10X10! 10 giorni di festa per celebrare 10 anni di Casa del Quartiere di San Salvario e immaginare il futuro insieme

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Quando qualcuno compie gli anni siamo soliti augurargli cento di questi giorni. 10X10 è stato appunto questo, dieci giornate di festa, dal 17 al 26 settembre 2020, per i dieci anni della Casa del Quartiere di San Salvario a Torino, uno dei progetti dell’Agenzia per lo Sviluppo Locale di San Salvario Onlus nonchè uno dei presidi territoriali DOORS. Dieci giornate a tema con eventi aperti a tutte e a tutti: cinema, circo, lezioni aperte e aperitivi con prodotti km0, incontri su spazio pubblico, botanica e mobilità sostenibile, spettacoli teatrali, concerti, laboratori sul femminile, su accoglienza, riuso ed eventi per famiglie. Dieci giornate di eventi gratuiti nel rispetto delle norme per l’emergenza Covid-19, per ribadire con forza che la Casa del Quartiere è qui, aperta, attenta nel ripensarsi e pronta a ribadire, oggi più che mai, l’importanza di rendere accessibile la cultura.

Rispondono alle domande Matteo Negrin, presidente dell’Agenzia, e Sara Caruso, project manager della Casa del Quartiere di San Salvario e del progetto DOORS per le attività a Torino.

I: Avreste mai immaginato 10 anni fa di tagliare questo importante traguardo? Come definite il percorso di questa esperienza?

MN: In questi anni abbiamo imparato ad abitare questo spazio, ad andare oltre le dinamiche di condominio che avevano caratterizzato in passato gli spazi collettivi, riuscendo tutti insieme a sentire come nostro uno spazio che è autenticamente bene comune. Nella lingua italiana, esistono parole dal significato multiforme: una di queste è “ospite”, che qualifica tanto il padrone di casa quanto chi occasionalmente vi entra per fare visita. L’esperienza della Casa del Quartiere è una danza tra i due significati di questa parola, che si snoda attraverso un movimento in cui il soggetto gestore, le associazioni socie, gli abitanti stabili e quelli occasionali, i gruppi informali e i semplici cittadini e cittadine hanno imparato a sentire proprio uno spazio dalla prorompente vocazione pubblica. Vogliamo spingerci a pensare che questa pratica dell’abitare abbia in una certa misura improntato il modo di vivere il quartiere per una larga parte dei cittadini e delle cittadine di San Salvario.

I: Come ha impattato l’emergenza sanitaria di quest’anno sul percorso che stavate intraprendendo?

MN: Nel marzo di quest’anno, l’emergenza sanitaria ha costretto l’intero pianeta a modificare le abitudini del proprio vivere in comunità. Nel momento più critico per un’esperienza quale la Casa del Quartiere, abbiamo deciso di prestarci alla rete di Torino Solidale, diventando uno snodo di distribuzione di beni di prima necessità, un’attività che prosegue tutt’ora grazie al sostegno di importanti partner pubblici, privati e del terzo settore. In un momento straordinario, la Casa del Quartiere è riuscita a compiere un passo importante da “buona pratica” a strumento necessario alla sopravvivenza della comunità che la abita e la circonda. Nel momento in cui compiamo un decennio, siamo dunque chiamati a immaginare un futuro per la Casa del Quartiere e lo facciamo anche attraverso una raccolta fondi per migliorare la qualità di spazi e attrezzature presenti in struttura, a partire dalle nuove esigenze espresse dalle persone che ogni giorno “abitano” il luogo.

I: Come immaginate i prossimi 10 anni di Casa del Quartiere?

SC: 10×10 ha rappresentato un’occasione non solo per augurarci 100 di questi giorni, ma per testare delle possibilità future. Permettere alle persone di incontrarsi, partecipare a laboratori e lezioni aperte, scambiare esperienze non significa solo formarsi o sperimentare delle capacità, ma soprattutto uscire dalla solitudine, che nelle situazioni economicamente più gravi diventa esclusione sociale. In questi 10 anni di presidio territoriale la Casa del Quartiere è diventata una vera e propria antenna locale e mai come quest’anno ha dimostrato di rispondere alle istanze territoriali. In termini di bisogno, dalla famiglia che non ha cibo o la connessione wi-fi a casa per la DAD, ai ragazzi delle scuole medie che non riescono a seguire il programma e prepararsi all’esame collettivamente, alla scuola che fa fatica ad coinvolgere i giovani e ad essere presente nelle situazioni più fragili. Ma anche in termini di opportunità, dagli adulti che hanno voglia di aiutare e diventano volontari per la distribuzione alimentare, ai professionisti sul territorio che si rimettono in gioco a partire dalla costruzione di opportunità per le nuove generazioni.

Progetto DOORS ci permette questo: di incentivare la collaborazione tra enti del privato sociale e la scuola del quartiere, portando le istanze educative che non possono più stare solo dentro le aule, fuori, sul territorio. Contrastare la povertà educativa è un’azione che può essere solo collettiva e multiforme, e deve coinvolgere soggetti diversi, che si occupano di educazione, cultura, arte, e politica dei territori. Così come è successo a 10×10, durante cui una giornata è stata dedicata alle scienze e alla musica per bambine e bambini. Siamo scesi in strada, nella nuova area pedonale davanti alla Casa del Quartiere, con elettrodi e alambicchi, per imparare insieme i principi dell’energia, della pressione atmosferica e della chimica, attraverso esperimenti e giochi con esperti chimici e fisici dell’associazione ToScienze. Un territorio che si fa carico delle istanze della comunità e risponde con le sue stesse forze. Così ci immaginiamo di affrontare questo anno incerto. Così ci immaginiamo di continuare a crescere nei prossimi 10 anni: stimolando continuamente la comunità ad agire, contrastando le povertà educative.

 

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