Una buona storia: Adan e la sua famiglia

di

di Veronica Amadori (Case Manager)

Sono in otto. Due genitori e sei figli di sette, quattro, tre anni e tre gemelli di appena tre mesi.  Il padre, lavora e la madre è casalinga.

Adan e sua moglie hanno origini egiziane. Lui vive in Italia da oltre dieci anni dopo aver lasciato il suo paese per l’estrema povertà, la voglia di conoscere il mondo e la speranza di poter costruire una vita migliore rispetto a quella vissuta fino a quel momento; al suo fianco c’è una giovane donna con buona istruzione, intraprendente, consapevole dell’“articolata” gestione di sei figli, ma entusiasta della vita e di quanto le è stato donato. Sono entrambi fedeli alle loro tradizioni e allo stesso tempo aperti all’incontro con l’altro.

Come Case Manager del progetto Family Hub li ho conosciuti attraverso la collaborazione con il centro per le famiglie territoriale.

Li incontro per la prima volta a casa loro, da fuori lo stabile ha un bell’ aspetto, ma all’ interno la casa trasuda muffa, appena entri ancor prima di vederla ne senti l’odore. Salotto, cucina e bagno sono un unico ambiente, e poi ci sono un soppalco di pochi metri con un letto a castello, un letto singolo, due lettini e un materassino a terra.

La disposizione non è difficile da capire, mamma e papà dormono a terra, i gemellini più piccoli nello stesso lettino uno vicino all’altro. Mentre parlo con loro penso “come fanno a vivere qui?”; i piccoli hanno molta tosse, lo stesso giorno in cui li conosco vengono ricoverati: sarà la muffa o una classica influenza?

Certo è che l’ambiente in cui vivono non tutela la salute dei bambini: hanno bisogno di trovare una nuova casa.

Facile a dirsi, ma difficile a farsi. Adan stava già cercando da tempo una soluzione abitativa alternativa, facendo il giro di ogni agenzia immobiliare, ma senza successo: appena comunicava all’ agente immobiliare che sono una famiglia di otto persone, per di più stranieri, ogni porta per loro si chiudeva.

A questo punto parte il lavoro di rete fatto insieme da tanti operatori di Comune di Forlì, Centro Famiglie, Servizi sociali e realtà del privato sociale per dare una risposta urgente ad un bisogno importante, il diritto alla salute e ad una abitazione dignitosa.

Alla fine di una lunga ricerca la casa, grazie all’Istituto del Clero, è stata trovata. E’ stato stipulato un contratto di affitto di 18 mesi, che Ahmed sta onorando regolarmente.

Ricordo bene gli occhi di Adan e la moglie quando gli è stato comunicato che potevano lasciare il vecchio ambiente malsano per una casa vera, la loro felicità e a tratti l’incredulità.

Sempre grazie alla collaborazione dei servizi, ma soprattutto alla disponibilità di Gabrio e Bernardette, sono arrivati anche due “nonni” che accompagnano e sostengono Adan e la moglie nell’ essere genitori di sei figli, prendendosi cura di loro e dei loro bambini, attraverso piccoli, ma essenziali gesti quotidiani, come accompagnare le bimbe a scuola, andarle a prendere, stare con loro se mamma e papà hanno un impegno, trascorrere tempo insieme in casa, routine attorno alle quali si costruiscono relazioni di fiducia e affetto.

Ritorno a quel pomeriggio di gennaio, al freddo, alle giornate corte e a quei pochi metri quadrati di casa in cui insieme a Barbara del centro famiglie abbiamo conosciuto una famiglia, una bella famiglia, un uomo e una donna umili, generosi, rispettosi e grati per tutto e tutti.

Il tempo, la disponibilità e l’apertura verso l’altro ci hanno permesso di incontrarci e contaminarci di umanità, speranza e fiducia per la costruzione di nuove buone storie.

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