Parlare di orientamento con i figli: 5 consigli utili

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È sicuramente indubbio il valore del confronto tra genitori e figli rispetto al tema dell’orientamento ma è bene chiarire quale sia il ruolo dei genitori in questa grandissima sfida.

L’adulto è un facilitatore, favorisce quindi l’emersione di consapevolezza nel figlio rispetto alle proprie risorse personali, ai desideri talvolta inconsci che porta nel cuore, al quid che lo rende diverso e per questo speciale.

Al genitore non viene chiesto di conoscere tutte le professioni del mondo del lavoro né tanto meno tutte le materie insegnate negli oltre 40 indirizzi di scuole superiori in Italia ma deve essere curioso di scoprirle insieme ai figli e aperto ad accogliere le scelte che faranno anche se diverse da quelle che crede giuste per loro. Non deve essere un esperto di orientamento ma un buon educatore capace di stimolare nel modo giusto il giovane alla scoperta di sé e delle opportunità che lo attendono nel mondo.

 Veniamo quindi ai consigli utili per aiutare i figli ad orientarsi.

 

1. Creare palestre di sperimentazione

 

Significa dare la possibilità ai propri figli di sperimentare attività di diverso tipo in contesti differenti. Può succedere che un determinato contesto stimoli una persona tanto da far emergere competenze e abilità e un contesto differente invece inibisca lo stesso individuo e non favorisca l’affermarsi delle risorse personali.

La scuola stessa gioca un ruolo fondamentale in quest’ottica. 

Specie alla scuola superiore lo studente può sentirsi fortemente a disagio optando per un percorso di studi con un approccio al sapere distante dal suo stile di apprendimento. Nei licei si predilige un approccio teorico al sapere, negli istituti tecnici invece si parla di approccio teorico-pratico grazie alla presenza di laboratori, negli istituti professionali invece l’approccio al sapere è pratico-teorico e ciò vuol dire che la teoria è a supporto della pratica, infine vi è l’istruzione e formazione professionale (IeFP) che offre un approccio alle discipline prevalentemente pratico-operativo. Una buona domanda da farsi, come genitori, può essere “Che stile di apprendimento ha mio/a figlio/a?”

Scegliere la scuola sbagliata potrebbe mettere il/la ragazzo/a in difficoltà e farlo/a sentire a disagio inibendo alcune sue risorse latenti.

Ecco l’importanza di tutta una serie di attività collaterali, talvolta non previste dalla scuola, che possano far sperimentare ai bambini e ai ragazzi cose nuove in modi diversi. Parliamo quindi di sport, di attività domestiche in cui coinvolgerli, di laboratori creativi, di attività di volontariato, di gite fuori porta, visite, viaggi e così via. Queste esperienze avranno una fortissima valenza orientante per loro.

È altrettanto importante chiedere ai figli di esprimersi a riguardo, di scegliere l’attività che potrebbe diventare una vera e propria passione e scartare quella che è stata utile solo per capire che la propria strada va in un’altra direzione, di essere curiosi e propositivi nel suggerire a loro volta nuove esperienze da vivere.

bambina fotografia

2. Osservare, osservare, osservare

 

Il secondo consiglio ci suggerisce di osservare i figli all’opera, quando sono immersi in un gioco, quando raccontano entusiasti di un’esperienza fatta o quando sembra di non riconoscerli più tanto sono diversi dal quotidiano. Osservare permette di comprendere meglio la loro personalità affinché i consigli che diamo siano coerenti con la loro persona e non solo con il nostro modo di sentire.

Verrà probabilmente il giorno in cui i figli chiederanno esplicitamente ai genitori un riscontro su se stessi per costruirsi una percezione di sé più ampia e completa.

 

3. Riflettere

 

Questo consiglio entra nel vivo della relazione con i figli, è un lavoro da fare a due teste, appunto genitori e figli. Tanto è importante offrire loro delle occasioni di sperimentazione, altrettanto importante è riflettere a voce alta su di esse. “Cosa ti è piaciuto di più di questa esperienza? Come ti sei sentito? Cosa ti ha insegnato?” sono solo alcune delle domande utili da porre ai figli quando provano qualcosa di nuovo. “Cosa ti rende curioso? Perché? Quali sono le abilità che ti piace sviluppare?”.

È importante riflettere su ciò che piace e ciò che non piace per evitare di fare scelte difficili da sostenere sia a livello scolastico che lavorativo. 

 

4. Esplorare 

 

Questo consiglio riguarda l’attività di ricerca di informazioni e di valutazione delle stesse che spetta in primis al ragazzo ma sulla quale possiamo aspettarci di essere coinvolti come genitori.

Talvolta forse sarà necessario fare un passo in più e mostrargli altre vie proponendogli soluzioni che non aveva preso in considerazione; dobbiamo ricordarci però che non possiamo sostituirci a lui in questa ricerca.

Il nostro contributo consiste nel ricordargli chi è, quali sono le sue capacità e gli interessi che coltiva ardentemente, nell’aiutarlo a focalizzare il pensiero sui criteri di scelta da prendere in considerazione e nel fornire gli strumenti per fare questa ricerca (banalmente accedere ad internet, visitare una fiera dell’orientamento, parlare con un orientatore e così via.)

Un consiglio utile nell’approcciarsi alla ricerca può essere quello di non cercare solamente informazioni relative al prossimo step formativo che ci attende ma di essere lungimiranti e di guardare più avanti nel tempo. Se lo studente in questione frequenta la classe seconda della secondaria di primo grado, prima di scegliere la scuola superiore più giusta per lui, può farsi un’idea sulla professione che vorrà fare e di conseguenza trovare il percorso formativo più lineare per raggiungere il suo obiettivo.

Poniamo il caso in cui uno studente iscritto alla secondaria di primo grado affermi con decisione, dopo aver partecipato a laboratori specifici e aver raccolto informazioni sulla figura professionale dell’artigiano, di voler diventare un falegname. È molto importante capire che idea si è fatto il ragazzo dell’artigiano del legno poiché sappiamo che esistono diverse figure che operano in questo settore: esiste il falegname che probabilmente ha un ruolo operativo nel creare artefatti in legno, il designer del legno che probabilmente si è specializzato in design del prodotto per poi verticalizzarsi poi sulla modellazione del legno o ancora l’architetto che progetta arredamenti in legno o lavora nell’edilizia sostenibile. Ecco che probabilmente tutte e tre le figure descritte possono essere etichettate come artigiani del legno ma il percorso formativo che hanno alle spalle, gli anni di studio e l’approccio alle discipline possono essere totalmente diversi così come sono differenti le loro mansioni e le responsabilità in un contesto lavorativo. In questa analisi molto delicata può giocare un ruolo cruciale il supporto di un genitore che per esperienza avrà una visione più ampia del figlio.

impronte genitore figlio

5. Pianificare le prossime mosse

 

Quando gli obiettivi sono chiari possiamo finalmente dedicarci all’attività di pianificazione. Possiamo affiancare nostro figlio nell’elencare le prossime azioni da svolgere in ordine cronologico. Questo esercizio aiuta a dare molta concretezza ai nostri obiettivi perché presuppone uno sforzo nell’immaginare quali conoscenze e quali esperienze serviranno per intraprendere una certa strada.

Riprendiamo il caso del nostro studente che vuole diventare un designer del legno e proviamo ad immaginare con lui i possibili passi da fare per raggiungere l’obiettivo sapendo che questa è solo una delle tante strade da intraprendere:

  1. iscrizione ad un percorso quinquennale di istruzione tecnica, indirizzo Costruzioni Ambiente e Territorio
  2. Iscrizione ad un percorso biennale post diploma ITS che prepari la figura di Tecnico superiore per la progettazione e l’industrializzazione nel settore legno arredo 
  3. Invio curriculum per candidatura alle aziende del territorio

Una strategia interessante da applicare in questi casi è la tecnica dello scalatore per la quale una volta chiarito l’obiettivo da raggiungere si deve immaginare a ritroso la sequenza di step sino al punto di partenza (dove siamo oggi).

Questa tecnica permette di scomporre l’obiettivo da raggiungere in una serie di micro-obiettivi rendendolo così più accessibile e di aggirare i nostri pregiudizi e schemi prefissati, che così tanto ci impediscono di trovare soluzioni alternative a quelle fallimentari. Mai dimenticare le parole di Leonardo da Vinci: “nulla ci inganna più dei nostri giudizi”

 

Questi consigli vogliono solamente essere uno spunto di riflessione per il genitore pur sapendo che il buon senso e l’amore verso i figli sono il primo elemento che guida noi adulti in questo compito difficile ma allo stesso tempo emozionante.

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