Donne e minori visti con gli occhi della Costituzione Italiana: le conquiste dei diritti nella nostra storia

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È il 20 febbraio 2019 e ci troviamo al Liceo Scientifico Filolao di Crotone per parlare di un tema che diventa sempre più scottante agli occhi della gente e dei mass-media: donne e minori visti con gli occhi della Costituzione Italiana. Davanti a noi ci sono circa 400 giovani di età compresa tra i 15 e i 18 anni che si aspettano di far luce nel loro mondo fatto di dubbi e di contraddizioni peraltro ben serviti da noi adulti.

L’incontro si realizza nell’ambito del progetto “Costruttori di Futuro” selezionato da “Con I Bambini – Impresa Sociale” nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.
L’argomento è ben accolto dai giovani presenti. Raccontiamo un po’ la storia delle conquiste delle donne e di quelle rivoluzioni civili che sono state portate avanti negli anni al fine di vedere tutelati i diritti dei più piccoli della nostra società.
Il diritto di autodeterminazione di una donna anche quando questa è moglie e madre è costato fatica alle generazioni precedenti ed ha cominciato a vedere la luce solo nell’assemblea costituente del 1946 e solo grazie alla sensibilità di alcuni degli uomini che ne facevano parte e che hanno permesso di facilitare l’ottenimento del consenso maschile. Il diritto allo studio e il divieto di sfruttamento del lavoro minorile sono di recente applicazione se rapportiamo il tempo alla nostra storia millenaria caratterizzata anche dal contributo di grandi menti. I ragazzi rimangono basiti quando diciamo che la moglie era di proprietà del marito e che era scritto anche sulle leggi che le donne non avevano alcun potere di prendere iniziative economiche o di accedere alla carriera di dirigente o magistrato. Provo a mettermi nei loro panni e immagino lo stupore… figli di oggi che hanno come modello di riferimento madri super impegnate, a volte sole, con una forza incredibile per affrontare qualsiasi evenienza, con tanti pensieri e cose da fare e una buona dose di autonomia. Ci sono anche i figli di donne vittime della supremazia maschile che ancora oggi si manifesta e che non sempre sfocia nella violenza efferata ma più spesso si nasconde in dinamiche latenti che impediscono alla donna di autodeterminarsi pienamente. Abbiamo raccontato l’evoluzione storica delle leggi relative all’infanzia e all’adolescenza e continua a destare la nostra meraviglia il fatto che, molti adolescenti, non sappiano quali siano i loro diritti e quanti bambini e giovani vedono ogni giorno calpestati i propri diritti a causa degli egoismi e delle perversioni di alcuni adulti.
In tali situazioni, da operatore, sento il disagio di rappresentare la categoria adulta perché molti sono gli esempi negativi di cui sentono parlare i nostri ragazzi. La sensibilizzazione, la prevenzione, la promozione hanno poco senso se non sono sostenuti costantemente dalle famiglie e dall’intera comunità educante.

 

Quando si parla di povertà educativa sembra quasi di parlare solo di argomenti astratti o di riferirsi alle competenze apprese dalla formazione didattica che i giovani ricevono durante il loro percorso scolastico. In realtà, la povertà educativa è molto di più! I nostri ragazzi sono spesso lasciati da soli nel loro percorso di crescita umana e ancora più spesso esprimono tutta la loro fragilità provocata dalla mancanza di forza e di coraggio tipica del mondo degli adulti. Noi grandi non siamo abbastanza capaci di rafforzare i giovani e di aiutarli a comprendere le questioni che riguardano le relazioni umane. Sicuramente quello che manca di più è proprio il dialogo tra le generazioni. Noi grandi, madri e padri, nonni e zii, insegnanti e figure educative, non abbiamo il tempo di raccontarci e raccontare ai nostri ragazzi così come si faceva una volta. Ricordo i nonni che raccontavano le sofferenze della guerra, la gioia di aver conquistato la libertà e di appartenere ad una Repubblica che era ed è “una e indivisibile”, l’entusiasmo di riconoscersi tutti uguali dopo aver sofferto le discriminazioni e lo scherno. Oggi, facciamo fatica a parlare alle nuove generazioni. Sarà colpa dei ritmi di vita sempre più frenetici, sarà forse che tutti lavoriamo di più e si sono moltiplicati gli impegni nostri e dei nostri giovani, sarà che molto più semplicemente riteniamo che certe argomentazioni debbano essere trattate dalla scuola e dai mezzi di comunicazione di massa, sarà che non riusciamo neppure a trovare le parole per affrontare certi discorsi. Forse la realtà è un’altra: la fretta ci costringe a vivere in superficie, chi vive in superficie non ha il tempo di pensare e chi non ha il tempo di pensare, finisce con il non riuscire più a parlare. È una triste realtà che inevitabilmente si rivelerà devastante per la nuova umanità del futuro prossimo. Forse, per una volta, si potrebbe ritornare al passato per costruire meglio il futuro.

Francesca Cantisani – “NOEMI” Società Cooperativa Sociale

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