Il ruolo del Case manager

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Il Case Manager del progetto Ali per il futuro rappresenta la funzione di regia del progetto familiare personalizzato. Nel corso dei due anni di accompagnamento del nucleo familiare ha la funzione di:

  • Co-costruire il progetto familiare personalizzato insieme alla famiglia e in accordo con il tutor della formazione ed eventuali altri attori;
  • Definire gli obiettivi nel breve e/o lungo periodo sulla base dell’esito dell’analisi dei bisogni;
  • Stabilire le azioni e/o le attività del progetto e inserirle nel “Patto sociale educativo e di orientamento al lavoro”;
  • Delineare le modalità e i tempi di verifica dell’andamento del progetto e le rimodulazioni;
  • Accompagnare il nucleo familiare durante tutto il biennio di presa in carico e facilitarne il distacco al momento della conclusione del progetto.

Il Case Manager è il collettore tra i bisogni del nucleo familiare, le loro istanze e le possibilità che le attività e i professionisti coinvolti nel progetto mettono in campo al fine di farvi fronte e svilupparle.

Il nostro progetto, nella Regione Toscana, si declina su due macro aree: da una parte il Quartiere 4 di Firenze e il Comune di Scandicci, nella provincia fiorentina, e la città di Livorno dall’altra. Nell’area fiorentina è stato il Comune di Scandicci che ha risposto maggiormente ad “Ali per il futuro”, tanto che, su quattro utenti della suddetta area, tre sono stati inviati dai servizi sociali comunali.

Per quanto riguarda la città di Livorno, la buona partecipazione al progetto è stata favorita in larga parte dalla sinergia mostrata tra i vari servizi della nostra cooperativa distribuiti sul territorio, a tal punto da risultare coinvolta con ben sette casi sugli undici che siamo riusciti ad attivare per il primo biennio del progetto (ne avevamo a disposizione ben quindici). Altro tassello importante è stata la collaborazione con la Caritas di Livorno con la quale, in un ottica di rete sociale, stiamo portando avanti un progetto davvero impegnativo, che vede coinvolta una giovane ragazza madre, di ventisei anni, completamente abbandonata dal nucleo familiare originario. Caritas, che inizialmente aveva inserito la madre e il piccolo in una struttura protetta madre-bambino, ha fornito l’alloggio al nucleo monogenitoriale. Il piccolo è stato inserito in un asilo nido della nostra cooperativa e le educatrici sono diventate un punto di riferimento per la giovane madre. I colloqui con la pedagogista hanno favorito l’alleggerimento del compito genitoriale che fino ad allora gravava completamente ed esclusivamente sulle sue spalle. In questo caso molto importanti sono state anche le visite domiciliari, utili a monitorare l’andamento domestico, soprattutto nella prima fase di uscita dalla struttura dove madre e figlio vivevano ad inizio progetto.

Sempre su Livorno, abbiamo costruito per i piccoli beneficiari, un prolungamento dell’orario scolastico, per due-tre volte alla settimana per circa tre ore, durante il quale, grazie alla presenza di un insegnante madrelingua inglese, i piccoli partecipanti hanno potuto cominciare a confrontarsi con la lingua straniera.

Il progetto, anche se complesso nella sua attuazione, sembra aver avviato un positivo processo di riattivazione e inclusione sociale dei nuclei familiari coinvolti.

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