Distanziati, ma uniti. Il ritorno a scuola dei ragazzi di Futuro Prossimo

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Rivivere quello che ci è stato tolto. È questo il senso delle tante testimonianze raccolte da Futuro Prossimo tra le ragazze e i ragazzi che sono tornati a scuola, dopo un lungo periodo fatto di didattica a distanza, lezioni al pc o con lo smartphone e amicizie coltivate soltanto da remoto.

Una ripartenza che non spaventa, ma semmai entusiasma, questi giovani che non hanno intenzione di arrendersi di fronte alle molteplici difficoltà derivanti dalla convivenza con la pandemia: all’ansia da interrogazione si è aggiunta l’ansia da contagio, le regole si sono moltiplicate e all’orizzonte c’è sempre il timore di un’aula che potrebbe essere richiusa in qualsiasi momento. 

A Sassari, Marghera e Chiaiano, le tre aree di intervento del progetto, Futuro Prossimo era già al lavoro per lottare contro la povertà educativa e la mancanza di spazi di aggregazione sociale. Poi è arrivato il virus a togliere a studentesse e studenti quello che si erano conquistati. La reazione? Nessuno ha intenzione di arrendersi o arretrare. Lo si è visto durante i giorni più bui, come è stato raccontato in “Caro Futuro”, la pubblicazione immaginata e nata durante il periodo del lockdown, quando agli operatori e alle operatrici del progetto Futuro Prossimo è parso evidente che i ragazzi e le ragazze manifestassero un gran bisogno di esprimersi, di ragionare su un momento così particolare della loro vita e di immaginare il loro futuro dopo l’emergenza Covid-19.

Oggi quegli stessi giovani raccontano la precaria vivacità di un ritorno tra i banchi. E, al di là dei facili stereotipi, è difficile trovare qualcuno che si sia svegliato contro voglia. “La scuola è un pezzo di me, un pezzo di cuore, è stato molto strano viverla a distanza”, spiega una studentessa di Sassari, che ammette: “ho l’ansia da Covid, devo essere più responsabile, per ricordarmi tutte le regole”, mentre un compagno aggiunge: “Sarà uguale a prima, anche se tra un po’ ci chiuderanno, ma studiare sarà più semplice perché almeno ora sappiamo cos’è la didattica a distanza!”

Non mancano le reazioni un po’ spaesate dalla nuova quotidianità. “È molto strano stare in un contesto scolastico così, in cui non puoi toccare e abbracciare i compagni di classe, il tuo compagno di banco, non puoi andare vicino alla prof – spiega M.P., ritornata tra i banchi a Chiaiano – Vivere la classe a metà mi fa sentire in una scuola a metà.”

“Tornare a scuola e non avere la stessa quotidianità di sempre è stata una cosa terribile – conferma un’altra ragazza di Chiaiano, M. – Non avere più la stessa libertà di stare per i corridoi, di abbracciare un compagno, girovagare per la classe senza che qualche professore o collaboratore ci rimproveri”.

“Nessuno si sarebbe aspettato di vivere la quotidianità scolastica nel modo in cui stiamo facendo: a distanza, con la mascherina, con uno scanner che misura la temperatura e che ci igienizza le mani – conclude L. – Il clima che si percepisce a lezione è di paura, confusione, agitazione, anche se i professori fanno di tutto per rendere le lezioni normali, per quanto sia possibile.”

La sensazione è che, in questa situazione di crisi, il gruppo della comunità educante sia diventato più compatto, come ammette quasi stupito R., studente delle scuole medie a Marghera: “Ultimamente con i compagni ci sentiamo più uniti, non so se sia dovuto a questa situazione, o perché siamo stati lontani nel lockdown, ma sento che abbiamo voglia di stare insieme. Forse sembrerò estremo, ma anche con i professori c’è un legame diverso, migliore.”

 

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