RACCONTI – “Un caso: uno, nessuno e centomila”

di

In collaborazione con Arca Cooperativa Sociale

Questa è la storia di Sigisa. L’ho conosciuta lo scorso anno, in un pomeriggio di luglio, quando la volontaria di un’associazione di assistenti sociali di Livorno l’ha accompagnata qui da noi dopo averla vista mendicare davanti ad una chiesa.
Sigisa è una donna di oltre trent’anni di origine rom, di nazionalità jugoslava ma nata in Italia e precisamente a Pisa. Mi racconta che la sua famiglia d’origine vive tuttora lì, in un campo nomadi. E’ di religione musulmana ma non molto osservante, non parla benissimo l’italiano ma lo fa con un notevole accento toscano. A sedici anni iniziano i conflitti con i genitori, scappa di casa e resta incinta, dopo il parto contatta la madre che si presenta accompagnata da un’assistente sociale. Il risultato dell’incontro è che la figlia appena nata, visto che la nonna non accetta di sostenere la giovane madre, viene data immediatamente in adozione.
Appena un anno dopo Sigisa si sposa con un ragazzo del suo stesso gruppo etnico e con lui scappa in Croazia dove vivono i suoceri. Questa scelta non risulterà però essere molto fortunata: il neo marito la lascia in balia della madre, comincia a far uso di sostanze fino a sparire. La ragazza ed i cinque figli avuti nel frattempo decidono di rientrare in Italia e, rifiutati dai genitori di lei, arrivano a Livorno. Inizialmente si stabiliscono in una caserma occupata, poi in un appartamento fatiscente all’interno di un complesso di vecchie case popolari, anch’esse occupate abusivamente.
Durante il primo colloquio Sigisa mi racconta che non ha mai lavorato, che non può presentare l’ISEE perché ancora in attesa del permesso di soggiorno per cui ha fatto domanda, e che, di conseguenza, non può fare richiesta di molti sussidi, come l’assistenza per minori con disabilità. Le piacerebbe iscrivere la più piccola delle sue figlie alla scuola dell’infanzia ed iniziare a lavorare, anche se accedere a corsi di formazione regionale non sarà semplicissimo, come confermano il formatore ed il case manager.
Dopo esserci più volte consultati decidiamo di scommettere sulla riuscita del percorso di Sigisa. Ed ecco che la famiglia è stata presa a carico e grazie al progetto Ali per il Futuro e la figlia più piccola inizia a frequentare la scuola dell’infanzia con il supporto di un educatore di sostegno, mentre attendiamo il riconoscimento dell’articolo 104. Uno dei figli maschi, invece, grazie al progetto si è potuto tesserare alla propria squadra di calcio e finalmente ha potuto giocare la sua prima partita.
Una parte dei fondi sono serviti per comprare i libri di testo per la scuola, che non potevano essere forniti dall’amministrazione pubblica. Inoltre, la casa che la famiglia sta occupando a breve verrà sgomberata e grazie alla collaborazione con Caritas riusciremo a trovare una soluzione abitativa adeguata per la famiglia.
Adesso Sigisa lavora come badante e tutti i suoi figli sono inseriti in un contesto scolastico. Qualche settimana dopo l’avvio del progetto il Tribunale ha stabilito che lei e i suoi figli possono rimanere in Italia e in pochi giorni hanno ricevuto il permesso di soggiorno.

Vi è sembrato che Sigisa abbia una storia con qualche incoerenza? …forse sì, forse no…
In realtà non esiste un’unica Sigisa, si tratta di una chimera, un animale fantastico composto da tante creature diverse. Sigisa è nel sorriso di Silvia quando ha visto i suoi figli mentre era all’ospedale, negli abbracci di Giuseppina quando finiva i colloqui con la psico-pedagogista, negli occhi azzurri e negli infiniti grazie di Sanela quando le abbiamo detto che era dentro il progetto e che sua figlia avrebbe potuto frequentare la scuola dell’infanzia.
Tutto questo è Ali per il futuro.
Ebbene, la scommessa è vinta!

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