La nostra comunità educante che parte dalla strada

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A partire dal mese di Marzo 2019 la Cooperativa Il Faro di Macerata (Ente capofila del progetto), in stretta sinergia con il Comune di Civitanova Marche, partner del Progetto G.O.A.L.S., ha strutturato un servizio di tutoraggio ed  educativa di strada. Quest’azione è nata come risposta al programma di accompagnamento e sostegno alla fascia di minori di età compresa tra gli 11 e i 17 anni che vivono in situazione di disagio o di povertà educativa.

L’educatore di strada, dopo aver svolto un’azione di mappatura e monitoraggio del territorio, integra la sua attività con quella di accompagnamento e tutoraggio di minori segnalati dalle Assistenti Sociali del Comune. Si è creata subito una rete caratterizzata da una fitta corrispondenza tra tutti gli attori in gioco. Dopo alcuni mesi di valutazione dei bisogni, l’equipe ha potuto strutturare, in maniera sempre più dettagliata, l’intervento educativo sul campo, monitorando le situazioni note, le criticità emerse e i traguardi raggiunti. L’educatore ha riferito un’iniziale diffidenza e criticità nello stabilire delle relazioni significative con i ragazzi oggetto dell’intervento. Dopo la sperimentazione di diversi approcci, educatore ha capito che il riservare del tempo esclusivo ad alcuni ragazzi poteva essere una strategia vincente per entrare a far parte del gruppo e lavorare successivamente con il contesto allargato.

L’azione ha cercato di aderire alle esigenze specifiche di ognuno, trovando supporto anche in altre attività del progetto: con lo sportello d’ascolto per la gestione delle conflittualità attraverso la mediazione della psicologa, con l’azione metodi per il supporto allo studio e allo svolgimento dei compiti, con l’azione Info Job per l’orientamento sul futuro e sulla scoperta delle proprie potenzialità. L’azione è stata dunque un vero e proprio servizio di accoglienza e di presa in carico. Per alcuni di loro questo è stato efficace mentre per altri rappresentava di più un obbligo. Per questo si è valutato rispetto ad ogni singolo ragazzo il progetto da seguire con lo scopo di rendere davvero efficace il lavoro e non farlo diventare una costrizione che avrebbe sicuramente portato ad un allontanamento. Il lavoro d’équipe in questo caso è stato determinante per delineare le tipologie individuali d’intervento.

Il servizio educativo di strada è ripreso dopo la pausa del mese di settembre.

I ragazzi spesso trascorrono il tempo senza alcuno stimolo nè iniziativa e l’assenza di passioni concrete fa sopraggiungere ancor più velocemente uno stato di apatia e noia generalizzata, creando spazio a comportamenti poco maturi, quali risse e consumo di sostanze stupefacenti leggere. L’apatia e la noia sono i reali nemici dei ragazzi che, senza passioni, spesso abbandonano il percorso scolastico o ne hanno una scarsa frequentazione.

Molti di questi ragazzi hanno avuto esperienze di vita problematiche e hanno difficoltà a gestire le proprie emozioni reagendo in modo impulsivo, violento e non adeguato alle minime difficoltà che incontrano.

ll progetto GOALS ci permette di andare molto più a fondo:  abbiamo infatti anche l’opportunità di attivare dei tirocini di inclusione sociale. Questo rappresenta un’opportunità di crescita significativa e i ragazzi contattati per l’attivazione sembrano essere entusiasti.

Questo è fondamentale, perchè il desiderio maggiormente espresso dai ragazzi è la ricerca di autonomia e stabilità sia economica che emotiva, sicuramente come frutto di una forma di evitamento dai contesti familiari poco stabili che costringono questi adolescenti a velocizzare la loro crescita, lasciando spazio a vuoti e fragilità.

Altra criticità rilevata sul campo in questi mesi di lavoro è di certo quella legata alla famiglia. In alcuni casi questa è completamente assente, in altri è talmente disgregata e disfunzionale da non poter essere presa come supporto e in altri ancora è troppo presente da soffocare i propri figli fino ad insinuare in loro il desiderio di scappare.

Fortunatamente la continua sinergia con le istituzioni ha permesso di agire in alcuni casi in un’ottica di prevenzione e non in emergenza, tentando di instaurare dei significativi rapporti con i ragazzi e cercando di evitare di intervenire solo dopo una segnalazione da parte del tribunale. Gli incontri di programmazione dell’attività hanno permesso di tracciare una prima mappatura dei bisogni del territorio, adattando la proposta progettuale alle esigenze dei singoli contesti e dei minori coinvolti.

Avremo ancora a disposizione un anno e mezzo con il progetto G.O.A.L.S., ma da quanto ci testimoniano i dati, le ore a disposizione del progetto risultano insufficienti a rispondere al fabbisogno del territorio. Tuttavia sembra che il tessuto sociale e le istituzioni si stiano aprendo a questo approccio, per loro nuovo e incerto ma che comincia a produrre dei risultati significativi.

 

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