Le opportunità tecnologiche a disposizione dei giovani disabili visivi, illustrate nei cinque workoshop dell’Istituto dei Ciechi “Francesco Cavazza”

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Coniugare un’informazione corretta e dettagliata sulle opportunità offerte ai giovani disabili visivi dalla tecnologia e una puntuale riflessione pedagogica sulle molteplici e variegate valenze degli ausili e degli strumenti tifloinformatici nell’ambito della didattica e delle autonomie. Questi i temi dei cinque workshop tenuti dagli operatori dell’Istituto dei Ciechi “Francesco Cavazza” di Bologna della durata di cinque ore ciascuno, tenuti dagli ingegneri Giovanni Cellucci e Marco Mattioli e dalle dottoresse Serena Cimini e Paola Gamberini, ideati e condotti a partire da una stretta sinergia tra competenze tecniche e competenze pedagogiche, intrecciando costantemente i due piani della riflessione.

L’istituto è da anni impegnato in un lavoro di ricerca e di innovazione nel campo dell’accessibilità e degli ausili informatici, anche didattici, ad opera del centro CISAD. Il Servizio di Consulenza Educativa svolge un’azione di supporto all’integrazione scolastica e al progetto di vita dei bambini e ragazzi con disabilità visiva in Emilia-Romagna. In questo lavoro si occupa costantemente anche di avviare gli studenti all’uso delle nuove tecnologie e si formano le figure educative di supporto in modo che li possano affiancare con adeguata preparazione e competenza.

Nel corso degli incontri sono stati presentati numerosi ausili e supporti informatici a vantaggio delle persone con disabilità visiva. All’inizio della presentazione sono state proposte ai partecipanti alcune riflessioni e alcune domande guida che hanno costituito lo sfondo dell’intero percorso e sono state approfondite e sviluppate a più riprese, anche grazie alle domande dei partecipanti, costantemente invitati all’interazione e al dialogo.

“Ci si è innanzitutto concentrati sull’esigenza di concepire la tecnologia come un mezzo e non come un fine per i nostri ragazzi – spiega l’ingegner Marco Mattioli – la tecnologia può infatti essere una grande risorsa in vista dell’autonomia (relazionale e di studio), della comunicazione, dell’accesso alle informazioni, quindi della partecipazione sociale. Può esserlo però, innanzitutto, se arricchisce e agevola una vita già piena di relazioni e di esperienze, protesa verso l’autonomia. Altrimenti può divenire paradossalmente motivo di chiusura e di isolamento, oggetto di una passione sterile e fine a se stessa, invece che proiettata verso l’apertura relazionale”.

I workshop si sono focalizzati sulla tecnologia, che può certamente essere un potente mezzo per l’emancipazione umana, sottolineando che può esserlo a patto che la società senta e rispetti il valore dell’inclusione, come invece spesso non avviene (come mostra il problema dell’accessibilità di tanti siti, di tante piattaforme, degli stessi testi scolastici), per far comprendere che è così che, purtroppo, ciò che dovrebbe includere diviene spesso causa di esclusione. È stata pertanto sottolineata l’esigenza di essere sempre vigili e attenti rispetto all’effettiva fruibilità delle opportunità offerte dalla tecnologia, rivendicando, ogniqualvolta sia necessario, l’effettiva esigibilità dei diritti delle persone con disabilità visiva.

La riflessione più strettamente pedagogica ha preso le mosse dalla constatazione che l’avviamento all’uso delle tecnologie viene spesso percepito, in particolare dalle famiglie, come la soluzione alla maggior parte dei problemi dei figli (soprattutto in ambito scolastico), mentre questo passaggio necessita di essere accompagnato da una grande attenzione educativa. Le domande educative e i temi di confronto più importanti, sui quali ci si è confrontati e si sono date risposte nel corso dei cinque workshop, sono state tre: quando avviare all’uso degli strumenti digitali, da quali cominciare e come orientarne l’uso, cioè come stabilire la finalità a cui destinare i diversi supporti (studio, svago, comunicazione etc.). Importantissimo, su questo che gli esperti che interagiscono con le famiglie e con gli insegnanti aiutino a maturare la sensibilità e la consapevolezza in relazione a queste riflessioni.

Nel corso degli incontri sono stati illustrati e utilizzati una serie di strumenti tecnologici importanti come il Display Braille, un display o terminale Braille che consente la lettura mediante il codice Braille di buona parte delle informazioni presenti sullo schermo di un computer, in modo dinamico e pienamente controllabile dall’utente (Braille labile) dotato di un apposito programma (screen reader o lettura schermo), che pilota il terminale Braille, consentendo all’utente di esplorare ciò che appare sullo schermo, riga per riga, gestendo l’attività con un apposito tastierino integrato nel dispositivo medesimo. I Notetaker Braille, ausili che oltre a fungere da terminale Braille “stupido” (può esservi anche il supporto di una sintesi vocale), sono dotati di una memoria interna e di programmi per scrivere note, creare appuntamenti e gestire rubriche e in alcuni casi rappresentano dei veri e propri computer Braille portatili, essendo dotati anche di una batteria interna e di un sistema operativo mobile o desktop. Il Videoingranditore da tavolo, apparecchio finalizzato all’ingrandimento di testi e documenti stampati di varia tipologia, quali libri, riviste, quotidiani, bollette e ricevute, oltre che di piccoli oggetti. L’immagine viene acquisita ed elaborata con il supporto di una telecamera, visualizzandola in tempo reale su uno schermo dotato di diversa ampiezza. La Stampante Braille, un ausilio pensato per stampare su carta dedicata testi secondo il codice Braille, grazie solitamente al ricorso di un applicativo specifico per la relativa transcodifica dei caratteri a partire da documenti di vario tipo con il controllo e l’impostazione dei parametri della macchina che avviene frequentemente mediante tasti presenti su un pannello integrato e l’utente viene guidato in tutte le fasi di configurazione dal supporto di una sintesi vocale.

Il Lettore di schermo o screen reader, un applicativo il cui ruolo è riuscire ad interpretare il contenuto rappresentato sullo schermo di computer, smartphone o tablet e riproporlo per quanto possibile in uscita mediante sintesi vocale o codice Braille. Tipicamente lo screen reader si interfaccia internamente con una sintesi vocale, la quale deve essere in grado di convertire in forma vocale un testo digitale con vocabolario illimitato.

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