Verso gli esami, un traguardo per la crescita

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Tra timore, consapevolezza e forza di volontà, il racconto del laboratorio di preparazione all’esame di Terza Media 

Si è tenuto alla Scuola Don Milani il laboratorio di preparazione all’esame di Terza Media per gli studenti delle scuole Mantegna e Felissent, dell’Istituto Comprensivo n.3 Felissent di Treviso. L’obiettivo è stato quello di offrire un supporto agli studenti per la preparazione degli esami di terza media ma anche dare loro uno spazio in cui far emergere emozioni in questo particolare momento della loro vita.

Il percorso laboratoriale è un’azione del progetto Kepler 5 – 14, nuovi sistemi educativi per generazioni competenti promosso da La Esse e selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile.
Gli educatori di La Esse che hanno guidato il laboratorio insieme ai docenti, raccontano l’esperienza di lavoro e condivisione con gli alunni: «Abbiamo costruito insieme ai coordinatori delle classi terze, invitando gli studenti già ammessi agli esami, con bisogno di un supporto, con particolare attenzione a chi non avrebbe potuto trovare sostegno allo studio in famiglia».

Il gruppo, composto da 16 studenti, ha partecipato a un percorso di 9 incontri, da maggio fino ad inizio degli esami: un approfondimento dedicato alle prove di italiano e di matematica, con esercizi e simulazioni concordate in collaborazione con gli insegnanti. Quindi i ragazzi sono stati impegnati nell’elaborazione e presentazione dei contenuti scelti, così come nella simulazione della prova orale, con il contributo degli educatori che hanno lavorato in base ai diversi bisogni.

«A conclusione del percorso di lavoro abbiamo proposto ai ragazzi di confrontarsi sul loro stato d’animo all’avvicinarsi della prova d’esame. Abbiamo utilizzato uno strumento che, attraverso il gioco e il disegno, facilita l’espressione delle emozioni e dei sentimenti in un determinato momento: ognuno è stato invitato a scegliere una delle figure del disegno in base a come si sentivano a pochi giorni dall’inizio delle prove e a spiegare i motivi della loro scelta. Sorpresi dello spazio che è stato loro riconosciuto per potersi esprimere, i ragazzi hanno partecipato con molta entusiasmo all’attività: la scelta di molti di loro è andata sull’omino che cade dal ramo, figura a cui sono stati attribuiti diversi significati».

Per K. più che cadere, il lanciarsi dall’albero sembra più una via di fuga dalle responsabilità: «Ho scelto l’omino cadente perché mi voglio letteralmente buttare giù. Non è giusto che gli altri giochino ai videogiochi mentre io devo studiare come un mulo. Mi sento triste perché ci sono gli altri ragazzi di prima e di seconda che escono, vanno in giro e si divertono. Ho proprio un crollo morale. Mi sento demolito».

In N. invece, prevale la paura per la prova: «Ho paura che se non studio abbastanza, poi vengo bocciato e succede un caos, sia per me che per i miei genitori».

Anche altri sono preoccupati soprattutto della reazione dei genitori, come per V.: «Ho paura di essere bocciato perché la mia famiglia dopo mi sgriderebbe ogni giorno e non mi lascerebbe divertire in estate, per farmi restare a casa a studiare per il prossimo anno». E ancora K.: «Mia mamma mi ha detto testuali parole: se vieni bocciato ti mando in Kosovo a raccogliere fagioli. I kosovari usano un modo di dire che fa capire bene quello che vuol dire essere bocciati. Come si fa con i bambini, ti lanciano in alto e ti prendono. Se vieni bocciato ti lanciano in alto e quando cadi non ti prendono più. Per tutto l’anno ti danno tutto quello che vuoi per andare avanti, ma se non studi dalla famiglia non avrai più niente su cui poter contare e dovrai arrangiarti in tutto e per tutto».

A. invece fa emergere il timore dell’umiliazione che comporterebbe un fallimento agli esami: «Per me essere bocciato significa sentirsi stupidi ma anche essere considerati stupidi. È umiliante sentirsi dire che sei inutile e che non sai fare niente, in tanti lo direbbero e ti prenderebbero in giro».
V. oltre che dall’omino che cade, si è sentito rappresentato anche dalla figura dell’omino che sta salendo la scala che porta al primo ramo, il più basso: «Ho scelto due figure, quello che sta salendo la scala e quello che sta cadendo dal ramo. Il primo significa che fin da quando sono piccolo, ho sempre voluto crescere e andare in alto con lo studio e di migliorare in generale. Se non studi, non trovi lavoro. Se non hai lavoro non guadagni. Se non guadagni non riesci a vivere. Quando esci e vai in centro a Treviso la domenica, incontri le persone che lavorano e che hanno solo la domenica come giorno libero. Gli altri giorni invece si vedono solo quelli che sono rimasti per strada, senza lavoro. Quello che sta per cadere invece l’ho scelto perché sono sempre voluto andare in alto ma può sempre esserci un problema che ti fa cadere giù, anche di morale. E questo significa che per ogni cosa bella ci può essere sempre una cosa brutta. Con gli esami sto cercando di salire in alto, ma mi sento in bilico. So che c’è la possibilità di continuare a studiare, quindi adesso devo impegnarmi per raggiungere il punto a cui voglio arrivare».
V. continua, spiegando bene come la paura del fallimento rischi di rivelarsi un incidente di percorso, o meglio, un ulteriore intoppo nella realizzazione delle proprie ambizioni: «Mi sento triste perché in Kosovo ho fatto le medie senza però fare gli esami perché dovevo partire per l’Italia e quindi qui ho dovuto ricominciare dalla classe seconda e sono rimasto indietro di un anno. In questo momento ho paura di cadere di nuovo. Ero già caduto quando sono arrivato in Italia ma adesso sto salendo. Non sono ancora arrivato dove voglio arrivare. Io voglio arrivare sopra la scala e, per adesso, sono ancora a terra».

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