Il valore della persona in una comunità inclusiva

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Come possiamo produrre un cambiamento in un territorio svantaggiato? E come concretizzare l’idea di una comunità inclusiva che condivida l’obiettivo del bene comune? Ripensando un atteggiamento mentale collettivo, inclusivo e di crescita, ma soprattutto: ponendo la persona al centro, abbreviando le distanze.

Nell’ottica di un’azione di cooperazione e co-progettazione che si intende portare avanti nell’ambito del progetto Brancaccio 3.0, si è svolta una giornata di formazione gestita dal partner EURO con la supervisione del Centro di Accoglienza Padre Nostro. Un momento di confronto su alcune tematiche centrali come inclusione sociale, comunità inclusiva, partecipazione attiva, un’occasione per riflettere su come potere contribuire alla costruzione di comunità aperte e accoglienti.

La formazione, rivolta agli operatori formali e informali, è una tappa fondamentale del percorso che si pone Brancaccio 3.0 nella volontà di costituire e potenziare “comunità educanti” consapevoli e efficaci nel tempo. L’obiettivo è, infatti, quello di porre le basi di un cambiamento attraverso la voce e le azioni degli attori territoriali, ovvero tutte quelle figure che vivono e operano nel quartiere e che, se rese consapevoli, possono offrire risposte ai bisogni educativi di bambini, bambine e adolescenti.

Il confronto come via del cambiamento

Nella cornice teorica del “Welfare responsabile”, l’incontro è stato pensato per offrire alcuni strumenti e chiavi di riflessione da sfruttare nel percorso di crescita a cui il quartiere auspica attraverso il coinvolgimento attivo dei cittadini e cittadine. Tutta la società è chiamata a dialogare per sviluppare comportamenti inclusivi, ma per raggiungere questo traguardo è necessario prima fare chiarezza su cosa significhi davvero inclusione, diversità, bene comune, cura dei bisogni. «Un percorso avviato da Brancaccio 3.0 – con le parole di Francesco Melodia del Centro di Accoglienza Padre Nostro onlus  – che ci auguriamo possa portare lontano».

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