“ESTATE INSIEME”. TORNARE A STARE INSIEME CON DOORS E RADICI DI COMUNITA’

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“Estate insieme” è l’iniziativa completamente gratuita di Cemea del Mezzogiorno che quest’anno ha visto la partecipazione e collaborazione di CIES Onlus e Asinitas onlus. A partire dal mese di luglio 2020, ha coinvolto più di 50 bambine e bambini del V Municipio di Roma, mettendo a disposizione di famiglie, territorio e scuola, corsi di supporto e recupero linguistico L2, laboratori di teatro, musica, canto e street art, un servizio di ludoteca e soprattutto la gioia di tornare a stare insieme. Riaprire la porta e poter gridare al quartiere “CI SIAMO!” per dare un segnale di coraggio nel delicato periodo della “FASE 2”.

I: Come nasce “Estate insieme” e come prende le mosse la collaboraizone tra i due progetti, DOORS e Radici di Comunità, entrambi finanziati da Impresa Sociale Con I Bambini?

Ilaria Saponaro – Cies onlus: L’offerta di attività di ESTATE INSIEME prende le mosse dalla consapevolezza del peso dell’esperienza dell’isolamento forzato per molti bambini, in case troppo piccole, sovraffollate e con spazi insufficienti per lo studio e il gioco, lontani dai propri amici, dal mondo relazionale della scuola. E’ stata gratuita, diversificata e includente e si è basata su un’attenta analisi dei bisogni di ragazze e ragazzi del quartiere.

Sin dall’inizio del lockdown è stato evidente che l’estate sarebbe stata un periodo molto delicato, in cui evitare il più possibile bruschi salti e periodi di vuoto. A giugno è stato chiaro che in alcuni contesti le istituzioni non avevano la forza e le risorse per offrire opportunità accessibili a tutte/i.

Per questo, come attori del Terzo Settore e del privato sociale impegnati in campo educativo abbiamo ritenuto prioritario cercare di farci ponte tra istituzioni, famiglie e minori ed esplorare la possibilità di incontrarsi in sicurezza per recuperare anche in minima parte, ciò che era venuto meno con il distanziamento.

E così, nel V municipio di Roma, una scuola (l’Istituto Comprensivo “Simonetta Salcone”, partner DOORS), due partenariati (progetto DOORS, capofila CIES onlus e Radici di comunità, capofila Cemea del Mezzogiorno, entrambi finanziati da Con I Bambini Impresa Sociale) e due spazi fisici gestiti da associazioni che da anni sono attive sul territorio (la Ludoteca “Casa delle Arti e del Gioco”, gestita da Cemea del Mezzogiorno e il Centro interculturale “Miguelim”, gestita da Asinitas Onlus) hanno scelto di mettere a disposizione coordinamento, professionalità e risorse per realizzare ciò che semplicemente era necessario fare: GARANTIRE OPPORTUNITA’ EDUCATIVE A BAMBINE E BAMBINI durante l’estate.

I: Quale è stato il contributo di Cemea all’iniziativa? Cosa ha significato per voi, riprendere ad incontrare le nuove generazioni in presenza?
Ilaria Gabrielli e Sarah Parisi – Cemea del Mezzogiorno: Da oltre 20 anni., il Cemea del Mezzogiorno è impegnato sul territorio del V Municipio di Roma ed in particolare nei quartieri di Pigneto e Torpignattara, dove gestisce i servizi educativi finanziati dalla L.285/97: il centro di aggregazione giovanile “Fenix 19” e la ludoteca “Casa delle arti e del gioco”. E’ stata proprio “La Casa delle arti e del gioco” a rendere fattiva la collaborazione con il progetto “DOORS già intrapresa da diversi mesi in virtù della necessità di “FARE COMUNITA’ e COSTRUIRE SINERGIE” per rispondere ai bisogni educativi emersi con la pandemia. Necessità sentita da noi tutti e, tra l’altro, incoraggiata incessantemente da Impresa Con I Bambini.

Con l’inizio di luglio sono riprese le attività in presenza con bambini e famiglie e gli spazi sono stati riorganizzati con lo scopo di permettere l’accesso al maggior numero di bambini, divisi in piccoli gruppi omogenei per età e seguiti sempre dalla stessa educatrice. All’ingresso è stato organizzato uno spazio dedicato all’accoglienza e al triage per poter espletare le procedure di misurazione della temperatura con termo scanner e per favorire l’accesso scaglionato dei bambini.

Grazie alla possibilità di poter usufruire dell’ambiente esterno, le attività si sono sviluppate all’aperto sfruttando delle zone d’ombra predisposte. La sfida più grande è stata quella di riformulare tutte le proposte laboratoriali nel rispetto delle distanze di sicurezza e con le relative protezioni. Questi procedimenti sono stati proposti ai bambini più che come regole sotto forma di gioco e dopo un po’ sono diventate routine. Il lavoro è stato agevolato dal magico spazio della ludoteca che ha permesso una riprogrammazione delle attività a più stretto contatto con la natura attraverso la cura dell’orto didattico e del giardino. E non sono mancati laboratori grafico pittorici in cui ogni bambino/a ha sperimentato l’utilizzo dei colori in modalità nuove e sorprendenti, come la colorazione tramite bolle di sapone.

Il filo conduttore dell’estate è stato rendere migliore il loro spazio esterno, curando ogni angolo della ludoteca e di conseguenza della vita dei bambini che in esso trascorrono momenti significativi. La proposta educativa estiva, oltre all’apertura mattutina (tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12), ha previsto lo svolgersi di laboratori durante le ore pomeridiane.

Aprirsi dunque ad una nuova realtà ha significato per i bambini che frequentano la ludoteca abitualmente, la possibilità di vivere quegli spazi da loro conosciuti in un’altra forma, sperimentando tante diverse attività. Dal corso di teatro, alle letture, passando attraverso le emozioni, la musica, il disegno ed il murales…. i bambini sono stati i veri protagonisti della loro estate riprendendosi quella libertà di espressione e di socializzazione di cui avevano realmente bisogno.

I: Come si è articolato il nuovo corso di supporto linguistico per bambini?
Laura Ciavardini -Asinitas: I corsi di supporto e recupero linguistico L2 gestiti da CIES Onlus e Asinitas Onlus, si sono svolti all’interno del cortile del Centro interculturale Miguelim, sede di Asinitas: due incontri di un’ora e mezza ogni settimana. Hanno partecipato ventiquattro bambini di età compresa tra gli otto e i dieci anni, iscritti alle classi quarte e quinte della Scuola Elementare “Carlo Pisacane”. La maggior parte dei bambini che si sono iscritti al corso proviene dal Bangladesh, fatta eccezione per quattro bambini provenienti rispettivamente dalla Tunisia, dall’India, dal Messico e dalla Cina.

Lo strumento più utilizzato è stato quello delle storie illustrate, a cui si sono susseguite lavori di comprensione del testo, analisi e riutilizzo delle strutture grammaticali e produzione di testi personali legati alle tematiche trattate nelle storie. E abbiamo viaggiato da “Fortunatamente” di Remy Charlip (Orecchio Acerbo Editore) a “La Grande Fabbrica delle Parole” di Agnés de Lastrade (Terre di Mezzo).

I: E cosa ha significato per i bambini poter usufruire di un servizio di questo tipo?
Lapo Vannini – Cies onlus: Sin dal giorno delle iscrizioni tra i bambini aleggiava un fermento inusuale, più evidente del solito e negli incontri successivi se ne è manifestata palesemente la causa: la voglia di stare insieme, di correre all’aria aperta e di imparare giocando. I loro ampi sorrisi si vedevano chiaramente nonostante le mascherine che indossavano scrupolosamente di propria spontanea volontà.

Il fare insieme, oltre che lo stare insieme, ha stimolato anche i bambini più timidi e taciturni ad attivarsi e a partecipare e si è dimostrato un mezzo vincente per l’appianamento delle differenze dovute ai diversi livelli di competenza linguistica.

I bambini hanno risentito tantissimo della chiusura delle scuole, intese non solo come luoghi in cui ampliare il proprio repertorio linguistico e culturale attraverso la didattica, ma anche e soprattutto come centri di socialità  in cui è in azione costante lo scambio reciproco, con i propri pari e con le maestre, fondamentale per la formazione che li porterà a diventare degli adulti più consapevoli.

In un paese che aspira all’eguaglianza sociale, la libertà d’espressione, le parole sono importanti per il loro significato sì, ma anche perché dentro vi possiamo trovare l’intenzione e l’emozione di chi le pronuncia e di chi le accoglie. I bambini che hanno poca lingua spesso nelle loro narrazioni sia scritte che orali producono frasi brevissime o singole parole che però sono quelle giuste, giuste per loro e il nostro compito e della scuola credo debba essere quello di metterne in rilievo tutte le sfaccettature per permettere a questi piccoli studenti di esprimersi a pieno sia ora che in futuro.

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