A raccontare storie, si ricostruisce il mondo

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Cosa accade quando si porta un collettivo di artisti, i Lan-de-sì, composto da tre attori, Tomàs Acosta, Irene Gandolfi e Sara Moscardini, e un’illustratrice, Marta Lonardi, in una scuola dell’infanzia con bambini dai 3 ai 6 anni? Accade che, tutti insieme, cominciamo a inventarci storie che si trasformano in disegni e che, infine, diventano brevi cortometraggi da guardare al cinema. È quello che è accaduto in questi mesi in cui ci siamo affacciati su questo nuovo mondo tutto da scoprire, in cui limiti e distanze impedivano di tornare a progettare come avevamo fatto fino a pochi mesi prima, soprattutto con bambine e bambini in cui il contatto e la vicinanza sono fondamentali nella costruzione della relazione con l’altro e con il mondo. Perché allora non trasformare i limiti imposti in stimoli per la progettazione? E chi meglio di un attore e un’attrice, consapevole delle potenzialità e dei limiti dello spazio intorno, capace di muoversi in relazione agli altri corpi intorno a lui o a lei, poteva accompagnarci in quest’avventura? Ed ecco così far capolino Budino e Budina hanno preso per mano le bambine e i bambini e li hanno condotto in un mondo in cui le storie si dipanavano a partire dalle loro voci e dai loro disegni, sviluppando diversi linguaggi che andavano dall’illustrazione al gioco teatrale, dal movimento all’improvvisazione. I fili narrativi, drammaturgici, testuali e visuali del teatro e dell’illustrazione – scombinati e nuovamente ri-combinati – si sono intrecciati per dare vita a una storia costellata di personaggi, trame, sottotrame e nuovi significati. In questo processo creativo ogni fase è stata necessaria per rivelare un percorso a tappe che andava costruito tassello dopo tassello. I laboratori hanno guidato la bambina o il bambino a ricreare una narrazione finale fatta di sensazioni, immagini, emozioni, logica e ispirazione che non si sarebbero potute avere all’inizio del percorso. Sono stati il bambino o la bambina a tessere i fili di una “storia” a cui hanno dato vita loro stessi e dentro cui hanno potuto ritrovare tutti i principi logici e creativi che hanno contribuito a generarla. Come fosse stato un pezzo di creta che esce con fatica dal tornio dell’artigiano, la storia ha preso vita e coinvolto, forgiato, cancellato e migliorato: le bambine e i bambini ne sono sono autrici e autori, e insieme ad altri autori e autrici come loro, hanno dato vita a qualcosa che prima non c’era. La narrazione, dunque, non è dipesa solo dalle parole. La compiutezza della storia è stata data dalla somma di parti che ad un certo punto non era possibile neanche più distinguere, ma che hanno lasciato nel bambino o nella bambina la meraviglia di una costruzione fisica e illustrativa, venuta alla luce grazie alle forze del gioco teatrale e della sperimentazione di più linguaggi.

E così per settimane si è atteso con impazienza la raccontastorie che col suo teatrino sul suo carretto arrivava per rapire bambine e bambini, insegnanti e portarli in un mondo nuovo, non più di divieti, ma di musica, danza, teatro, parole, ritmo, ascolto: tutto per giungere alla creazione di un’unica grande narrazione.

Alla fine, per fare in modo che tutta questa magia, potesse riverberarsi al di fuori della scuola, continuando il dialogo tra scuola, famiglie e città, così bruscamente interrotto, i Lan-de-sì hanno rimontato, ricucito, musicato e dato voce a queste storie che si sono trasformate in veri e propri film da guardare tutti insieme al cinema. Alcune bambine e bambini hanno riconosciuto i loro disegni, le loro idee, i nomi dei personaggi… altri no, ma a chi importa?! Dodici cortometraggi dai titoli bizzarri, “Il conigliese che voleva volare”, “La lumacchina” e così via, ce ne sono per tutti i gusti, e, se siete anche voi curiosi, li potete guardare qui: https://www.youtube.com/hashtag/landes%C3%AC

a cura di Ilaria Rodella – MantovaPlayground

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