ricopre responsabilità professionali e, prima ancora, etiche, a continuare a perseguire il compito sociale e formativo del “fare scuola”, “non a scuola”, e del fare, appunto, “comunità”. Quali sono state e quali sono le difficoltà nel mantenere viva la comunità di classe, di scuola e il senso di appartenenza contro il rischio di isolamento e di demotivazione? Con quali metodologie, mezzi e strumenti lo sport di territorio e scolastico potrà riconsegnare ai ragazzi l’opportunità di costruirsi proprio futuro sanando il lungo isolamento fisico e emotivo?”

Andrea Burlandi: “Diciamo che come il mondo della scuola anche il mondo dello sport ha provato a interfacciarsi con i ragazzi e le ragazze per entrare in questo occhio del mondo che sono ormai gli schermi dei nostri PC. Anche da parte delle società sportive sono state proposte delle attività a distanza. Mentre diciamo che forse una lezione di ginnastica con la musica piuttosto che di qualche disciplina di questo tipo, è stata simile a quella che si fa in palestra, vedere atleti che sono solitamente abituati a muoversi in 180 metri quadrati di campo, a saltare, a schiacciare, a rotolare o ad inseguire un pallone per 100 m o a schiacciare un canestro; vederli ridotti a fare flessioni e saltelli è stato abbastanza deludente. Però è stato comunque un momento importante perché si è mantenuta l’unità dei gruppi squadra. Però sicuramente con scarsissimi risultati motori e di coinvolgimento. Darsi il 5 con un compagno o una pacca è sicuramente ben diverso che salutarsi da una webcam. Come ripartire, sicuramente proponendo qualcosa di diverso, un approccio nuovo direi anche alcuni contesti tesi in questo inizio di stagione anche a una focalizzazione diversa, non più al raggiungimento della prestazione sportiva ottimale, non più alla classica metodologia, tu sei più bravo sei titolare, tu sei meno bravo, sei riserva. Secondo me l’anno prossimo dovrebbe essere interpretato non tanto alla ricerca di un risultato, da parte delle società sportive quanto alla ricerca di un maggiore coinvolgimento di tutti gli atleti e le atlete del gruppo. Questo può passare appunto tramite scelte di campionato diverse, tramite attività anche non solo sportive, penso a dei ritiri, a delle giornate intere passate in palestra, dei full day, delle esperienze anche extra palestra in cui si ricostituisce l’essenza del gruppo anche con delle funzioni nuove, dando maggiore responsabilità e maggiori funzioni all’allenatore che non è più solo l’insegnante di pallavolo ma diventa deputare a tutto tondo con cui puoi anche prendere la chitarra e cantare una canzone, capisco che si vede che la mia formazione ormai è di qualche anno fa, oggi probabilmente non c’è più la chitarra si mette in mezzo al telefonino. Però ecco il coinvolgimento degli atleti e delle atlete in qualcosa che non sia solo l’allenamento”.

Stefano Bernardini: “Ultima domanda e poi la lascio al suo lavoro. Come evidenziato da Con i Bambini, la povertà educativa, strettamente legata alla povertà economica, impedisce a bambini e ragazzi di avere accesso alle opportunità che potrebbero garantire una crescita sana: istruzione, accesso a internet, percorsi formativi, servizi per l’infanzia, biblioteche, campi sportivi, luoghi di aggregazione, educazione musicale e artistica, cura della salute. A causa della povertà educativa, il potenziale di tanti giovani rischia di rimanere schiacciato ai margini. Quali sono le azioni che vanno poste in atto per contrastare questo fenomeno?”

Andrea Burlandi: “Indubbiamente delle azioni di sinergia tra l’associazione sportiva, la scuola e gli enti locali. Oggi le società che pagano un canone per l’utilizzo delle palestre potrebbero dire al municipio di turno invece di farmi pagare il canone, mandami 10 ragazzi segnalati dai servizi sociali per fargli fare attività gratuitamente. Alcune esperienze, penso anche dei recenti Bandi di Sport e Salute vanno in questa direzione, cioè nell’integrazione per cui qualcun altro paga per il ragazzo in difficoltà, la propria formazione sportiva. Bisognerebbe anche che questo sistema dei voucher formativi, per il mondo dello sport, rimanesse in piedi a lungo, perché a lungo pagheremo le conseguenze di questa pandemi e quindi dare alle famiglie la possibilità di dire ok, per mio figlio c’è la possibilità di fare sport con il contributo dell’ente locale, con il contributo dello Stato e va a fare sport in un’associazione che si mantiene in piedi grazie a questo tipo di contribuzione, sicuramente potrebbe essere un buon viatico. Le risorse ci sono e possono essere prese veramente da tanti capitoli, perché lo sport è trasversale e penso a quartieri di Roma dove ormai nelle scuole sono più i cognomi di origine straniera che non quelli italiani e lì ad esempio non si riesce a fare sport, sono ancora lunghissimi gli immigrati di seconda generazione che approcciano con lo sport semplicemente per un discorso di costi. Ecco riuscire a fare delle azioni che permettano ai ragazzi in difficoltà, così come alle famiglie in difficoltà economiche, di praticare una disciplina sportiva sarebbe sicuramente un compito che la pubblica amministrazione dovrebbe assurgere a sé”.

Stefano Bernardini: “Presidente io la ringrazio di essere stato qui con noi con progetto #Liberailfuturo. Ho visto che è cambiato lo schermo, c’era scritto intervista a #Liberailfuturo. La ringraziamo di essere stato con noi, aver dialogato con noi appunto di povertà educativa, di averci portato il suo punto di vista.”

Andrea Burlandi: “Grazie a voi di portare avanti queste importanti tematiche e per andare avanti in progetti molto belli come #Liberailfuturo. Grazie e arrivederci a presto”.

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