La scuola al centro del dibattito: intervista alla dirigente scolastica Valeria Catalano

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A un mese dall’apertura delle scuole la dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo Colozza Bonfiglio Valeria Catalano riflette con noi circa le prospettive e le criticità che si sono presentate e che si prospettano.

Cosa ne pensi delle recenti chiusure e delle ipotesi di un ritorno alla didattica a distanza?

«Sono convinta, in linea con la posizione della ministra Azzolina, che la chiusura della scuola sarebbe un errore. Ritengo che oggi la scuola sia il luogo più sicuro dove i bambini possano stare: in contesti difficili è l’unico punto di riferimento, non solo per i bambini ma anche per le loro famiglie. Quella della scuola dovrebbe essere l’ultima delle chiusure da valutare, prima ne dovrebbero venire molte altre».

Che effetti pensi avrebbe un ritorno alla didattica a distanza oggi?

«Effetti pesantissimi. Ci siamo ritrovati a settembre con alunni che avevano fatto enormi passi indietro. Allora, come quando manca un senso e se ne potenziano altri, abbiamo messo in campo tutte le risorse che avevamo per riparare. Siamo riusciti a ripristinare l’orario intero con tanta fatica e difficoltà. Interrompere il delicato processo di ricostruzione significherebbe azzerare quelle piccole conquiste che abbiamo ottenuto.

Abbiamo diversi bambini in isolamento fiduciario e siamo riusciti a mandare avanti la loro partecipazione a distanza insieme alla classe in presenza. Ciò per dire ancora una volta che non li abbandoniamo, non vogliamo lasciare indietro nessuno perché soprattutto in certi contesti non andare a scuola può avere effetti disastrosi.

A tutto questo si aggiunge l’infelicità, il senso di paura e ansia che la probabile notizia di un nuovo lockdown ha creato nei nostri bambini. Abbiamo chiesto in un video cosa ne pensassero di una eventuale chiusura e ancora risuonano in mente le loro parole: “noi preferiamo la scuola così piuttosto che non averla affatto, le regole ci pesano ma meglio queste regole piuttosto che non poter stare con voi”».

Che effetti potrebbe avere sui bambini più fragili?

«I mesi di assenza dalle lezioni in presenza hanno in molti casi annullato le conquiste che avevano ottenuto negli anni precedenti. Alcuni bambini autistici hanno azzerato velocemente quello che avevano acquisito, sono tornati nella situazione che avevano prima della scolarizzazione. Senza neanche i centri riabilitativi, senza la scuola è stato molto difficile per loro. Sono tornati in condizioni di grande disagio e noi abbiamo messo in campo un altro tipo di intervento, molto più personalizzato e attento ma se dovessimo tornare a chiudere la scuola si vanificherebbero anche questi sforzi».

Hai fatto riferimento alle famiglie. Ricordo il tuo racconto su come è stato utile “entrare nelle case” con la didattica a distanza (per saperne di più clicca qui). Adesso si presentano delle nuove necessità?

 «Certo. In un momento in cui siamo travolti da notizie false e fuorvianti è importante comunicare con le famiglie spiegandogli come stiano realmente le cose, quali siano i reali rischi da temere e quali invece siano solo frutto di notizie false. La scuola oggi sopperisce al ruolo cruciale di indirizzare i genitori tra le diverse normative e informazioni: svolge un importantissimo ruolo di comprensione e prevenzione veicolando i messaggi che arrivano dall’esterno. Rendiamo comprensibili concetti mai sentiti prima che proprio perché non compresi rendono ancora più ansiosi, come generano ansia le informazioni che provengono dai social, spesso scorrette. Svolgiamo dunque anche un ruolo di guida per i genitori».

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