#dettotranoi | didattica a distanza | ON o OFF?

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In questo periodo sospeso, qual è la sensazione che provano i ragazzi? E quale quella che provano gli educatori? La didattica a distanza che cosa sta lasciando?
Sabrina è un’educatrice che partecipa al nostro progetto, fin dal suo inizio, in Veneto e ci ha lasciato una testimonianza importante sul vissuto suo e dei ragazzi che segue. Qui di seguito, le sue parole.
<<ItaliaEducante è il progetto dei sogni per un educatore: poter lavorare su un arco temporale di quattro anni, infatti, è cosa più unica che rara nella scuola e, naturalmente, questo consente di entrare poco per volta, in punta di piedi, riuscendo a creare quelle condizioni di fondo per cui vieni percepita come risorsa e non come impiccio. Il lockdown è stato un salto importante, per l’esperienza che sto vivendo… La scuola ha avuto difficoltà a rispondere all’emergenza ed al cambio di paradigma di intervento ma, grazie alla relazione costruita con i docenti in questo anno e mezzo, sono riuscita a mantenere l’appuntamento settimanale, che avevo in presenza con i ragazzi, anche a distanza. Attraverso la piattaforma messa a disposizione dalla scuola, ho riagganciato i ragazzi ed è stato interessante osservare, nel tempo, le loro reazioni… Inizialmente, questa cosa dello stare a casa, comodamente seduti sul divano, ma intanto “essere” a scuola è stata vissuta come esperienza curiosa e, quindi, con un approccio positivo. C’era la sensazione del “temporaneo”, di qualcosa che sarebbe durato poco: in questa prima fase quasi tutti tenevano le telecamere accese.
Poi, d’improvviso, le telecamere hanno cominciato a spegnersi: perché? mi sono chiesta. Ad oggi, non mi sono ancora data una risposta…
È qualcosa che sto osservando da vicino e che sto cercando di “leggere” oltre le apparenze anche per capire come comportarmi… Che faccio? Ti obbligo a tenere accesa la telecamera o rispetto la tua scelta e lascio a te decidere? Lo spazio-tempo con me è uno spazio-tempo di relazione pertanto non c’è esigenza di controllo come, magari, in altri contesti di lezione. La cosa interessante è che lo spegnimento delle telecamere è coinciso anche con la domanda delle domande: “ma non torniamo a scuola?” e questo è stato il salto: da momento WOW a momento in cui si avverte la mancanza della relazione in presenza, della scuola come esperienza di relazione a 360 gradi… Alcune volte, quando ai ragazzi viene chiesto: come state? la risposta è il silenzio. Sono silenzi forti, dietro ogni silenzio c’è un mondo: la difficoltà di stare dietro a uno schermo invece che vicino al compagno di classe; la fatica di utilizzare programmi che non si conoscono… Non è automatico che i ragazzi, perché stanno sui social e giocano ai videogiochi, siano immediatamente capaci di utilizzare programmi come PPT… È anche vero che la didattica a distanza ha avuto qualche effetto positivo imprevisto e imprevedibile, in alcuni casi. Alcuni dei ragazzi più timidi, quelli che in classe faticavano per timidezza a interfacciarsi e mettersi in gioco, hanno trovato, nella relazione mediata da uno schermo, un alleato, una risorsa che ha consentito loro di uscire dal guscio…
Ci sono poi alcune provocazioni di pensiero che emergono con forza da questa esperienza condivisa con i ragazzi; una su tutti la questione orario: ma se la modalità non è più quella di ieri perché gli orari continuano a essere quelli di ieri? Perché con tanto tempo a disposizione lungo la giornata, si continua a iniziare le lezioni alle 7:45? I ragazzi stanno vivendo la cosa ponendosi anche in modo critico verso il passato così come verso il presente. Sarà interessante vedere come vivranno il rientro coloro che hanno seguito il percorso fin qui, anche se a distanza. Sì, perché non tutti sono rimasti agganciati, purtroppo. Alcuni non si sono mai connessi agli incontri previsti ma nemmeno alle lezioni. Di alcuni ragazzi si sono proprio perse le tracce. Sono quelli con situazioni più fragili e per i quali il salto di modalità ha segnato la fine della scuola e non un nuovo modo di essere a scuola>>.

Con il contributo di Sabrina Pengo, educatrice ItaliaEducante Veneto

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