Report del Meeting online “Patto Educativo di Comunità” | Scopri gli interventi durante il meeting

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REPORT 
MEETING ONLINE
PATTO EDUCATIVO DI COMUNITA’

Scopriamo insieme gli interventi durante il meeting che si è svolto online Martedì 17 Novembre sul Patto Educativo di Comunità.

L’evento ha avuto inizio alle 18:00, a coordinare gli interventi è Stefano Bernardini di Creare e Comunicare, mentre ad aprire il tavolo di discussione è Anna Maria BerardiPresidente di Arciragazzi Comitato di Romacapofila del progetto #LiberailFuturo.

Segue l’intervento di Ugo Sinibaldi, che chiede agli invitati – che hanno ricevuto e letto il patto inviato nei giorni precedenti – di esporre le proprie idee e commenti al fine di ottenere un confronto che porti ad elaborare proposte per fronteggiare la situazione attuale e anche, se necessario, a rimodulare alcuni punti programmatici del progetto.


Anna Maria Berardi (Arciragazzi Comitato di Roma): Noi partner di Libera il Futuro ci siamo voluti unire nell’impegno di portare avanti questo patto educativo di comunità che auspica che ognuno cercherà di raggiungere i propri obiettivi impiegando le proprie capacità e talenti, perché sappiamo perfettamente che i bambini e i ragazzi sono stati colpiti non soltanto dalla povertà materiale e culturale che si va accentuando, ma sono adesso anche in difficoltà per quanto riguarda la socializzazione, poiché la pandemia li limita moltissimo nelle fondamentali occasioni di incontro e confronto con gli altri.

Ugo Sinibaldi (Arciragazzi Comitato di Roma): Il lockdown ha messo a dura prova la condizione dei giovani e le possibilità di operare di questo progetto; stiamo cercando di riprenderla, con grandi difficoltà, perché la situazione sta peggiorando, quindi non abbiamo premesse felici. Il patto che vi è stato inviato è un documento che rappresenta un punto di partenza e che mette in risalto alcuni valori che possono essere un elemento di base per poter poi riprendere le attività appena possibile. Spero l’abbiate letto e apprezzato, ma ogni proposta di modifica o miglioramento sarà chiaramente molto gradita. Volevo sentire il parere di tutti voi su questo discorso, sul merito del documento e su quelle che sono secondo voi le prospettive di ripresa delle attività. Facciamo un punto della situazione sulle varie attività che abbiamo in corso a livello progettuale. Il discorso scuole, che è un aspetto abbastanza significativo del progetto, è però in un momento di stallo perché per logica è ovvio che per svolgere le nostre iniziative dobbiamo adeguarci a loro e al loro operato. Però poi abbiamo i centri di aggregazione giovanile che invece continuano le loro attività, nonostante qualche  difficoltà per le nuove norme previste dal decreto, ma comunque procedono abbastanza bene.

Un’attività che purtroppo si è fermata è quella sportiva, per le stesse ragioni che già conosciamo, causa decreto, e non possiamo fare altro che preparare una serie di iniziative anche dal punto di vista della proposta online: infatti, stavamo immaginando di creare dei video, delle clip e delle immagini che possano sollecitare i ragazzi nelle attività motoria anche all’interno della propria abitazione e in maniera individuale.

L’azione legata al Festival procede, ma ne riparleremo al momento opportuno e quando ci saranno le condizioni per portarlo avanti con delle prospettive più concrete e realistiche.

Abbiamo messo in campo un bando di concorso, “Libera un’idea”, che chiedo a tutti di diffondere e promuovere, perché è un contest online che coinvolge i ragazzi anche a distanza ed è utile per fare in modo che in una realtà come questa che stiamo tutti vivendo si crei un momento di condivisione e ripartenza.

Sergio Bonetti (Ancos Confartigianato): Il patto è un documento ampio, ben articolato, parla di aiuto reciproco con la partecipazione, è un ottimo piano di lavoro. Mi sono interrogato durante e dopo la lettura su quale contributo dare, soprattutto in questo momento così grave che rende tutto più difficile e ci richiama ad uno sforzo maggiore. Mi sono perciò focalizzato sul paragrafo che parla degli strumenti: è ben articolato, parla di aiuto reciproco e di partecipazione. Parla di una cosa importante che molto spesso sottovalutiamo, e cioè individuare fonti stabili di finanziamento, che è una cosa fondamentale che noi abbiamo molto spesso sottolineato: l’importanza di questi progetti, come dimostra l’esperienza di Arciragazzi, sta anche nel fare in modo che il progetto stesso abbia una continuità. Noi sappiamo che esistono tutta una serie di tecniche e metodi che potremmo definire e scalettare, perché se usiamo un approccio metodologico di questo tipo possiamo innanzitutto creare degli obiettivi, e al tempo stesso verificare lungo il percorso quello che si è ottenuto e si è fatto, anche attraverso la realizzazione e la scrittura di piccoli report. Invito tutti a pensare questa cosa. Volevo dare questo suggerimento e dare questa idea: creare una valigetta degli attrezzi per rendere effettivi e praticabili questi strumenti, e al tempo stesso vediamo se questi strumenti possiamo utilizzarli nelle modalità online.

Luisa Natale (IC Via Trionfale): Nella scuola Trionfale è attivo il centro di aggregazione giovanile Carpet che accoglie i nostri alunni, ma anche ex alunni. Tutte le problematiche che sono venute fuori in questo periodo di emergenza sanitaria hanno messo in rilievo tutto ciò che ho letto nel patto educativo e quindi trovo fondamentale questo vostro intervento. Mi auguro di riuscire a seguire ancora di più questa attività cercando di facilitare poi l’ingresso a scuola degli esperti che seguono la realtà del nostro plesso di Via Taverna, e continuare a fare da mediatrice tra i professori, gli studenti e voi associazioni.

Anna Maria Palmieri (Fondazione Don Luigi Di Liegro): Il patto educativo è un documento interessante e stavo riguardando l’ultima parte dove ci sono degli schemi in cui vengono riassunti reminder delle diverse aree dove intervenire: area dell’istruzione, area della famiglia. Credo che un punto di forza del patto sia quello di prendere in considerazione i diversi attori e i diversi ruoli di questa comunità educante. Una riflessione che segue un po’ l’incontro di un mese fa e che è andato in diretta, dove ci siamo confrontati, e che segue delle riflessioni che stanno facendo un po’ tutti gli enti come i nostri.

Credo che la sfida grande sia quella di ripensare le attività, di riprendere gli obiettivi di metodologie e di strumenti, perché dopo i primi mesi di grande stravolgimento a causa del Covid ci stiamo accorgendo che non basta trasporre le attività in virtuali e digitali per poter andare avanti, e quindi questo richiede un ripensamento importante delle attività stesse e degli obiettivi, ma anche delle modalità con cui proporle. Perciò penso che per tutti noi una delle sfide sia proprio questa, cioè ripensare alle attività con questa nuova modalità che ci accompagnerà necessariamente ancora per un bel po’ di tempo e che forse potrà diventare una modalità da affiancare a quelle che, spero, torneremo tutti a vivere nell’arco del prossimo anno. Questa è la riflessione che mi sento di fare.

Isabella Pirronti (IC Nino Rota): Entro a far parte di una nuova esperienza perché negli scorsi anni il percorso è stato portato avanti da una mia collega, unitamente alla collaborazione di Arciragazzi.
Ho letto il documento e ho visto che ci sono molte proposte interessanti, nella loro attuazioni. Ci sono attività che si possono svolgere con l’autorizzazione delle famiglie senza la presenza dei docenti, poiché noi abbiamo in questo momento un carico enorme proprio per le difficoltà che riscontriamo, e non riusciamo ad essere sempre presenti. Quest’anno a scuola sarà molto difficile avere la vostra presenza, quindi non saprei, io sono un po’ spettatrice in attesa in questo momento. Riguardo le attività proposte, credo che ognuno in base alle difficoltà, alle esigenze e ai momenti le potrà attuare, o attuare in parte, e comunque dovranno essere modificabili.

Rosa Intranuovo (assistente sociale La terra delle ciliegie”): È un’occasione per entrare in una realtà di lettura ad ampio raggio, con la possibilità di spaziare. Iniziare a pensare di creare interventi, prima pensarli da remoto, affinché quando ci sarà modo di tornare in presenza sarà più facile.

Le identità di gruppo possono essere “gestite” anche online, in attesa di tornare in presenza, senza lasciare che questa situazione ci impedisca di fare attività. Si può fare in modo diverso, ma si può fare. Le attività non saranno solo ludiche, ma anche un modo per andare a indagare le problematiche delle famiglie.

Giovanni Figà Talamanca (Municipio Roma I): Insieme all’assessore Monteverde si è lavorato coerentemente con gli obiettivi di cui stiamo parlando oggi. L’ultima iniziativa del nostro Municipio è il Patto educativo di comunità che è un rilancio di attività che sono già in atto, ma che oggi richiedono di essere ripensate alla luce delle nuove esigenze nate dalle problematiche sanitarie. Il patto educativo lavora sul versante delle scuole come luogo dell’apertura e anche sulla scuola come realtà che include l’esterno. Recentemente abbiamo potenziato le attività di interazione tra i luoghi esterni della formazione e della condivisione.

Abbiamo protocolli di intesa grazie ai quali i ragazzi, già dalla scorsa estate, stanno vivendo esperienze didattiche, formative e ricreative nel Parco del Colosseo e anche in posti come biblioteche e musei. D’altra parte, tutto questo non può prescindere dalla valorizzazione continua di un rapporto che è davvero istituzionale con le comunità scolastiche e con gli organismi che le rappresentano.

Luigi Inglese (Università Roma Tre): Consapevole delle problematiche di oggi e di ieri, mi propongo di aiutarvi con le scuole di secondo grado, perché l’educazione fisica potrebbe essere rilanciata in un Paese come l’Italia dove non viene valorizzata nel senso della salute dell’individuo. Bisognerebbe riproporre sotto una prospettiva diversa anche un nuovo modo di introdurre le scienze informatiche.

Daniele Angelelli (11 Radio): Non è scontato e automatico proporre on line attività che si facevano in presenza. Dal punto di vista della nostra associazione, le nostre attività si possono sposare molto bene con il mondo del virtuale, anche il laboratorio di web radio e comunicazione sociale è “trasportabile”; si tratta di una di quelle attività che va rimodulata e rivista.

Nel Patto di comunità mi piace l’idea della cabina di regia, perché questi progetti sono importanti, ma spesso rischiano di rimanere fini a se stessi se non vengono riproposti nel futuro, quindi anche il monitoraggio delle diverse forme di finanziamento è un elemento importante. Un altro aspetto su cui lavorare è il campo delle persone con disabilità, che purtroppo sono già in svantaggio normalmente, e ora sono rimaste ancora più indietro.

Paolo Pietrarota (Logos PAF): Da tempo collaboriamo con Arciragazzi, siamo un centro di formazione di educatori. Si stanno formando classi che non sono molto inclusive.

Riccardo Sinibaldi (Carpet): Colgo l’occasione per ricordare quello che si diceva all’inizio rispetto all’attività che stiamo portando avanti online: il contest “Libera un’idea”, immaginato per coinvolgere molti ragazzi anche a distanza, che prevede anche la realizzazione di un calendario che raccoglierà le migliori proposte fatte dai ragazzi stessi. Con l’obiettivo di produrre dei lavori collettivi che possano essere condivisi con scuole, famiglie, associazioni e tutta la Comunità Educante in un 2021 speriamo più felice per tutti noi.

Beniamino Marcone (Carpet): Si tratta di un documento che raccoglierà anche le altre proposte, che siano obiettivi condivisi anche da coloro che lo firmeranno, così da trovare un fondamento stabile, in modo da fungere da Vademecum pratico. Stiamo cercando di fare un riepilogo delle azioni da attuare nelle scuole, facendo fronte alle problematiche, adattando le nostre azioni alle esigenze delle scuole stesse, così come richiesto. C’è bisogno poi di una collaborazione attiva da parte dei partner per dare una quadra al programma, visto che siamo quasi in dirittura d’arrivo con il progetto Libera il Futuro.

Giovanni Sciarra (Teen Press): Bisogna pensare un’attività online prima di tornare alla normalità. Anche per proporre attività di grafica online, si può adattare il progetto rispetto alle nostre attività realizzabili. Sono d’accordo con le proposte di cui si sta discutendo e che sono presenti nel patto, soprattutto con l’idea esposta da Rosa Intranuovo.

Francesca Amadori (CSV Lazio): Siamo dei supporter diretti e indiretti per questo tipo di percorsi. Diretti perché abbiamo un impegno preso con il progetto e con Arciragazzi da anni; la cosa che ci rende supporter da sempre è che le associazioni sono soggetti operanti nelle scuole. Questa è una dialettica che noi sosteniamo perché il mondo dell’associazionismo possa essere coinvolto sempre nel sociale.

Con la situazione creatasi, è stata richiesta una competenza in più alle associazioni, ovvero imparare a lavorare anche online. Ed è ciò che si sta facendo adesso. Spero che ciò di cui si sta parlando rappresenti un’opportunità e non solo una problematica alla quale fare fronte.

Mariadele Blasi: Ci sono alcuni aspetti che l’emergenza sanitaria ci sta facendo dimenticare, e tra questi quello educativo e quello sociale che in questo momento sono messi un po’ in disparte, mentre in effetti continuano a essere centrali.

Alessandra Di Nucci (Arciragazzi Comitato di Roma): Vorrei sottolineare l’importanza di inserire e valorizzare nel patto di comunità anche la questione di genere, poiché ritengo necessario farsi carico di educare anche all’uguaglianza di genere.

Sandra Chistolini (Università Roma Tre): Una parte importante del progetto è quella legata al monitoraggio. Bisogna lavorare sulla comunità educante, che diventa sempre più sfuggente. Ci sono state tematiche che si sono aggravate con la pandemia: si lavorava già sull’emergenza di contrastare la povertà educativa; ora con la pandemia tutto si è enfatizzato, ora c’è più richiesta di soluzione. È necessario sensibilizzarsi: abbiamo lavorato con cinque scuole, ma non tutti stanno partecipando.

Non dobbiamo fare la lista delle difficoltà e dei problemi, ma dobbiamo dare delle risposte, dare soluzioni affinché creiamo una comunità educante. Non possiamo aspettare la fine della pandemia, dobbiamo dimostrare di saper fronteggiare il problema, perché abbiamo sia talenti che competenze. A livello di scuole dobbiamo far sentire che la comunità si sta creando e far sentire il fatto che il partenariato è in grado di sostenere scuole, insegnanti, genitori, ragazzi, con azioni non solo di depauperamento, ma con attività di affiancamento. Siamo tutti operatori sociali, educatori, associazioni, persone del mondo politico, intellettuali: ci sono tutti i profili possibili per dire che abbiamo gli elementi per intervenire nelle scuole; magari in attività collaterali, ma un piano d’azione deve esserci. Non è possibile che diciamo “non si può fare niente” e ci accontentiamo che le scuole non accettino proposte o creino difficoltà.

Siamo partecipi, ma bisogna cercare di reagire e fare il nostro lavoro. Abbiamo compiti legati allo sviluppo dei minori, un’età sensibile e delicata che adesso è ancora più provata perché gli viene sottratta la relazione amicale, una perdita enorme: i ragazzi e le ragazze non possono mettere in atto quelle dinamiche proprie dell’adolescenza. Il patto educativo è dato in forma generale, ma dobbiamo realizzare un disegno sul futuro investendo sul presente.

Proponiamo un lavoro innovativo, anche rispetto a situazioni che cambiano di giorno in giorno; c’è ancora un altro profilo di insegnamento.
È necessario confrontarsi su aspetti lavorativi che devono partire subito, non dopo la pandemia. Dobbiamo cercare di fare qualcosa adesso, quindi va realizzato qualcosa con le scuole, e bisogna mettere in pratica ciò che è scritto nel patto.

Conclusioni

Sergio Bonetti: la Professoressa Chistolini dice che rischiamo la perdita del futuro, non solo delle scuole ma anche rispetto al progetto. Va fatto un piano d’azione, ora, non dopo, senza far prevalere una routine dei progetti. Una comunità c’è già, siamo venti partecipanti. Bisogna lavorare per capire come ciascuno di essi può agire concretamente nel progetto.

Il rapporto con le scuole è sempre stato difficile, figuriamoci in questo momento. Credo che si riesca ad andare avanti dandosi degli obiettivi e costruendo delle tappe.

Riccardo Sinibaldi: Non facciamo passare l’idea che il progetto sia fermo, perché da Marzo stiamo rimodulando e ragionando sulle varie proposte alternative, non solo con le scuole. Per esempio con i centri di aggregazione stiamo realizzando continuamente delle attività nell’ambito del progetto, e inoltre qui i ragazzi possono ancora incontrarsi e avere un supporto scolastico, proprio per aiutarli a non restare indietro.

La stessa cosa vale per il contest “Libera un’idea” che dà l’opportunità a chi non può fare attività in presenza di poter lavorare da casa rendendosi partecipe delle iniziative. Non ci siamo mai fermati, abbiamo rimodulato le attività adeguandoci continuamente alle direttive del governo e dando continuità a tutto l’operato. Ora bisogna avere un riscontro anche dalle scuole.

Ugo Sinibaldi: Credo sia stato un incontro molto interessante perché abbiamo ottenuto spunti che saranno utilissimi e che verranno inclusi nel patto. I nostri partner potranno mandare altre idee e suggerimenti che possono essere messi subito in atto. Qualsiasi idea sarà fortemente presa in considerazione, anche con diretto coinvolgimento dei nostri partner.

Per garantire una continuità, come diceva Riccardo, il progetto sta andando avanti nonostante i vari limiti e le rimodulazioni. Il patto è semplicemente un punto di partenza e può essere modificato con nuove idee che proporrete. Siamo già in venti e siamo una comunità: se ciascuno allarga questa condivisione, avremo una comunità più grande su cui impegnarci.

Anna Maria Berardi: Sarebbe bello se un patto educativo fosse aperto a tutta l’Italia e anche all’Europa, affinché agiscano tutti per contrastare la povertà educativa. Sarebbe una cosa molto significativa e molto importante.

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