Mettersi in gioco: l’esperienza al camp Juventus di uno dei ragazzi di Futuro Prossimo Venezia

di

Alla ricerca di nuova socialità partendo dalla volontà di mettersi in gioco. Così alcuni ragazzi e ragazze del progetto Futuro Prossimo Venezia hanno partecipato al camp estivo organizzato da Juventus Football Club, partner di Save the Children dal 2018, che ha scelto così di rafforzare il suo impegno sul territorio. Un centro estivo gratuito che si è svolto in diverse regioni italiane rivolto ai giovani dai 6 ai 17 anni. Percorso sostenuto anche grazie alle Doti Educative di Comunità che permettono ai beneficiari di realizzare sogni e di crescere sperimentandosi.

Una settimana di gioco ma anche di fatica, accompagnati dagli educatori della Cooperativa Itaca e insieme a nuovi compagni d’avventura per condividere emozioni e correre in campo ritrovando il “senso della libertà e del divertimento”, come ci racconta F., uno dei partecipanti che ha deciso di condividere la sua esperienza per ringraziare tutti coloro che l’hanno resa possibile.

 

Il primo giorno al camp estivo della Juventus ero molto emozionato ed impaziente di conoscere i nuovi compagni e il mister.

All’entrata mi hanno consegnato il vestiario e inserito in un determinato gruppo in base alla mia età, ero nel Gruppo Chiellini, composto da ragazzi di 14 e 15 anni. A me è stato assegnato il ruolo di portiere.

Non mi sembrava vero di potermi allenare con la maglia della Juve.

Tempo di vestirmi e sono sceso in campo assieme ai miei compagni per il primo allenamento, gasatissimo, anche perché prima dell’allenamento dagli altoparlanti della tribuna si sentiva l’inno della Juventus.

Molto faticoso, anche per via del caldo, ma in questi momenti la voglia di giocare va sopra qualsiasi altra cosa. Dopo circa un’ora e mezza di gioco ci siamo fermati per la pausa, avendo così tempo per rifiatare e scaricare l’adrenalina.

La pausa è durata circa mezz’ora e poi di nuovo in campo fino a mezzogiorno.

Più accaldato e più stanco di prima, ma la voglia di giocare e l’emozione è rimasta sempre la stessa.

Dopo pranzo c’è stata una pausa di circa un’ora e mezza per evitare le ore più calde: il momento perfetto per socializzare e formare nuove amicizie con i compagni.

Al pomeriggio ero più stanco della mattina e faceva anche più caldo, ho iniziato a sentire male ai muscoli ma la grinta e la voglia di correre, o nel mio caso di tuffarsi su qualsiasi pallone, è aumentata ancora di più.

Alla fine della giornata ero stanchissimo e quasi non riuscivo neanche più a reggermi in piedi, molto stanco ma anche molto divertito.

Alla sera quando sono tornato a casa e pure la notte mentre ero a letto continuavo a pensare a quello che mi aspettava il giorno dopo e l’emozione tornava sempre più forte.

Alla fine del camp abbiamo avuto una sorpresa: una falcata palla al piede partendo da centrocampo per arrivare davanti alla porta senza portiere e segnare l’ultimo gol al camp.

Il primo a cimentarsi in questa ultima impresa sono stato proprio io e devo dire che mentre mi preparavo avevo un po’ paura di sbagliare, ma appena ho cominciato a correre ho però sentito come un senso di libertà e divertimento unico e ho tirato centrale.

Subito dopo l’ultimo tiro, c’è stata la premiazione, ci hanno consegnato delle medaglie e dei gadget targati Juve.

Ad essere sincero ero triste all’idea di finire il camp, mi sono divertito moltissimo e credo sia stata un’esperienza unica, molto stancante è vero, ma mi ha fatto provare emozioni molto forti.

Mi sono divertito molto al camp, ho fatto nuove amicizie ed è stata proprio una bella avventura.

Spero ci sia la possibilità in futuro di ripetere l’esperienza.

Regioni

Ti potrebbe interessare

Liberiamo il futuro: arriva l’estate di Futuro Prossimo

di

…E finalmente è arrivata l’estate!!! Già, finalmente ESTATE, dopo un altro anno impegnativo e diverso da quelli a cui eravamo abituati, durante...

Cooperativa Itaca: Venezia, cronache dal lockdown

di

Iniziamo a mollare la presa, il coronavirus ci ha tenuto in isolamento per quasi 3 mesi ed è il momento giusto per...

Come funziona la comunità locale che fa crescere bene?

di

Una ricerca per capire come funzionano le reti di collaborazione fra scuola, famiglia e territorio. Apprendere dalle esperienze di Napoli, Marghera e...

Questo sito prevede l‘utilizzo di cookie. Continuando a navigare si considera accettato il loro utilizzo. Ulteriori informazioniOK