Kamishibai. Un teatro di immagini per vincere il silenzio

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Protetto da un teatro di carta e legno Martino ha iniziato ad aprirsi alla sua classe. Ecco come didattica alternativa e percorsi individualizzati hanno realizzato qualcosa di speciale con il Kamishibai

 

In una scuola in bilico tra la DAD e il rischio di una quarantena, le favole sono ancora possibili se, proprio in questi mesi, due ante di legno del Butai si aprono e iniziano a raccontare un mondo di storie e pensieri che nessuno aveva ancora ascoltato.

Martino, non aveva mai parlato ai suoi compagni di classe. Pochi mesi prima si è ritrovato in un nuovo istituto, la scuola media Gramsci (Municipio XI di Roma). E in un quartiere diverso, quello della casa-famiglia che lo ha accolto. Durante e dopo il lockdown ha protetto se stesso e la sua storia dentro un guscio oltre il quale non lasciava scappare nemmeno un sorriso o un’emozione.
Martino studia e dimostra di avere le potenzialità dei suoi coetanei. Ma non parla ancora con nessuno. Le sue interrogazioni sono sostituite da prove scritte, nasconde il suo banco dietro una colonna dell’aula e i suoi compagni non sanno nemmeno che è nato e cresciuto in Calabria. Quanto tempo ancora potrà continuare a vivere la scuola così?

Eppure, Martino comunica. Lo fa con il fumetto, attraverso il quale parla di sé. Sa anche disegnare bene. Se ne accorge Ramona, operatrice di Arci Solidarietà che ha iniziato a seguirlo in un percorso individualizzato del progetto #AltaFrequenza.
Ecco la breccia in quel guscio. Il silenzio e l’isolamento si possono rompere. L’importante è farlo un passo alla volta. Senza urlare ad alta voce o esporsi troppo. Secondo i propri tempi, custodendo le emozioni. Ma lasciando filtrare i primi pensieri. Magari, mentre si racconta un argomento di studio con una tecnica diversa.

 

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Kamishibai, lo spettacolo teatrale di carta

Kamishibai | Il Butai

Kamishibai | Il Butai

Proprio lì, all’IC Antonio Gramsci, nell’ambito di #AltaFrequenza Arci Solidarietà ha realizzato un laboratorio di didattica alternativa. Tiziana ama e conosce la cultura giapponese e, per questo, ha usato il Kamishibai per offrire nuovi spunti e strumenti per l’insegnamento in classi del 1° e del 2° anno.

Cos’è il Kamishibai?

I monaci buddisti usavano già dal XII secolo la tecnica artistica dell’Emakimono per istruire le persone non alfabetizzate sulle vicende della vita di Buddha. Si trattava di storie raccontate mentre le immagini scorrono su rotoli di carta o stoffa. Questa forma artistica nel ‘900 si è evoluta in un piccolo teatro di carta e legno, un riquadro di 45cmx30cm al quale è stato dato il nome Butai, che diventerà il caratteristico palcoscenico del Kamishibai.

Una forma di narrazione potentissima, usata anche per la propaganda tra gli anni ’20 e ’50 del secolo scorso. Una tecnica interessante per la didattica, oggi, perché potenzia le competenze narrative e permette di imparare facendo.

Abbiamo regalato un Butai alla Gramsci e quel Butai risulterà utilissimo a Ramona e Martino.

 

Il percorso individualizzato di Martino

Kamishibai | Preparazione del testo della storia

Kamishibai | Preparazione del testo della storia

Ramona ad ottobre conosce Martino e si avvicina a lui cercando di cogliere ragioni e spiragli di apertura in quell’isolamento. Scopre la sua passione per il fumetto e l’abilità nel disegno. Propone al ragazzo di usare il Kamishibai per iniziare ad aprirsi alla classe e relazionarsi attraverso il racconto di una storia. Dopo un po’ di tempo l’idea lo convince!

Cosa ha di speciale il Kamishibai? Permette a Martino di parlare senza farsi vedere. Lo mette nella condizione ideale per provare a comunicare con i compagni di classe. Può limitare l’ansia dell’interazione. Può cominciare a raccontarsi partendo da un argomento di studio e non da qualcosa di più personale.
Inoltre, questo strumento mette in gioco le abilità di Martino nel disegno e nel fumetto.

 

Come usare il Kamishibai per la didattica

Insieme agli insegnanti si sceglie l’argomento. A Martino piacciono le scienze e, per questo, l’argomento che racconterà attraverso i disegni in movimento sarà la teoria dell’evoluzione.
Un’esposizione finale di progetto che rappresenta una dura prova. Sa di dover affrontare davanti a tutta la classe gli ostacoli eretti dalla sua riservatezza e dalla scarsa autostima.

Arriva il momento di fare questo passo. Si aprono le ante del Butai. Appaiono i fogli che rivolgono i disegni alla classe e il testo a Martino. Il Kamishibai lo copre, lo protegge quasi fisicamente, ma diventa anche il suo primo contatto con i compagni di classe.
La presentazione in aula, in pochi attimi, ha sbloccato i compagni nei suoi confronti.

Si tratta di uno dei primi passi in un difficile percorso di socializzazione. Non è facile interagire con gli altri. L’obiettivo è parlare con tutti i compagni di classe. Il percorso è lungo ma qualcosa, ora, è cambiato.

 

Perché il Kamishibai ha funzionato?

Il Kamishibai è caratterizzato da elementi che lo rendono ideale per fare didattica, ma anche per creare occasioni di evasione. Racconta storie mettendo in gioco media e sensi diversi, come il cinema o il teatro, ma accentuando l’aspetto corale.

La narrazione di storie facilita un apprendimento globale dell’argomento di studio. Riconoscere una successione di scene, momenti, eventi lungo il racconto è un efficace metodo di studio.

 

Le fasi del laboratorio di didattica alternativa

Il laboratorio prevede sei incontri in aula. I primi tre appuntamenti sono necessari per prendere confidenza con lo strumento, cimentarsi nella scrittura del menabò, il canovaccio della storia, e nel disegno delle tavole.
La seconda fase chiama in causa la didattica. Insieme ai docenti si scelgono gli argomenti che gli studenti, suddivisi in gruppi di lavoro, rappresenteranno attraverso il piccolo teatro di legno e carta.

Studiare in questo modo non è più un esercizio mnemonico da svolgere con gli occhi su un libro. La storia, la letteratura, la scienza passano attraverso le mani e le voci di chi le mette in scena e attraverso i sensi di chi assiste alla narrazione.
Il Kamishibai si rivela un’occasione in più di contatto in questo momento in cui l’isolamento e la distanza caratterizzano la vita di tutti. Non solo quella di Martino.

 

Il viaggio del Kamishibai in diretta su Facebook

Abbiamo raccontato l’arte del Teatro di carta insieme a Tiziana Buccoliero, educatrice di Arci Solidarietà che ha sviluppato l’idea di portare il Kamishibai nelle scuole medie per i laboratori di didattica alternativa. Un laboratorio online sulla pagina Facebook di Arci Solidarietà Onlus rivolto a grandi e bambini. Suggerimenti per realizzare gli scenari da mostrare nel proprio Butai. Ma anche un viaggio attraverso la storia di questa tecnica di racconto. Vi invitiamo a guardare la registrazione dell’incontro su Facebook.

 

Laboratorio sul Kamishibai con Tiziana Buccoliero

 

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